Scoperto il quinto libro dell'Architettura di Palladio. Dedicato a Milano, ecco le immagini in esclusiva - CTD
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Ludovica Proietti

1 Aprile 2021

Scoperto il quinto libro dell’Architettura di Palladio. Dedicato a Milano, ecco le foto in esclusiva

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Trovato in una soffitta a Vicenza, il libro del Maestro è dedicato a Milano: la “Città della vita” doveva essere il compimento della sua carriera

Questa mattina vi siete svegliati con la notizia del ritrovamento del quinto libro di Andrea Palladio sull’architettura. Potete leggerla ancora, qui sotto. Si tratta di un, più o meno evidente, pesce d’aprile, nato in collaborazione con Alvar Aaltissimo e divulgato d’accordo con altre due importanti testate di architettura e design. Ci siamo prestati al gioco per due motivi: perché crediamo in una satira intelligente, e quindi costruttiva, innanzitutto. Dietro la finta Città della vita di Palladio c’è un livello di critica, condivisibile o no non importa, al modello di crescita milanese degli ultimi anni. E poi il libro è davvero ben fatto e disegnato, da @niki_tubi. Insomma, ci siamo divertiti, facendo, si spera, divertire anche voi. Buon Primo aprile!

Non sono solo quattro i libri dell’Architettura di Palladio. Ne è stato ritrovato un altro, l’ultimo, forse il più importante, forse il più contemporaneo. Un oggetto conservato perfettamente e gelosamente, che abbiamo la fortuna di aver intravisto e di cui possiamo rivelarvi l’esistenza.

In una vecchia soffitta vicentina, si nascondeva l’ultimo dei grandi libri del Maestro cinquecentesco. Rimasto sconosciuto fino a oggi, il V libro conserva uno dei progetti più ambiziosi di Andrea Palladio che riguarda la grande metropoli italiana dell’Architettura: Milano. 

Un progetto d’avanguardia, commissionato da tre importanti famiglie che, nel capoluogo meneghino, avrebbero voluto “prendere residenza” e cominciare il trasferimento delle loro attività commerciali, attirati dalle grandi possibilità che la città riservava.

Centro del commercio tra l’Italia, la Francia e la Germania, tra il 1500 e il 1600 Milano era importante soprattutto militarmente. Già da allora, infatti, era il cuore industriale della penisola: qui si trovavano le grandi officine degli armamenti, su cui tedeschi e francesi, ma anche abitanti e nobili dell’Italia del tempo, desideravano mettere mano, ampliando la loro ricchezza e la loro fama in tutta l’Europa rinascimentale.

Non ci stupirà, allora, che è qui che questo progetto avrebbe voluto trovare il suo spazio, celebrando l’arrivo di queste tre famiglie forestiere nel centro del nord Italia tramite fabriche maestose, gestite proprio dal grande architetto, al culmine della sua carriera ma alla ricerca di nuove opportunità proprio in città.

Sembra proprio che l’edificazione di quella che il Palladio stesso chiama la “Città della Vita” sarebbe stata per lui il completamento della carriera, un progetto illustre ma anche utilissimo per finire il suo già colmo “portfolio”, come lo chiameremmo adesso. Le fabriche, ci dice il libro, sarebbero partite da un vero e proprio piano cittadino, un Piano Mastro, in cui il nostro lotto si sarebbe inserito. Un’area ampia, con alberi e spazi verdi a circondare i tre edifici, sviluppati nella tipologia architettonica della Torre, nel tipico modo di fare architettura urbana del tempo, piccola ispirazione che arriva dal Medioevo. Sembra che sarebbero state i tre punti cardinali in questo progetto, alte sulla città, a configurare il panorama e a mostrare già l’importanza e il prestigio di questi futuri milanesi. 

Le fabriche, ci dice il libro, sarebbero partite da un vero e proprio piano cittadino, un Piano Mastro, in cui il nostro lotto si sarebbe inserito. Un’area ampia, con alberi e spazi verdi a circondare i tre edifici, sviluppati nella tipologia architettonica della Torre.

Di cosa si occupassero le tre famiglie non ci è chiaro, sappiamo solo che sarebbero originarie del Veneto, della Lucania e della bassa Germania e che avrebbero avuto la volontà di legarsi tra loro, creando un vero polo di affari.

All’interno del libro, Palladio non si limita a descrivere le sue torri. L’architetto si fa urbanista, la sua attenzione va sui nuovi mezzi di trasporto e connessione della città. Pare infatti che in alcune pagine ci vengano mostrati i progetti per mezzi di trasporto adatti al nuovo Piano Mastro e configurazioni per un manto stradale che potesse accoglierli. Plausibile, se pensiamo come già Vicenza si riconfigurava intorno alle scelte e alle grandi opere di Palladio. 

All’interno del libro, Palladio non si limita a descrivere le sue torri. L’architetto si fa urbanista, la sua attenzione va sui nuovi mezzi di trasporto e connessione della città.

La città di Mediolanum, dunque, avrebbe avuto un volto diverso? 

Avremmo avuto una Milano vitruviana, il cui aspetto celebrava le scelte neoclassiche e manieristiche, tipiche del Rinascimento? Una città fatta di capitelli e marmi, ma dalla semplicità armonica, quasi austera, della scelta compositiva di Andrea Palladio?

Non potremo mai saperlo.

Speriamo che il libro sia disponibile presto, che possa essere capito e studiato e che, questa storia, possa continuare ad appassionarci.

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Beschin

 

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