Luigi Ghirri, una mostra in Triennale e dodici pensieri | CTD
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13 giugno 2018

Luigi Ghirri, una mostra e dodici pensieri

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Il grande fotografo emiliano celebrato in un allestimento immersivo dalla Triennale

Fino al 26 agosto, il Museo di Fotografia Contemporanea e la Triennale di Milano celebrano Luigi Ghirri con la mostra Luigi Ghirri. Il paesaggio dell’architettura, a cura di Michele Nastasi, una presentazione inedita del fotografo emiliano che mette in luce attraverso un allestimento immersivo l’importanza della sua opera nell’ambito dell’architettura. Ricordiamo Ghirri con una serie di scatti  e parole contenute in interviste utilizzate per l’allestimento.

L’Italia da cartolina

“L’Italia minore è il paese che vedono tutti, turisti compresi. Tutti i luoghi hanno un passato da conservare, ma vi è anche il rapporto con il presente. L’immagine terminale che il turista ha dell’Italia è quella dei Faraglioni di Capri, ma per arrivarci ci sono ottocento chilometri di autostrada, con il loro paesaggio. Anche Amarcord non è una cartolina ma un’immagine dell’Italia. Dopo l’apertura della mostra alcuni hanno scritto che l’Italia in cartolina era finita. Non è vero, questo stereotipo continuerà ad esistere, come esiste quello della Roma della Dolce vita o della Parigi esistenzialista. L’Italia minore è in realtà quella maggiore. Mi spiego, non è che questo che appare è il paesaggio della maggioranza silenziosa, è invece lo sterminato paesaggio che l’iconografia tradizionale, lo stereotipo turistico, il settimanale o mensile più o meno patinato hanno rimosso o nascosto”.

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Lotus International, mostra su Luigi Ghirri alla Triennale di Milano

Fotografia e memoria storica fotografica

“La fotografia italiana non ha una tradizione fotografica da cui partire: l’immagine dell’Italia, la sua iconografia è pittorica, è l’idea di un luogo che contiene l’arte; si tratta di una iconografia consolidata, difficile da modificare. Diversa, ad esempio, è la situazione americana. La sua immagine è essenzialmente fotografica e cinematografica, noi non abbiamo ‘memoria storica’ per quanto riguarda l’immagine fotografica. Quindi noi fotografi ci siamo messi in rapporto con il ‘luogo’ in cui vivono gli italiani né in maniera apologetica né in maniera critica. Abbiamo cercato piuttosto dei nodi dialettici, diverse strade e stratificazioni, per avviare un processo di conoscenza, non abbiamo dato nulla per scontato e non abbiamo dato identità precostituite e totalizzanti”.

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Trani, mostra su Luigi Ghirri alla Triennale di Milano

Viaggio nell’infanzia senza nostalgia

“Mi interessa fare un viaggio di ritorno. Sassuolo è il luogo della mia infanzia, ma non è un viaggio nostalgico verso le radici. Certo il passato è importante, così il recupero di una memoria collettiva, ma attraverso il presente. Far storia significa procedere attraverso i mutamenti. Tuttavia non è questo il mio problema centrale. Fotografando Sassuolo procedo a spirale, attraverso il perimetro, i calanchi, le tangenziali, le fabbriche. È l’Italia quotidiana. Sassuolo è il luogo della produzione. Spariscono le montagne di terra per diventare montagne di piastrelle, diventano superficie, vanno, sotto forma di quadrati colorati, in giro per il mondo a ricoprirlo. È uno sterminato territorio dell’analogo. Formigine, il paese dove ora abito, è uguale per certi aspetti a Cefalù, ma al tempo stesso conserva la sua unicità. La mia è una ricerca nell’analogo”.

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La Lucia di Lammermoor allestita da Aldo Rossi a Ravenna in uno scatto di Luigi Ghirri alla Triennale di Milano

Essere una persona, non un fotografo

“Molti hanno scritto che io sono un fotografo “intellettuale” con una segreta disapprovazione in questa parola, ma credo non sia vero. È proprio quella sospensione che crea il malinteso. È che una volta per tutte si dovrebbe fare distinzione tra una “fotografia artificiale” e una “fotografia naturale”. Questa distinzione si ha proprio nell’interruzione che la seconda attua nei flussi dello sguardo. La prima, la “fotografia artificiale”, trova la propria collocazione nella produzione culturale a catena, ripete all’infinito se stessa, credendo di sfuggire agli stereotipi ed è quindi riproduzione. La seconda attua una sospensione – interruzione nella catena della riproduzione, che è simile ai diversi momenti dello sguardo naturale e interazione col mondo esterno. È questo che cerco con la foto ricordo di una foto ricordo. Ma la storia della fotografia è un corpo separato dall’esistenza, è una storia “intellettuale” di scarso livello, è la storia della miseria dello sguardo. In certi momenti non amo essere chiamato fotografo, perché ho la sensazione di rinunciare a una parte della mia “naturalità”, di rinunciare a essere una persona, per essere un fotografo, uno specialista”.

