L'ex area industriale da 60 mila mq da progettare tutta in BIM - CTD
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Cecilia Anselmi

10 luglio 2019

L’ex area industriale da 60 mila mq da progettare tutta in BIM

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ABC Monza 2019 è il primo concorso internazionale dedicato al Building Information Modeling

A quasi vent’anni dalla nascita del BIM, arriva in Italia il primo concorso internazionale di idee di architettura da realizzare completamente attraverso il Building Information Modeling. Lo ha lanciato ABC – Monza 2019 chiamando i concorrenti a misurarsi con la riconversione di un sito industriale di circa 60 mila mq, l’ex area Philips della città brianzola.

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Che cosa è il BIM

Alla lettera “modello di Informazioni di un edificio”, Il National Institutes of Building Science definisce il BIM la “rappresentazione digitale di caratteristiche fisiche e funzionali di un oggetto”. In pratica si tratta di una scatola digitale in cui inserire dati grafici, disegni e specifiche tecniche di ogni tipo. Un modo inedito di condividere il progetto in fieri tra chiunque ne abbia interesse: non solo i progettisti, ma anche i committenti, gli impiantisti, gli strutturisti, i costruttori, i montatori, i collaudatori.

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Shanghai, Disneyland Resort

Il grande passo del Building Information Modeling rispetto alle metodologie tradizionali di elaborazione del progetto di architettura non consiste tanto nell’innovazione rappresentata dai software che lo accompagnano, quanto nell’approccio al progetto: il principio fondante è appunto quello di predisporre un unico archivio che include dalla fase di elaborazione iniziale a quella di gestione, un database condiviso da chiunque sia coinvolto nel processo. Il metodo BIM viene applicato già dalla fase di ideazione progettuale del concept design, approfondendo il modello nei rispettivi LOD (Livelli di dettaglio) e trasformando poi, nelle successive fasi, lo stesso modello digitale parametrico in progetto preliminare, definitivo, esecutivo.

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Phoenix Media Center a Pechino

Una rivoluzione per ora strumentale. E la qualità?

I tempi recenti dell’introduzione del BIM non permettono ancora di capire, almeno in Italia, se questo strumento sta effettivamente cambiando l’architettura non solo dal punto di vista del controllo dei processi ma anche da quello della qualità. Certo è che si tratta di un sistema complesso e rivoluzionario rispetto al quale il mondo dell’edilizia e le grosse società di progettazione e ingegneria, come gli studi di media dimensione, stanno cercando di attrezzarsi in tutti modi.

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Shanghai Tower

Parallelamente si sta sviluppando l’integrazione del BIM con il GIS (BIM territoriale) e ulteriori specializzazioni per gli interventi sul costruito, il HBIM (Heritage BIM), attualmente il mercato potenzialmente più importante in Italia. Al momento nel nostro Paese la normativa di riferimento per il BIM è la UNI 11337: divisa in dieci parti, riguarda tutto il flusso informativo e gestionale. Sinora ne sono state pubblicate le prime sei parti. L’ultima arrivata è la settima che riguarda le figure professionali riconosciute Bim manager, Bim Coordinator e Bim Specialist.

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L’albero della vita di Expo 2015 a Milano

La pubblica amministrazione impreparata

Non tutta la committenza, in particolare la pubblica amministrazione, è già pronta alla ricezione del modello BIM e continua a richiedere per la maggior parte delle proprie commesse tutta la documentazione in modo tradizionale. Ma le cose stanno cambiando anche in Italia, se pur a ritmi decisamente più lenti che nel resto del mondo.

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Progetto di intervento su edificio storico a Roma, Bimon

Il concorso per l’ex Philips

In questo scenario arriva il concorso internazionale di idee da realizzare completamente in BIM ideato da ABC The Architectural BIM Competition. Le iscrizioni sono aperte fino al 4 ottobre. Le idee dei concorrenti sulla riconversione dell’ex area Philips dovranno rispondere in maniera concreta, innovativa e multidisciplinare in un’ottica di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Protagonisti saranno i team di lavoro che abbracciano ampie aree di competenza, dalla progettazione architettonica al real estate e al facility management. Ne abbiamo parlato con Daniele Massimo Cazzaniga, presidente di ABC Monza 2109 e ideatore del concorso.

