Lounge chair e... cucina toscana. La Design week di Luca Nichetto | CieloTerraDesign
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Lounge chair e… cucina toscana. La Design week di Luca Nichetto

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Intervista al creativo veneziano sul suo Salone, tra collezioni e (poco) tempo libero

Sarà una Design week molto intensa, quella di Luca Nichetto. Veneziano, classe 1976, Nichetto debutta nel 1999 con una collezione di prodotti in vetro di Murano per Salviati. Sempre nel ’99 inizia il sodalizio con Foscarini e nel 2006 fonda a Porto Marghera lo studio Nichetto&Partners, che si occupa di industrial design e design consultancy. Fino a quando, nel 2011, il designer decide di avviare una nuova attività professionale a Stoccolma. Nichetto ha vinto premi importanti, dal Gran Design Award 2008 all’Elle Decoration, ed è una realtà importante del panorama internazionale.

Iniziamo dalle collezioni che porti alla Design week.

“Questo è l’anno della mia prima collaborazione con Artifort, storica azienda olandese per la quale ho disegnato una lounge chair, Pala. Con Ethimo, invece, porto Pluvio, una dining chair per outdoor con scheletro in fusione di alluminio e seduta intrecciati. E poi, ancora, una poltroncina per Moooi (brand di Marcel Wanders, ndr): anche questa è la mia prima collaborazione col marchio. In questo caso ho preso spunto dalle barche tipiche della Laguna veneta ed è venuta fuori Canal Chair, versatile e personalizzabile. Poi c’è una collezione con divano e poltrona per i francesi di Coedition: You. L’idea è di rievocare la forma di un grande cuscino che possa contenere il corpo”.

Non è finita…

“Già. C’è la collezione di sedie per ufficio per Phoenix, presentata in anteprima a Stoccolma. Quindi una collaborazione con Pepsi: ho curato un’installazione in cui un vassoio serve a creare il rituale del tè freddo. Ancora, per Fornasarig ho ideato una sedia in vetro curvato, Eta Beta. L’ho chiamata così perché nel design ricorda proprio il personaggio del fumetto”.

E per Salviati, il brand con cui la tua storia di designer è iniziata?

“Una istallazione con Ben Gorham: abbiamo mescolato design e lifestyle per esplorare le potenzialità del vetro di Murano, studiandone modi di impilaggio e stratificazione. Alla Design week ci sarà anche la mia prima caraffa, per Foga, azienda storica svedese”.

Salone o Fuorisalone, dove non mancare?

“Domanda difficile, io non manco mai a nessuno dei due. Senza il Salone non ci sarebbe il Fuorisalone. Certo, il secondo è più divertente, è il luogo della sperimentazione, mentre la Fiera ha una vocazione commerciale. Diciamo che tutti e due fanno bene il proprio lavoro…”.

Due nomi da seguire?

“Un amico, Jaime Hayon, che porterà alla Design week la sua installazione Stone Age Folk. E poi sono un grande fan di Francesca Lanzavecchia e quindi di Lanzavecchia e Wai. Aggiungerei senz’altro la collezione di oggetti di Nendo per Jil Sander“.

Descrivici la tua giornata tipo alla Design week,

“Sveglia alle 8.30, visto che alla sera si fa parecchio tardi… Doccia, caffè superlungo a casa, poi in taxi verso la Fiera o a fare interviste. Quindi meeting col mio staff. Il pranzo dipende, magari lo salto e faccio merenda al pomeriggio. La sera mi ritrovo con i miei collaboratori da qualche parte per fare un punto. Ci raccontiamo quello che abbiamo visto e teniamo un minimeeting per capire se devo andare a vedere qualcosa di interessante il giorno dopo. Poi la cena e in giro con gli amici per eventi”.

Due locali che consigli?

“Dire Bar Basso può sembrare abbastanza scontato, ma resta un posto che va visto, anche se non lo frequento più come una volta. A cena, la Torre di Pisa in via dei Fiori chiari: ho scoperto da poco che era uno dei ristoranti preferiti di Sottsass. Fanno cucina toscana e si sta bene”.

La più grande scoperta che hai fatto al Salone o al Fuorisalone, anche umana?

“Tante, in vent’anni… Sicuramente Matteo Ragni e Giulio Iacchetti, amici prima ancora che colleghi. Ogni anno arrivavo qui da Venezia, ero quasi uno straniero e dormivo in studio da loro, erano come fratelli maggiori. Ho imparato tantissimo da loro e siamo molto legati. E poi senz’altro Fabio Novembre, ci siamo conosciuti nel 2005 e da allora è sempre stato un punto di riferimento, non tanto progettuale, ma per i consigli che ci siamo scambiati e le esperienze su cui ci siamo confrontati”.

L’oggetto più bello che hai acquistato alle Design week milanesi?

“Mai comprato nulla in quei giorni. Forse il feticismo per l’oggetto ha portato me e chi mi sta vicino a scambiarci regali soltanto prima o dopo…”.