L'hotel di Lina Ghotmeh che vive anche senza ospiti perché si apre alla città - CTD
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Claudia Coppa

28 Gennaio 2021

La stanza d’albergo modulare di Lina Ghotmeh che vive anche senza ospiti e si apre alla città

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Un progetto che rende ibrido uno spazio ancora troppo convenzionale. E punta sulla sostenibilità dei materiali

“Gli hotel sono potenziali laboratori per il flessibile, l’ibrido e il possibile, tutte parole assolutamente contemporanee. Poiché le sfide ambientali ci impongono di risparmiare risorse, una camera d’albergo ha il potenziale per diventare una componente chiave di un modello più sostenibile. Gli alberghi, posti al centro di moltissimi flussi e incroci di relazioni, possono diventare davvero una chiave per l’economia circolare: per il modo in cui sono progettati e costruiti, innanzitutto, ma anche per il modo in cui vengono usati”.

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Lina Ghotmeh è un’architetta francolibanese nata a Beirut e nota per il suo approccio sensibilmente umanistico alla progettazione. L’ultima sua sfida è stata ripensare il modello della stanza d’albergo sulla base dei flussi cittadini giornalieri e dell’ecosostenibilità.  

Il risultato è una stanza di 24mq, uno spazio completamente libero allestito soltanto con una grande finestra sulla città e un grande armadio contenitore.

Con il suo studio parigino, Lina Ghotmeh è partita dal presupposto che molti hotel hanno già aperto da tempo i propri spazi ai non ospiti con i ristoranti, le caffetterie, in alcuni casi con i coworking. La domanda allora è stata: perché non si può fare lo stesso con le camere? Perché le stanze d’albergo, anche quando non sono occupate dagli ospiti, continuano a essere ambienti non modulabili attorno a un letto? Perché non provare a rifunzionalizzarli in base agli usi possibili che i nuovi flussi e la nuova socialità richiedono o suggeriscono?   

Perché non rendere anche le camere aperte alla città, come già lo sono i ristoranti, le sale meeting e in qualche caso perfino i coworking?

Da qui il pensiero di rendere le camere parte di un modello più contemporaneo, ovvero versatile per l’uso e sostenibile nella loro realizzazione. Esse, infatti, vengono sviluppate come uno spazio ibrido e flessibile che si apre a molte possibilità, diventando un’estensione delle abitazione dei cittadini residenti nel momento in cui non ospitano turisti.  

Le camere diventano uno spazio da vivere anche nel tempo, da adattare alle proprie esigenze,  trasformabili in corrispondenza dei flussi giornalieri. Possono divenire luoghi di incontro, svago, relax o lavoro. 

Entrando nel dettaglio, l’ambiente è a prima vista privo di ogni decorazione superflua, poiché lo spazio viene caratterizzato di volta in volta dall’utilizzo a cui viene adattato. La polifunzionalità non fa perdere di vista il fatto che si tratta pur sempre di una camera, che come tale è provvista di letto, bagno, guardaroba e sedute.  

In 24 mq letto, bagno, guardaroba e sedute. Lo spazio è volutamente  superminimale, adattabile alle esigenze diverse di volta in volta

Così tutto è celato da una parete in ante di legno con leggere infografiche bianche, dietro le quali è possibile trovare la doccia, il wc, il lavabo, l’appendiabiti, il letto e le sedie. Rispecchiando lo spirito del riuso e dell’ecosostenibilità, il pavimento della doccia di colore rosa proviene da sabbie trasformate, le piastrelle del bagno vengono realizzate con materiali di recupero, i piatti doccia sono formati da gusci di cozze e la biancheria è prodotta con l’utilizzo di lenzuola riciclate.  

L’albergo, con questo lay out, non è più soltanto la casa dei viaggiatori, ma diventa lo spazio di ogni persona, una seconda casa nella propria città. Un punto di riferimento nelle dinamiche quotidiane, l’estensione della propria abitazione.