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Progetto di Bimon per un incubatore di imprese a Bobigny, Parigi

I concorsi di idee sono sempre meno utilizzati in Italia, poiché considerati inutili per far crescere la professionalità nel progetto e soprattutto perché non finalizzati alla realizzazione delle opere. Perché dunque un concorso di idee da fare esclusivamente in BIM?

“La finalità principale di un concorso di idee in architettura è per definizione quella di ricevere proposte brillanti e inedite alle quali si giungerebbe con difficoltà seguendo un iter convenzionale. In funzione di questo, maggiore è la varietà delle caratteristiche dei partecipanti in termini di età, studi, background culturale, paese di provenienza e più le proposte saranno fuori dagli schemi abituali e ricche di nuovi stimoli. Per questo abbiamo proposto al nostro committente, un’azienda aperta all’innovazione e attiva da tempo nel settore immobiliare, di sviluppare un concorso di idee internazionale con pochissimi vincoli. Per far sì che la presenza di pochi vincoli però non andasse a inficiare la qualità delle proposte, abbiamo deciso sin dall’inizio di sviluppare il concorso con elementi BIM e in particolare con la consegna di un modello IFC dell’idea rispondente ai BIM Uses contenuti nel disciplinare di concorso. Quindi ampia base e piena libertà alle idee, ma anche selezione tecnica perché chi parteciperà dovrà possedere competenze proprie o di team da industria 4.0. Non secondaria, poi, è stata la volontà di rendere più condiviso il dizionario del BIM facendo avvicinare i giovani e i professionisti del settore non ancora consapevoli. Ci piace sottolineare come questo non sia esclusivamente un concorso BIM, ma un concorso di architettura del nostro tempo nel quale BIM e architettura coesistono a vari livelli e si compenetrano fino a essere indistinguibili. Così come di oggi è l’imperativo di utilizzare un approccio che guardi alla sostenibilità non solo ambientale ma anche economica e sociale di un progetto”.

Come il BIM può cambiare l’architettura, o meglio il processo di produzione dell’architettura sia in fase progettuale che in fase di esecuzione?

“ABC – The Architecture BIM Competition, è un team giovane nell’organizzazione di concorsi – questa è una prima edizione – ma conta su un bagaglio di ormai quasi un decennio di confronti con progetti e temi BIM in Italia e all’estero. Con questo background possiamo dire che senz’altro il BIM è la risposta più adatta allo sviluppo di progetti nel tempo della digital transformation. Progetti che hanno acquisito livelli di complessità molto alti perché coinvolgono competenze e tecnologie che non esistevano o non erano considerate fino a poco tempo fa. Progetti che hanno scadenze e costi sempre più inderogabili e con controlli governativi o del committente sempre più inflessibili ed efficaci. Progetti che, per complessità e dimensione, spingono verso una mutazione del semplice studio di progettazione che dovrebbe reinventarsi in azienda multidisciplinare e con un maggior numero di addetti (così come hanno fatto molti dei professionisti presenti nella giuria del concorso). Questo per diventare o restare competitivi in un mercato globale aperto a concorrenti che hanno strutture dai costi più favorevoli delle nostre. Chi continuerà a operare come se nulla è cambiato, dovrà rivolgersi a mercati sempre più marginali”.

Nonostante gli aspetti positivi del BIM, sono evidenti anche i problemi che in Italia, come all’estero, questo sistema ha incontrato negli ultimi anni. Forse è una rivoluzione che rischia di passare più come l’introduzione di strumenti digitali nuovi che di un metodo progettuale innovativo?

“Ci siamo accorti proprio di questo, che la comunicazione del BIM è, per ovvie logiche commerciali, un po’ troppo spostata a favore degli strumenti più che del metodo. Questo ha portato a una situazione in cui gli studi di progettazione e le aziende del settore si dotano degli strumenti ma non delle previste competenze per la gestione olistica del progetto perdendo così una buona parte dei vantaggi dell’adozione. Parimenti ci siamo accorti che quelli che nella bibliografia sono presentati come attori attivi del BIM, cioè la committenza, la filiera, le aziende e i professionisti del real estate/asset management o del facility management, hanno tutt’ora una scarsissima consapevolezza del loro ruolo nel processo. Per questo non è affatto raro vedere un progetto BIM che in realtà è un progetto di design BIM che non parte da una condivisione a 360° delle esigenze degli stakeholder e che non porta alla creazione di un Asset Information Model (AIM) per la gestione del ciclo di vita dell’opera completo. Vediamo anche aziende di progettazione in cui chi si occupa di BIM non è integrato nel flusso di lavoro del progetto ma viene chiamato estemporaneamente come se fosse un IT Manager in occasione di un problema di informatica. Approccio analogamente problematico è quello che porta in alcune realtà anche alla creazione di due linee di progettazione: una per progetti BIM e una per ‘progetti normali’. Una situazione poco efficiente e con rischi di ‘rigetto’. Bisogna infine sottolineare che l’adozione del BIM in Italia è stata funzione principalmente degli investimenti degli studi di progettazione attraverso il pagamento delle licenze e dei corsi di formazione mentre risibile è stato l’apporto finanziario sia governativo sia degli altri attori del processo (questi molto poco informati)”.

