Mestre, la foresta nel museo M9 per far partire il rimboschimento in Veneto - CTD
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Sarah Amari

8 Aprile 2021

La foresta nel museo per far partire il rimboschimento in Veneto

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Le 565 essenze raccolte nell’M9 di Mestre andranno in sette comuni che le pianteranno per sancire la stagione della riforestazione. “Gli alberi non sono ornamento, ma compagni di viaggio”

Venezia ha da poco compiuto i suoi primi 1600 anni, ma quella che in apparenza sembra una città costruita sull’acqua è in realtà una città costruita su di un’immensa foresta di pali provenienti dalle pianure della terraferma. 

La Repubblica Serenissima, ovvero l’unica potenza che non aveva terra e che fondava parte della sua economia costruendo boschi. E proprio un bosco è nato al terzo piano del Museo M9 di Mestre, nonostante la zona rossa, nonostante il museo chiuso al pubblico, ma con l’urgenza di essere un segnale di ripartenza. 

Inaugurata proprio nel giorno scelto per  ricordare le vittime del Covid 19, il 18 marzo, Foresta M9 vuole essere un “vaccino culturale” per il Paese. 

Ma cosa lega i boschi della Serenissima a FM9? 

La consapevolezza. 

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Non siamo davanti all’ennesima operazione di greenwashing, tutt’altro, questa foresta è fiera di essere un bosco orizzontale, una meraviglia inattesa che toglie al verde ogni retaggio di retorica. 

Il significato simbolico è presto svelato, 565 essenze sono custodi della rinascita culturale del Paese, della spinta collettiva che esprime la volontà di ripartenza dopo il terribile anno che ci siamo lasciati alle spalle e mentre ne viviamo un altro comunque difficile. Tutto questo accade dentro a un museo che vuole non solo farsi rappresentante delle comunità locali, ma anche aprire il suo orizzonte per essere collettore di esperienze nazionali e internazionali. 

La foresta sarà visibile al pubblico appena l’emergenza sanitaria lo consentirà, ma finirà il suo viaggio distribuita tra sette comuni virtuosi (Concordia Sagittaria, San Donà di Piave, San Stino di Livenza, Venezia, Padova, Treviso e Cessalto) che andranno a costituire nuovi boschi per le comunità che li ospiteranno.

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Dal 1988 in Veneto si accompagna a una ritrovata coscienza ambientale un costante rimboschimento della pianura. È infatti noto come il territorio veneto sia uno dei più devastati dallo sprawl urbano e come la regione detenga il triste primato di consumo di suolo in Italia (5,0 mq/ha). Terminata la stagione dei capannoni, il Veneto è pronto a riscrivere la storia puntando l’obiettivo al 2050.

Veneto Agricoltura infatti ha lo scopo di ricomporre dallo 0,01% attuale fino ad almeno l’1% di foresta planiziale entro il 2050, consapevole che le trasformazioni del paesaggio sono strettamente legate alla volontà economica di chi lo amministra. Un ritorno ai boschi non è un mero vezzo ambientalista, ma il tentativo di ribaltare il paradigma economico in atto.

GUARDA IL VIDEO DI FORESTA M9

E se vi state chiedendo come può la strategia economica riconciliarsi con il paesaggio dopo essere passata dal costruire boschi nel 1500 a costruire capannoni industriali nel Dopoguerra, la risposta sta proprio nella forestazione urbana, non solo quella che da qualche anno inneggia a città più verdi, capaci di contenere emissioni di Co2 abbattendo l’effetto serra, ma una progettazione territoriale che attraverso la costruzione di nuove foreste incentivi per esempio infrastrutture di mobilità dolce che a loro volta determinino capacità economiche indotte intercettando i bisogni dei territori. La pandemia infatti ha evidenziato un crescente bisogno di spazi aperti, facendoci riscoprire l’importanza di quelli di qualità. FM9, quindi, rappresenta un frattale della logica delle foreste planiziali che possono restituire una visione metropolitana più complessa, né rurale né urbana.

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Inoltre si tratta di una strategia verde che passa anche attraverso dispositivi normativi che il Veneto già possiede dal 2003.

“Foresta M9 è un gesto potente e coraggioso in un momento difficile della nostra storia, perché afferma la centralità della natura e delle nostre comunità come cuore del museo che riapre” dice Luca Molinari, direttore scientifico di M9 e curatore di FM9

Infine, a circondare la foresta, i curatori dell’istallazione, lo stesso Molinari e Claudio Bertorelli, hanno disposto sulle pareti del museo alcune superfici riflettenti per riverberarne l’immagine e amplificarne la percezione per manifestare la stretta relazione tra il paesaggio veneto e i suoi boschi.

Nell’attesa che il pubblico possa vivere l’esperienza della Foresta dal vivo, quella che la popola è una comunità temporanea, fatta di performer, artisti e protagonisti culturali che la animano durante il suo processo di crescita grazie a un fitto calendario di eventi trasmessi via social.

Quest’istallazione ha voluto raccontare che è possibile immaginare un Arcipelago di foreste per il Veneto, segno di una trasformazione consapevole del paesaggio contemporaneo, un segnale di rinascita lanciato proprio a partire dai luoghi della cultura che tanto hanno sofferto le restrizioni dettate dalla pandemia.  

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“Gli alberi non sono un ornamento alla moda, non lavano il nostro senso di colpa e l’indifferenza” aggiungono Molinari e  Bertorelli, “ma sono nostri compagni di viaggio, vivono con noi, sono più di noi e ci ricordano che tutti apparteniamo a un mondo che sta soffrendo troppo e che merita conoscenza, cura e amore”.