Il letto che è una stanza completa progettato per Conforama da due giovani designer - CTD
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Ludovica Proietti

16 Febbraio 2021

Il letto che è una stanza completa progettato per Conforama da due designer giovanissimi

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Poco materiale, tante funzioni. Lo di Nathan Cussol e Baptiste Cotten è, più che un mobile, uno spazio organizzato

Un piccolo ambiente privato in una piattaforma che sembra fluttuare nello spazio. Questo è Lo, un “object à habiter”, come lo definisce uno dei suoi designer, Nathan Cussol, studente all’ENSCI (Ecole Nationale Supériore de Création Industrielle) di Parigi. Insieme a Baptiste Cotten, suo collega, partendo dallo stile di vita di una generazione che vive meno di oggetti e sempre più di esperienze, Nathan ha sviluppato un letto modulare che contiene funzioni ed esperienze. 

L’aspetto semplice e lineare rivela la ricerca di uno spazio personale. Un luogo, più che un complemento d’arredo, fatto di abitudini interconnesse sempre più relegate in spazi piccoli e mobili, personalizzabili. 

Nathan e Baptiste non sono i primi e non saranno gli ultimi a interrogarsi sull’abitare in spazi sempre più ristretti e sulle stanze-oggetto. In passato c’era stato Joe Colombo con la sua Minikitchen per Boffi, poi Matali Crasset e il suo Quand Jim Monte à Paris per Campeggi, fino al caso più recente di Elena Bonpani, giovane italiana che qualche anno fa ha progettato Itaca, la stanza che può diventare una valigia per i cosiddetti nomadi contemporanei.

Gli interrogativi da cui sono partiti Cussol e Potter scaturiscono da stili di vita e bisogni sotto gli occhi di tutti. 

Quante funzioni possiamo inserire all’interno di un solo oggetto? 

Abbiamo davvero bisogno di tutti questi mobili? 

Quanto possiamo alleggerire di materia l’arredo per caricarlo di significato?

Anche se pensato prima del Covid – il progetto risale al 2019 – i due designer portano avanti con Lo una sfida attualissima, che fa coincidere la stanza con il suo elemento di arredo caratterizzante, il letto. E questo tramite una progettazione puntuale delle funzioni, più che dei mobili stessi. 

La stanza da letto diventa lo spazio di vita dove svolgere tante attività, dal lavoro al riposo, dall’intrattenimento allo studio. E così fa il letto, su cui la generazione Z ha trovato molto più della propria alcova, soprattutto in questo momento storico di emergenza sanitaria e di lockdown.

Le domande da cui sono partiti i due designer: quante funzioni possiamo inserire all’interno di un solo oggetto? Abbiamo davvero bisogno di tutti questi mobili? Quanto possiamo alleggerire di materia l’arredo per caricarlo di significato?

La ricerca parte proprio dal letto, cuore funzionale della stanza e unico arredo indispensabile per garantire la sua funzione principale: il riposo. Cussol e Cotten hanno cominciato con una sperimentazione 1:1, calcolando lo spazio necessario e minimo per vivere intorno a un materasso standard, che in Francia è intorno ai 160x200cm. Hanno individuato gli altri oggetti che compongono questo specifico ambiente e le abitudini connesse. L’armadio, le luci, il comodino, le prese per caricare i numerosi device che non ci abbandonano nemmeno mentre dormiamo. Il cuscino, una seduta, appoggi e mensole dove lasciare i nostri effetti personali. 

Non hanno aggiunto né tolto troppo, hanno piuttosto considerato come sfruttare al massimo tutti i livelli del letto, trasformandolo in un oggetto che può essere approcciato tridimensionalmente, e non solo sdraiandosi.

Così è nato Lo, definito dagli stessi designer una piattaforma prima che un letto. Sviluppato con Conforama, un brand francese molto popolare, con punti vendita in tutta Europa, il focus era quello di mostrare al marchio un oggetto che facesse della sostenibilità e dell’essere senza tempo il suo punto di forza. 

Composto da quattro moduli che si mescolano bene sulla pedana-letto e che rispondono alla loro specifica funzione, Lo è un’operazione di studio sulla vita contemporanea prima che un oggetto. Racchiude in sé quattro macrotemi archetipici della camera da letto: riposo – nella definizione della parte focale, il materasso, intorno a cui ruotano le altre componenti –illuminazione, studio e lettura, storage. 

Per la generazione Z, la stanza da letto è spesso la stanza per lavorare, non soltanto quella del riposo o l’alcova. Da qui l’idea di sviluppare un mobile che sia un modo per organizzare un ambiente

I moduli si innestano su una struttura composta di travi incrociate in legno multistrato, e sono tutti dotati di un pezzo di giunzione da posizionare sulla stessa per agganciarli facilmente.

Il primo modulo corrisponde a una presa elettrica/lampada, composta dalla parte ingegneristica in polipropilene e da una lastra metallica che la copre e la fa mantenere eretta, racchiudendo la luce in una scocca trasparente. Ha una forma morbida, adatta a essere maneggiata e spostata, è leggera ma carica di forme iconiche e incarna la lampada da comodino. Il suo archetipo è quello dell’elettricità nelle forme più necessarie del XXI secolo.

Il secondo modulo è uno schienale, metallico anch’esso, bloccato da un parallelepipedo in legno a formare un triangolo, coperto da un cuscino imbottito indipendente. La sua forma consente di utilizzarlo anche come deposito per gli oggetti più piccoli, dai libri alle borracce.

Favorisce il sedersi, il relax, ma anche lo studio, sfruttando la pedana di legno nella parte non impegnata dal materasso.

Il terzo modulo, sempre in metallo, è una lastra continua che sostituisce il classico comodino. Mobile, sfrutta lo spazio interno per racchiudere su più livelli libri ed effetti personali. Un ibrido tra una mensola e un tavolino, di cui riduce al minimo le componenti, continuando a sfruttare la pedana come dimensione di appoggio.

Il design ha conosciuto la Minikitchen di Joe Colombo, Quand Jim Monte à Paris di Matali Crasset e Itaca di Elena Bonpani, la stanza che può diventare una valigia per i cosiddetti nomadi contemporanei

Il quarto e ultimo modulo, che si ripone sotto la pedana in legno, è composto da scatole morbide, in feltro e legno, a scorrere tra la piattaforma e il pavimento, che contengono ciò che normalmente rinchiuderemmo in un armadio. Non di certo l’armadio di un fashion addicted, semmai un mobile che ci invita a riflettere sulla quantità di vestiti di cui veramente abbiamo bisogno.

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Cotten e Cussolo, i due designer di Lo

Non soltanto, dunque, Lo è un progetto minimal: è anche l’attivatore di uno stile di vita altrettanto minimale. Nulla, nel mobile e in ciò che contiene, per Nathan e Baptiste, deve essere superfluo. Un nuovo modo di comunicare la necessità di avere pochi, ma funzionali, oggetti e suppellettili.

La forma segue la funzione, spogliandosi totalmente del troppo, scegliendo colori neutri, a contrasto, legando l’aspetto sobrio anche ai materiali, naturali e tradizionali, facilmente producibili e riciclabili. Niente decorazioni, perché i vari componenti ci fanno già comprendere facilmente come utilizzare lo spazio senza trascendere negli esercizi di stile. 

Quella di Lo è una lezione semplice. Ora bisogna vedere quanto farà scuola.