Lorenzo Palmeri, al Salone un futuro di pietra | CTD
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13 aprile 2018

Lorenzo Palmeri, al Salone un futuro di pietra

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La collezione in cosmolite per Stone Italiana del designer più eclettico

L’ultima avventura di Lorenzo Palmeri è sempre la penultima. Talento versatile e impegnato in più mondi, dal design alla musica (nel 2014 ha anticipato di tre anni la scimmia di Francesco Gabbani con un brano e un videoclip, Cosa vedi tu, in cui lo scimpanzé è un richiamo ancestrale alla natura umana), Palmeri ha fondato l’anno scorso insieme al giornalista Paolo Ferrarini il Design pendolare, che è insieme un ciclo di incontri ai Brera Design Days e un osservatorio per monitorare e spingere designer e aziende verso progetti a misura di chi vive, per volontà o no, una vita nomade. Alla Design week milanese, Palmeri arriva con la direzione artistica di Prospettiva Stone, il progetto di Stone Italiana ricavato attorno a un materiale inedito, la cosmolite.

 

Che cosa è Prospettiva Stone, il progetto che curi, e come hai creato la squadra di designer? 

“Si tratta di una parte del lungo percorso di ricerca che ho svolto insieme all’azienda. Coincide con un momento di grande sperimentazione e spinta verso il futuro. Parte tutto dalla cosmolite, una superficie innovativa per texture, visiva e per composizione. Sono lastre altamente tecnologiche, la cui composizione prevede non solo quarzo ma materie prime che ne aumentano la resistenza al calore oltre che a garantire una perfetta lavorabilità e manovrabilità, come richiesto da chi trasforma il prodotto. Una materia perfetta per piani cucina e top tavoli. I designer che ho coinvolto sono innanzitutto persone di cui stimo l’opera. Quest’anno ho costruito un gruppo di lavoro che permettesse l’espressione di alcune delle anime dell’azienda e la sua vocazione eclettica. Per questo insieme a me ci sono Elena Salmistraro, i Park Associati e Walter De Silva”.

Sei un talento versatile e pendolare: per questo Salone/Fuorisalone pendolerai molto o per un po’ starai fisso su un progetto? 

“Grazie. Mi piace procedere su più progetti anche se in un certo senso ne sto sempre e solo seguendo uno, coincidente con la mia idea di progetto. Punto al servizio e all’innalzamento della qualità, cui tendo con virtuosa umiltà e susseguenti avvicinamenti”.

Un incontro illuminante avuto a una Design week milanese nel passato?

“Mi viene in mente quello con Gillo Dorfles, incontrato insieme ad Aldo Colonetti nello stand di Caimi. Ma sono sempre in cerca di incontri importanti, per cui potrei citarne tanti”.

Che cosa ti aspetti di vedere a questa edizione? Che cosa potrebbe stupirti e che cosa, invece, eviterai?

“In effetti, mi aspetto sempre di vedere qualcosa capace di stupirmi, regalarmi una lettura inedita del presente o uno scorcio di visione del futuro. Cercherò di evitare gli inseguitori di luoghi comuni, gli innovatori della domenica, quelli che cercano di saltare sul treno e sulla ‘tendenza’ del momento”.

Salone o Fuorisalone? 

“Sono molto diversi tra loro. Li trovo interessanti entrambi per ragioni diverse. Sono come due poli che si magnetizzano, respingono ed attraggono in continuazione, creando una tensione interessante”.

Un nome da tenere d’occhio?

“Accidenti, tanti. Elena Salmistraro o Roberto Sironi che non hanno certo bisogno della mia segnalazione”.

Un posto del cuore a Milano durante la settimana del design?

“Un punto preciso della strada verso casa in cui avverto la strana sensazione di tornare a dimensione umana”.