"Gli artisti imparino dalle mucche", A lezione di Crossover con Luca Trevisani da Aant - CTD
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Paolo Casicci

23 maggio 2019

“L’artista è come una mucca: mangia erba per fare il latte”. A lezione di Crossover con Luca Trevisani da Aant

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Il talk con un talento trasversale all’Accademia delle Arti e delle Nuove Tecnologie di Roma: “La contaminazione è la vera cifra dei nostri tempi”

Racconta Agata Boetti come suo padre Alighiero, citando Victor Hugo, amasse ripetere che “le vacche non bevono latte”. Era un modo brillante per spiegare che nell’arte nulla nasce da un percorso lineare: come le mucche non si nutrono dell’alimento che producono, allo stesso modo un artista non crea dopo aver digerito soltanto la sua disciplina d’elezione, ma vive di nutrimenti diversi.

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Aant, Accademia della arti e delle nuove tecnologia, a Roma in Piazza della Rovere

Trent’anni dopo, la metafora della vacca è ripresa da Luca Trevisani, veronese, classe 1979, artista visivo tra i più apprezzati della sua generazione. Un talento capace di cimentarsi con la stessa disinvoltura tra video e grafica, scultura e design, editoria e cinema, come dimostra uno dei suoi ultimi progetti che mette insieme percorsi trasversali, funzionando peraltro come una call aperta ad altri artisti con la stessa attitudine. Per l’omaggio a Raymond Roussel, lo scrittore e dandy parigino morto misteriosamente al Grand Hotel et Des Palmes di Palermo, dove viveva, nel 1933, Trevisani ha chiamato a raccolta l’anno scorso, per Manifesta, una serie di autori chiedendo loro di interpretare quella vicenda irrisolta e densa di suggestioni che non a caso affascinò anche Leonardo Sciascia, offrendo al pubblico un’esperienza multisensoriale tra profumi (che Jason Dodge ha realizzato per il personale dell’hotel), diete (prescritte da Maurizio Mercuri per tutta la durata dell’evento a due dipendenti dello staff), musiche di Vivaldi reinterpretate da Haris Epaminonda e un libro, Via Roma 398, Palermo dello stesso Trevisani per Humboldt Books, che ripercorre il caso ed è diventato un cult.

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Luca Trevisani Let’s come to terms like the fruit and the lips, 2015. Stampa fotografica incorniciata, cm 112 x 82
Photo: Sara Montali

Sempre la scorsa estate, l’artista, che si divide tra Palermo e Berlino, ha riprodotto in un’opera di video arte le grotte palermitane dell’Addaura con la loro densità umana e geologica nell’ex Montedison di Assisi, spazio maestoso e carico di possibilità progettato a suo tempo da Pier Luigi Nervi. Architettura, heritage, videoarte, design, editoria. Molto si mischia e tutto si tiene in queste opere che abbattono in chiave antinovecentesca i tradizionali confini tra saperi.

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Luca Trevisani, caldo (Giorgio Manganelli), 2017, tempura di chele di aragosta in polvere di vetro, tempura di cardo mariano in polvere di ferro, tempera di semi di ceiba speciosa in polvere di rame, iron chain, gomma siliconica, ferro, cm 25 x 45 x 18. Photo: Lorenzo Lessi

“L’ibrido è la cifra del nostro tempo, e credo che dovremmo in qualche modo farne tesoro”, spiega Trevisani, che è a Roma per portare, questa sera, la sua testimonianza di artista versatile a Crossover, la rassegna di Aant, l’Accademia delle Arti e delle Nuove Tecnologie di Roma che alla contaminazione di linguaggi e arti dedica questo ciclo a cura di Lorenzo Bruni, concepito proprio per veicolare l’importanza dell’incrocio di discipline, esperienze e grammatiche diverse.