Intervista di Marco Belpoliti, il manifesto, 16 marzo 1984

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Progetto domestico, Luigi Ghirri alla Triennale

La mancanza del presente

“La prima cosa che mi colpì della fotografia degli anni Settanta era l’assoluta mancanza del presente. C’era una specie di rimozione di tutto il paesaggio che ci stava intorno. Mancava il presente e io volevo il presente! Forse è per questo che molti dicono che mi interesso del mondo minore. Per me non è il Duomo di Modena che fa una città. Sono l’insieme delle atmosfere presenti che fanno una città”.

Intervista a Mario Curati, L’unità 25 marzo 1984

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Marina di Ravenna, Luigi Ghirri alla Triennale

Album di famiglia in esterni

“Riconosco che da parte mia vi è stato un accentuato interesse verso certi luoghi, che possiamo chiamare architettura. Le porte, i colori degli intonaci, i rivestimenti, i vasi che decoravano le finestre erano le tessere degli edifici. Tessere che ho indagato con affetto. Proprio perché anonime e sperdute, sembravano attendere qualcuno che le conferisse identità. Quello che ho fatto tra il 1970 e il 1975 fotografando i margini delle città antiche, le periferie o prevalentemente quei paesi senza dignità storica o geografica, è stata una sorta di ricomposizione di album di famiglia del mio e del nostro esterno”.

Intervista di Mario Lupano in Paesaggio Italiano

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Lubiana fotografata da Luigi Ghirri

Un itinerario a zig-zag

“Se la fotografia è un viaggio, non lo è nei termini classici, è piuttosto un itinerario tracciato, ma con molti scarti e ritorni, casualità ed improvvisazione, una linea a zig-zag. Fotografare non è decifrare, descrivere o trasformare una data realtà, ma è tutto questo contemporaneamente. Credo che la fotografia sia semplicemente la rappresentazione di come si percepisce la realtà, il mondo esterno, ma questa percezione non è mai univoca o codificabile, è piuttosto un percepire a strati“.

Intervista di Emanuela Teatini in Paesaggio italiano

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Fidenza, foto di Luigi Ghirri

La luce non è soltanto forma

“Il problema della rappresentazione dello spazio è sempre stato all’interno della fotografia un problema esclusivamente formale, mentre a mio parere è anche un problema che si lega al concetto di tempo. Fotografare una piazza all’imbrunire è diverso che fotografarla con la luce giusta per mettere in evidenza la struttura architettonica della piazza stessa. Adoperare la luce per cancellare alcune cose oppure operare all’incontrario, adoperare la nebbia non solo come una suggestione “coloristica”, sentimentale, ma come elemento che disegna il paesaggio”.

Viaggio dentro le parole, conversazione con Arturo Carlo Quintavalle

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La mostra su Luigi Ghirri alla Triennale di Milano, foto Gianluca di Ioia

Un nuovo alfabeto visivo

“Il problema non è più quello di cercare storie e paesaggi più o meno dispersi, ma la necessità è quella di una rifondazione, la formazione di un nuovo alfabeto visivo, passando a diversi metodi e modalità rappresentative, unificando sguardo e visione, interno ed esterno, in equilibrio tra rivelazione e rilevazione dei luoghi, dei paesaggi”.

Niente di antico sotto il sole, in Paesaggio italiano.

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La mostra su Luigi Ghirri alla Triennale di Milano, foto Gianluca di Ioia

Le case come piccoli musei

“Mi interessa il rapporto tra interni ed esterni, soprattutto in Italia dove gli interni delle case, delle chiese, sembrano musei in miniatura pieni di oggetti, una sorta di album locale“.

Camera International, numero 2, 1985

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La mostra su Luigi Ghirri alla Triennale di Milano, foto Gianluca di Ioia

Una geografia sentimentale

“Questo lavoro sul paesaggio italiano vorrei che apparisse un po’ così, come questi disegni mutevoli, anche qui una cartografia imprecisa, senza punti cardinali, che riguarda più la percezione di un luogo che la sua catalogazione o descrizione, come una geografia sentimentale dove gli itinerari non sono segnati e precisi, ma ubbidiscono agli strani grovigli del vedere”.

Introduzione a Paesaggio italiano 

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La mostra su Luigi Ghirri alla Triennale di Milano, foto Gianluca di Ioia

Nella fotografia deve succedere qualcosa

“Sempre più mi rendo conto che fotografare architettura necessita una consapevolezza, un tempo di attuazione molto dilatato. Tradizionalmente cosa fa il fotografo? Va in un luogo, guarda come gira il sole, ci ritorna. Cerca l’immagine, che dovrà essere il più possibile in asse, perfetta, regolare, incisa, dove tutto si dovrà vedere… E in queste foto non succede mai niente. Ma l’architettura vive, vive di sottili e affascinanti mutazioni spaziali e di tempo, anche atmosferico. Io di solito tendo a costruire un sistema di visione… Così per esempio fotografo nelle diverse ore del giorno, per evidenziare come la luce modifica e trasforma…”.

Intervista di Mario Lupano, in Paesaggio italiano 

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La mostra su Luigi Ghirri alla Triennale di Milano, foto Gianluca di Ioia