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Vincenzo Bernardi

15 Luglio 2021

Abbiamo davvero bisogno dei paradisi artificiali di Thomas Heatherwick?

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Dopo The Vessel, chiuso per i suicidi, l’architetto firma Little Island a New York. Un altro paradiso artificiale frutto del mecenatismo Usa a misura di selfie

Ventiseimila dollari al metro quadro, tanto è costato il nuovo parco di New York che ha aperto al pubblico lo scorso 21 maggio. Progettato da Heatherwick Studio sull’Hudson River, dove prima c’era il molo 55 e dove la RMS Carpathia portò nel 1912 i sopravvissuti del Titanic, ha la forma di un’isola quadrata di cento metri di lato orientata come la griglia degli isolati di Manhattan a cinquanta di distanza dal bordo del fiume. Sostenuta da centotrentadue colonne a forma di tulipano, che ricordano gli steli del Braciere Olimpico di Londra 2012 dello stesso progettista, Little Island fluttua sull’acqua come un tappeto volante verde impreziosito da oltre quattrocento specie diverse di alberi e piante autoctone.

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Fino alla Seconda guerra mondiale questa parte del West Side era il porto più trafficato d’America. Mano a mano che i viaggi aerei hanno reso obsoleti i transatlantici, i moli sono stati progressivamente abbandonati e nel 1998 si è deciso di realizzare l’Hudson River Park riqualificando un tratto di lungofiume di sette chilometri. Tra controversie legali dovute alle feroci opposizioni di immobiliaristi concorrenti e ambientalisti che sostenevano che il progetto avrebbe devastato gli habitat acquatici che si sono insediati tra i pali in legno dei vecchi moli ormai distrutti, l’isoletta ha richiesto circa dieci anni per essere ultimata.

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A consentire la realizzazione dell’ettaro di verde più costoso della storia sono stati l’uomo d’affari Barry Diller – miliardario a capo della InterActive Corporation, un complesso mediatico proprietario, tra le altre cose, delle principali app di dating e dei marchi Expedia.com e TripAdvisor – e la moglie, la stilista Diane von Furstenburg. Insieme hanno già sborsato 260 milioni di dollari per la costruzione e si sono impegnati a provvedere, con ulteriori 120, alla sua costosissima manutenzione per i prossimi vent’anni. La coppia di benefattori, le cui rispettive sedi societarie si trovano a poca distanza, non sono nuovi a questo tipo di iniziative e infatti risultano tra i principali finanziatori della vicina High Line e del progetto Culture Shed ad Hudson Yards. Ma il loro gesto, seppure presentato come atto di give back, vale a dire come gesto di restituzione alla collettività di parte di quanto ricevuto, non è solo evidentemente frutto di filantropia disinteressata. Negli Usa i finanziamenti privati di opere pubbliche consentono detrazioni fiscali fino al cinquanta per cento, mentre sono evidenti i forti interessi della coppia in questa parte della città che negli ultimi trent’anni è passata dall’essere un luogo con diversi spazi abbandonati a un distretto commerciale di lusso con boutique e ristoranti di fascia alta.

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L’ettaro di verde più costoso della storia, finanziato da Barry Diller, miliardario a capo della InterActive Corporation, un complesso mediatico proprietario, tra le altre, delle principali app di dating e dei marchi Expedia.com e TripAdvisor, e la moglie, la stilista Diane von Furstenburg

L’idea di finanziare il progetto era stata loro suggerita nel 2011 dalla presidentessa dell’Hudson River Park Trust, che però aveva proposto un progetto diverso, di soli 35 milioni di dollari. Diller e von Furstenburg hanno subito giudicato inadeguato il progetto esistente e, con l’intenzione di realizzare per i “newyorkesi e i visitatori di tutto il mondo uno spazio verde unico, diverso da qualsiasi altro a New York City”, si sono rivolti a Thomas Heatherwick che era contemporaneamente impegnato nella progettazione del controverso The Vessel a meno di un chilometro e mezzo di distanza. 

