Luigi Colani, l'alieno che insegnò al design come si vola - CTD
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Mario Alessiani

18 settembre 2019

Luigi Colani, l’alieno che insegnò al design come si vola

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Che cosa perdiamo con la morte del progettista visionario che più di tutti lavorò per fare dell’aerodinamica una funzione

Luigi Colani non si poteva definire un uomo, nemmeno un maestro: era riduttivo. Colani era un alieno.

Credo sia stata una figura comparabile agli extraterrestri che si dice siano venuti sulla Terra ad insegnare agli egiziani come costruire piramidi enormi migliaia di anni fa.

Già quando vediamo la sua figura, quei fantastici baffi da wrestler, capiamo che non era uno che cedeva ai compromessi. Puntava in alto e mandava a quel paese chi non capiva il suo genio.

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Luigi Colani

Luigi era tedesco, infatti si è chiamato Lutz per una ventina d’anni, finché non cadde il nazismo e potette riprendere il nome di battesimo che gli aveva dato il padre svizzero. Tedesco nell’accento, ma non sicuramente nel design.

Appassionato di aerodinamica, capì che per progettare veicoli eccezionali doveva andare oltre lo studio dell’arte e dopo l’accademia andò a studiare a Parigi proprio l’aerodinamica automobilistica. Aveva le sue teorie e non aveva paura ad esprimerle.

Poco dopo l’esperienza parigina, infatti, scrisse un articolo in cui sosteneva che le auto americane fossero una schifezza: grosse e pesanti. stavano andando contro quella che doveva essere la reale evoluzione automobilistica. Il pezzo non passò inosservato e Colani iniziò a lavorare in California, dove prese a progettare per un’azienda aeronautica.

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L’aerodinamica, la cifra progettuale di Luigi Colani

Ho letto su internet che qualcuno lo definisce il Dalì del design, cosa che ritengo profondamente sbagliata. Già fare un paragone artista/designer è un errore, ma la reale essenza di Colani era che le sue forme non nascevano dallo stile, ma dalla funzione.

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Sedia di Luigi Colani

Uno dei progetti più clamorosi è stato una versione della 2CV Citroen in grado di fare 100 km con 1,7 litri nel 1981 solamente studiando le forme della scocca. In un’intervista su questo progetto lamentava animatamente il fatto che le aziende in Europa spendessero montagne di soldi in tecnologia per risparmiare uno scarso 5 per cento di emissioni, mentre il suo design, solo con l’aerodinamica, sarebbe riuscito a portare l’industria avanti di quarant’anni. Siamo negli anni Ottanta e il tema dell’inquinamento ancora non era così sentito come oggi, tranne che da Luigi, il quale non a caso una volta si definì “Wold Champion Consumption”.

Era convinto che l’aerodinamica, nel design delle auto, fosse in grado da sola di abbattere le emissioni. Una visione in anticipo di quarant’anni. Nei suoi lavori per Canon rivoluzionò ergonomia e impugnatura

Per capire ancora meglio la sua visione, basta prendere i progetti realizzati per Canon. Per buona metà degli anni Ottanta le reflex erano squadrate con dettagli metallici. Luigi Colani inizia piano piano a rompere gli schemi introducendo concetti di ergonomia più spinti nell’impugnatura di questi prodotti fino ad arrivare a forme estreme, prototipi che hanno aiutato ad arrivare a quelle che sono le macchinette di oggi (forse ancora troppo poco studiate nelle forme).

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Canon T90, design Luigi Colani

Luigi Colani ci ha insegnato che si deve picchiare duro e zero compromessi, e che bisogna essere in grado di fare le cose guardando al futuro, senza lasciarsi contaminare dal “s’è sempre fatto così”.