Mario Trimarchi, le ossessioni di un uomo dietro il successo del designer - CTD
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Silvia Cosentino

26 giugno 2019

Mario Trimarchi, le ossessioni di un uomo dietro al successo del designer

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A Parigi una mostra sull’autore che ha “disegnato il vento”. “Abbiamo creato il Regno degli Oggetti, ora dobbiamo preservarlo”

“Disegnare per me significa cercare di capire meglio le cose che ci circondano. Disegnare è pratica ossessionante e silenziosa. Quando disegniamo senza sosta gli oggetti che stiamo progettando, non facciamo altro che costruire nostro malgrado una membrana fragilissima tra quello che vogliamo dire e quello che è”.

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La Stanza dello Scirocco di Mario Trimarchi per Alessi

Parola di Mario Trimarchi, architetto e designer siciliano di nascita e milanese di adozione. Una carriera costellata di premi e riconoscimenti, un approccio progettuale onirico e profondo, basato sull’indagine intorno alla natura delle cose. Fino al 28 giugno una serie di suoi disegni e opere è in mostra nelle sale dell’Hotel de Galliffet, sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.

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Da sinistra, Ossidiana e La Stanza dello Scirocco di Mario Trimarchi, entrambi progetti per Alessi

Il concept dell’allestimento ruota intorno al rapporto tra i disegni e i progetti. Nella mostra, intitolata Mario Trimarchi. Un romantique radical. Réflexions, dessins et objets en équilibre, sono esposti tra gli altri pezzi di successo come Ossidiana, La Stanza dello Scirocco, Il Tempo della Festa, Botanica, (Un)Balanced, ognuno dei quali è accompagnato dai relativi disegni e schizzi.

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Out of scale, portafrutta per Alias di Mario Trimarchi

 

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Out of Scale, disegno progettuale

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Mario Trimarchi, perché una mostra che abbina gli oggetti ai disegni?

“Volevo solo raccontare come i progetti nascano spesso da ossessioni personali e non da precise richieste di marketing. Ho selezionato perciò i progetti esposti con i punti di partenza più lontani rispetto al prodotto finale: attività apparentemente teoriche, come disegnare il vento, la conformazione dei rami degli alberi, la forma possibile delle isole o la tenacia nello scalfire le pietre, a poco a poco inaspettatamente diventano oggetti reali con un buon successo commerciale”.

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Ossidiana, la caffettiera di Mario Trimarchi per Alessi

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Ossidiana, disegno progettuale

Qual è il fil rouge tra i progetti esposti?

“Sto indagando la natura delle cose. Mi interessa molto; credo che accanto a quelli che per convenzione scientifica chiamiamo animale, vegetale, minerale, abbiamo inconsapevomente costruito nei secoli un quarto regno, il Regno degli Oggetti. Il nostro compito è quello di preservarlo con cura, di non aggiungere troppo, di cercare all’interno di ogni oggetto la sua anima”.

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Il Tempo della Festa, disegno progettuale per la serie di stampi prodotti da Alessi

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Che importanza ha per lei la comunicazione di un messaggio tramite un prodotto di design?

“I prodotti del design oggi hanno un valore altamente simbolico, non nascono da bisogni funzionali ma cercano di dar pace e silenzio alle nostre anime inquiete e in equilibrio instabile. Quindi, proprio per la loro origine misteriosa, i prodotti di oggi si trovano a raccontare storie, a volte addirittura e essere storie. Sono loro che ci intrattengono, che ci spiegano, che ci fanno cercare i modi gentili per non naufragare in un pianeta che ogni tanto sembra si stia inabissando”.

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Constance Guisset con Mario Trimarchi alla mostra a Parigi dedicata al designer italiano

Lei crede che il design del prodotto debba comunicare valori universali o visioni soggettive, del progettista?

“Non so; posso parlare solo della mia esperienza personale. Oggi siamo degli individualisti di massa, quindi forse parlare di valori universali può risultare megalomane, o semplicemente fuori registro. Magari è più realistico che ognuno si concentri a diffondere la propria visione personale, se ce l’ha”.

I prodotti del design oggi hanno un valore altamente simbolico, non nascono da bisogni funzionali ma cercano di dar pace e silenzio alle nostre anime inquiete e in equilibrio instabile. Quindi, proprio per la loro origine misteriosa, i prodotti di oggi si trovano a raccontare storie, a volte addirittura e essere storie

Il contenitore La stanza dello scirocco per Alessi è un esempio perfetto di come un’immagine può diventare un oggetto. Da dove le è arrivata la suggestione di partenza?

“Volevo disegnare il vento. Mi sono ritrovato dopo un po’ con una grande quantità di modellini di carta, fondati su geometrie furibonde che semplicemente volevano scappare da tutti i lati. E sono rimasto sorpreso e affascinato. La Stanza dello Scirocco è un esperimento sul mistero del movimento, sul presente dell’inafferrabile, composta da forme semplici che non si possono descrivere al telefono. E la frutta vive benissimo sia dentro che fuori questi contenitori, protetta da pareti che non esistono o coperta da ombre imprevedibili”.

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La Stanza dello Scirocco, disegno progettuale

Il pannello fonoassorbente Botanica, per Caimi Brevetti, rimanda a panorami della natura. Come è riuscito a conciliare le prestazioni di un prodotto che deve isolare dal rumore con una forma semplice, organica?

“A volte per caso o per fortuna o per benedizione dell’Armonia celeste, i concetti riescono a fidanzarsi con i disegni, e i disegni con i prodotti, e quello che penso io con quello che pensano gli altri. Botanica è un sistema mai visto ma normale, che funziona bene senza mostrare i muscoli, e che trova con gentilezza una collocazione centrale all’interno dello spazio. Viene voglia di installarlo a parete o a soffitto, e solo dopo costruirci attorno una grande architettura”.

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Botanica, pannelli isolanti per Caimi Brevetti

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Botanica, disegno progettuale

In che modo una mostra può diffondere certi spunti di riflessione e un approccio progettuale come il suo, tutt’altro che canonico?

“Molte persone mi dicono che, guardando i miei disegni, capiscono meglio i miei oggetti e anche i miei pensieri. Il ruolo del disegno in effetti ancora è in parte inesplorato. Io disegno prima, durante e dopo il processo di progettazione; mi interessano di più i disegni che faccio dopo, quando il prodotto già esiste, magari anche dopo qualche anno; e ogni volta capisco qualcosa in più sugli oggetti, qualcosa che non avevo previsto, qualcosa che loro si sono disegnati addosso a mia insaputa. E mi viene da sorridere…”.

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(Un)Balanced, disegno dei vasi in vetro per Paşabahçe

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Foto della mostra di Massimiliano Camaiti