Spazio pubblico di lusso

Se The Vessel, la rete di scale ascendenti da 200 milioni di dollari, la cui visita è consentita se si è almeno in coppia per evitare nuovi suicidi, viene ferocemente annoverato dai più critici come uno dei “fallimenti di progettazione di più alto profilo al mondo” a causa oltretutto della fruibilità ridotta per persone con disabilità, il mazzo dei sottili tulipani di cemento sull’Hudson River ha immediatamente riscosso un ampio consenso di pubblico. In entrambi i casi Heatherwick ha realizzato – e sembrerebbe una contraddizione di termini – spazi pubblici di lusso dall’immagine iconica. Perfetti per Instagram, il loro successo, piuttosto che dai vantaggi apportati alla collettività, è certificato, per la felicità del finanziatore, dal numero di post. Del resto lo stesso progettista ha dichiarato che “sebbene gli spazi pubblici di proprietà privata siano controversi, senza di loro, gli architetti oggi avrebbero scarse opportunità di progettare per la sfera pubblica a New York City”.

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Oasi verde in miniatura, Little Island è rivolta verso il fiume e dà le spalle all’isola di Manhattan con l’intento di fornire un tranquillo rifugio dall’atmosfera frenetica della città che non dorme mai. Per realizzare questo obiettivo, secondo Heatherwick, era necessario “un coinvolgente mix di luoghi, specie vegetali e punti di vista che consentissero di vivere un’esperienza di profonda connessione con la natura”. Se da fuori pertanto si è attratti dalle forme delle colonne, una volta sull’isola il ricchissimo paesaggio naturale diventa dominante grazie alla bravura della paesaggista Signe Nielsen di MNLA, che ha dozzine di altri progetti in giro per la città e che ha voluto realizzare un “paesaggio multisensoriale” disponendo piante perenni profumate vicino ai sentieri e assottigliando la vegetazione ai bordi dell’isola in modo da rivelare lo skyline della città e il fiume Hudson.

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Lo stesso progettista ha dichiarato che sebbene gli spazi pubblici di proprietà privata siano controversi, senza di loro, gli architetti oggi avrebbero scarse opportunità di progettare per la sfera pubblica a New York City

Heatherwick ha affermato che la foresta di colonne di Little Island è stata ispirata dai pali di legno che sostenevano i vecchi moli e che spesso ancora affiorano dalle acque del fiume nonostante le sovrastanti piattaforme siano ormai andate distrutte. “Sollevando i pali per creare una topografia tridimensionale, possiamo creare diversi tipi di paesaggio vegetale. Si ottiene come una scarpata alpina nella parte più alta dove il vento è più forte, ma si hanno anche aree protette e diverse tipi di ombreggiatura”. La britannica Arup è stata la consulente ingegneristica del progetto curandone particolarmente anche gli aspetti acustici e visivi perché, pur essendo innanzitutto un parco, Little Island ha bisogno di una infrastrutturazione capace di supportare un’ampia gamma di performance artistiche e di esperienze per i visitatori. 

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Nonostante la bellezza evidente, i luoghi sull’isola sono minuscoli, soprattutto se rapportati a una metropoli di come New York. Il teatro, classicamente rivolto verso l’acqua, ha una capienza di meno di 700 posti mentre complessivamente a non più di 4mila persone è permessa la presenza contemporanea sull’isola. Come The Vessel, Little Island è un luogo pubblico con rigide regole comportamentali – niente bevande all’aperto e niente musica – la cui visita, al momento ancora gratuita, va obbligatoriamente prenotata online. Al di là di questo rimane una domanda fondamentale, se cioè un privato facoltoso possa decidere cosa fare con i luoghi pubblici. Il risultato di questo modello di finanziamento dei costi di costruzione è che sempre più spesso le donazioni finiscono in opere nei quartieri ricchi mentre miliardi di tasse vengono meno alla collettività aumentando le disuguaglianze con i quartieri poveri.

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Come The Vessel, Little Island è un luogo pubblico con rigide regole comportamentali: niente bevande all’aperto e niente musica. Rimane una domanda fondamentale, se  un privato facoltoso può decidere cosa fare con i luoghi pubblici

Little Island, emblema di esclusività ed ennesima attrazione turistica di una parte della città gremita di visitatori, è già una tappa obbligata nel circuito dei selfie di New York, ma finché richiederà biglietti e prenotazioni non potrà avere la spontaneità d’uso tipica degli spazi pubblici restituendo piuttosto l’immagine di un parco giochi per i più fortunati.

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