La comunicazione del BIM è, per ovvie logiche commerciali, un po’ troppo spostata a favore degli strumenti più che del metodo. Questo ha portato a una situazione in cui gli studi di progettazione e le aziende del settore si dotano degli strumenti ma non delle previste competenze per la gestione olistica del progetto perdendo così una buona parte dei vantaggi dell’adozione.

All’estero invece che cosa è successo?

“Situazione molto diversa in paesi come Francia, Germania o Svizzera, dove il processo è stato finanziato e condiviso dall’alto nell’ottica di aumentare la propria competitività sui mercati mondiali a sfavore, evidentemente, anche del nostro paese”.

Quali le novità in termini di normativa sia in Italia che all’estero rispetto alle certificazioni e agli obblighi e nella presentazione degli elaborati in BIM alla committenza?

“Grazie al lavoro di alcuni tavoli di studio nazionali e internazionali (alcuni membri della giuria di questo concorso ne fanno parte) si può dire che non si è lontani dal traguardo di una normativa coerente ed esaustiva. Forse quello che manca di più sono gli stimoli a farla propria e ad applicarla. Ci capita sovente di vedere dei BEP, BIM Execution Plan che vengono redatti per poi sparire dopo la firma del contratto senza mai più essere consultati o aggiornati. Mancando spesso una cultura del BIM da parte della committenza, le richieste che pone (o che pongono i suoi consulenti) sono molto generiche e quindi al momento ci si può permettere leggerezze che in futuro si potrebbero pagare care. Per quanto riguarda le certificazioni e gli obblighi riteniamo che qualunque tentativo di inquadrare profili e parametri debba sempre guardare al mercato internazionale piuttosto che a quello italiano, anche solo per una questione di numeri e valori. Ogni limitazione o eccessiva localizzazione può portare solo a malintesi o a extra costi per gli operatori di casa in cambio di nessun ritorno globale. Sin dall’origine della sua concezione, il concetto alla base di linee guida e normative BIM è quello del framework ossia di una struttura che definisce il flusso all’interno del quale usare gli strumenti adatti all’ambito del progetto specifico. Il LOD (Livello di definizione o Livello di sviluppo che gli oggetti presenti nel modello BIM devono assumere nelle varie fasi della progettazione) ne è un chiaro esempio: viene definito per similitudini, non per dogmi. Personalmente troviamo curioso definire precisamente l’operatore chiamato ad agire in un ambito individuato per grandi linee”.

Quali riferimenti andranno usati per il concorso?

“La gara è internazionale, si è preferito dunque utilizzare riferimenti ai ‘classici’ usi del BIM di Penn State University e alle britanniche PAS 1192 per creare un terreno che fosse condiviso dai più. Non mancheremo però di indicare tra le fonti anche altre normative tra cui le nostre UNI 11337. In base allo stesso criterio di condivisione abbiamo deciso di appoggiarci all’IFC2x3 come formato di consegna. L’IFC è sia un modello dei dati che un formato di file aperto, lo standard globale per lo scambio dei dati nel settore dell’edilizia. Dalla prossima edizione adotteremo la norma ISO 19650 e in futuro inseriremo l’IFC4 quando avrà raggiunto la maturità che riterremo necessaria. In realtà essendo questo concorso un’iniziativa privata avremmo potuto richiedere una consegna mediante file con formato proprietario, una pratica molto frequente in questo ambito ma abbiamo voluto essere inclusivi e soprattutto trasmettere il messaggio che l’architettura dei nostri tempi dipende non dai software ma dalle persone e dai processi con i quali viene realizzata”.