Massimo Vignelli, il designer che ha progettato anche il suo funerale | CTD
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2 giugno 2016

Massimo Vignelli, il designer che ha progettato anche il suo funerale

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Vignelli e, alle spalle, la mappa della metropolitana di Ney York da lui disegnata

Svelati i dettagli delle esequie celebrate a New York due anni fa

di Isabella Clara Sciacca

 

Deve essere stato un dilemma scegliere il carattere di stampa da utilizzare per la celebrazione del suo funerale. Per lui, che del carattere Helvetica aveva fatto un marchio di fabbrica per tutta la sua lunga carriera, la scelta a favore di un font più sobrio non è stata certo una sciocchezza. Era un perfezionista Massimo Vignelli, designer milanese noto tra l’altro per aver disegnato nel 1972 la mappa della metropolitana di New York, che ha fatto la storia del design e oggi è conservata al Moma (oltre che riprodotta in ogni negozio di souvenir della Grande Mela). Vignelli ha lavorato anche per la moto Ducati ed è stato autore di progetti d’interni e firma di una serie lunghissima di brand italiani e internazionali.

I funerali di Massimo Vignelli, che è morto a 83 anni, sono stati celebrati a New York il 23 luglio del 2014, ma solo oggi il sito Quartz ne svela i dettagli. Ancora una volta non ha lasciato niente al caso, Vignelli, seguendo fino all’ultimo dettaglio il copione dell’addio. “Gli faceva piacere sapere che le sue esequie sarebbero state il suo ultimo regalo agli amici” dice Beatriz Cifuentes-Caballero, che ha collaborato per 15 anni con lui ed è stata vicepresidente per il design del suo studio. La prima cosa che gli è stata chiara è che sarebbe stato seppellito nella chiesa di Saint Peter, a Manhattan, di cui Vignelli e la moglie Lella negli anni ’70 avevano progettato gli interni, gli arredi, gli oggetti liturgici e la grafica. Sapevano che sarebbe stato il luogo del loro ultimo riposo. “Ogni volta che passava di fronte alla chiesa diceva con la sua tipica allegria che ci avrebbe fatto un ‘sonnellino per l’eternità’”.

Massimo Vignelli aveva un’idea molto precisa di come avrebbe dovuto essere il suo funerale: un evento grandioso ma austero, con tanto di lista degli ospiti, in cui i suoi amici avrebbero potuto ritrovarsi e celebrare la sua vita e la sua carriera straordinaria, accompagnati dalla musica di Bach. “Diceva spesso che gli sarebbe molto piaciuto esserci per vederlo”, aggiunge Beatriz. Sua anche l’urna squadrata, simile a quella disegnata per la madre anni prima, la disposizione delle panche nella chiesa per il rito con le sue ceneri al centro e i partecipanti intorno, “tutti vestiti in nero, ovviamente”.

Uno dei marchi di fabbrica di Vignelli era l’uso del carattere Helvetica, che aveva impiegato per ridisegnare la segnaletica dei trasporti di New York. Un problema, quando si è trattato di pensare alla grafica per il funerale: “Massimo aveva scelto per le scritte di Saint Peter il carattere Optima, che con la sua eleganza era più adatto a una chiesa” e così si è trovato di fronte a un “dilemma tipografico”. Aggiunge Cifuentes-Caballero: “Alla fine era pronto a vivere per l’eternità con l’Optima invece che con il suo amato Helvetica pur di mantenere l’integrità del progetto grafico della chiesa”.

È a quel punto che sono intervenuti i suoi più stretti collaboratori: la stessa Cifuentes-Caballero e Yoshiki Waterhouse, che hanno progettato un’altra urna, da usare dopo il funerale “con un’iscrizione in una versione di Helvetica che abbiamo concepito apposta”. Possiamo immaginare che Massimo Vignelli ne sarebbe stato soddisfatto: “Per lui vita e lavoro erano indistinguibili: ‘Design is One’, diceva sempre”.