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“La nostra è un’accademia che mette al centro della sua attività la divulgazione della cultura del design e della comunicazione visiva” spiega la direttrice di Aant, Rossana Quarta.Crossover è la prova ulteriore di questa nostra mission, un format per esplorare i confini delle competenze professionali e delle loro commistioni, gli intrecci con discipline complementari o antitetiche, proprio per allargare sempre più la mappa della competenza intorno al concetto di design. Che per noi è ben più che dare forma alle cose: è vero linguaggio e stile di vita”.

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Rossana Quarta, direttrice di Aant

Trevisani arriva da Aant per un incontro aperto al pubblico, non soltanto agli studenti. “Luca è un interprete di quella sfrontatezza che gli fa accostare temi e discipline normalmente molto lontane, con il coraggio di reinventare lo spazio o di utilizzare i media in modo non convenzionale”, dice Quarta.

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Parlare con Trevisani di formazione è inevitabile, visto che l’incontro di stasera avviene in un’accademia e Crossover vuole essere un manifesto dell’educazione alla multidisciplinarietà. E dunque, gli domandiamo, come si forma un artista perennemente in bilico, per sua stessa definizione “instabile”, come il curatore di Raymond? “Ho frequentato il liceo scientifico e studiato materie come fisica e chimica che non erano affatto il mio forte. Poi ho scelto il Dams di Bologna e perciò studiato l’arte senza praticarla, da storico e da critico. Contemporaneamente, per entrare in un laboratorio e sporcarmi le mani, frequentavo le accademie di Bologna e Milano. Intanto, quelle discipline scientifiche che a scuola non avevo mai amato cominciavano a riproporsi in altre forme, come suggestione e spunto per letture le più disparate. Oggi leggo tantissimi testi di divulgazione scientifica, sono un appassionato della collana di etologia di Adelphi e un libro come Al di là delle parole di Carl Safina mi ha spalancato un mondo cui non avrei mai potuto accedere altrimenti”.

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Gli scrittori e gli artisti preferiti da Trevisani hanno tutti una formazione scientifica: “Ballard, Primo Levi, Svevo, Borroughs, sono autori accomunati da una profonda consapevolezza della materia e che talvolta, come Calvino o Daniele Del Giudice, arrivano a tradurre quella materia in leggerezza. Sono felice quando mi chiedono, come stasera, di raccontare il mio percorso, perché posso mettere in discussione l’idea novecentesca della separazione dei saperi e del primato della specializzazione. Sono per una formazione e per un’arte che nascono da palinsesti mai chiari in origine e che si definiscono via via”.

Mi muovo tra scultura e cinema, grafica ed editoria. Al liceo non amavo chimica e fisica, infatti dopo la maturità ho scelto il Dams. Col tempo sono diventato un appassionato di etologia e i miei autori preferiti, da Primo Levi a Ballard, hanno tutti una formazione scientifica. La visione novecentesca dei saperi che ci voleva specializzati in una sola disciplina è finita: oggi la vera ricchezza è poter spaziare da una disciplina all’altra, come in un palinsesto in continuo divenire

Lo stesso definirsi in corsa, come farebbe un ciclista in movimento per restare in equilibrio, Trevisani lo coglie in quella che è a suo avviso la miglior scena culturale italiana contemporanea, “un mondo fatto di realtà e comunità variegate di persone che condividono interessi, dall’editoria indipendente al cinema. Un mondo che è già uscito dalla dimensione carbonara, se penso a Nero Gallery a Roma a alla casa editrice Bruno di Venezia, che non sono soltanto luoghi fisici, ma ciascuno a loro modo sistemi di costruzione di un pensiero”.

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L’appuntamento con Luca Trevisani è questa sera alle 20.30 da Aant in Piazza della Rovere 107. Crossover prosegue martedì 28 maggio alle 20.30 con Roberto Maria Clemente (Fionda), grafico, e giovedì 30 maggio alle 19 Lapo Binazzi, storico architetto di U.F.O.

La foto grande in alto è Luca Trevisani nell’ex Montedison ad Assisi, 38° 11’ 13.32″ N 13° 21’ 4.44″ E 43° 03’ 23.9″ N 12° 35’ 19.2″ E, 2018. Film Environment, Universo Assisi 2018. Photo: Michael Marzi