Via il nome dal logo: Pentagram fa MasterCard più "iconica" - CTD
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Paolo Casicci

24 gennaio 2019

Via il nome dal logo: MasterCard si affida a Pentagram per diventare “iconica”

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La multinazionale finanziaria entra nel club dei marchi nameless per aumentare la percezione di autenticità

Far sparire il proprio nome e imporsi soltanto come segno grafico: è in quel momento che si comincia ( o almeno si prova) a diventare un mito. C’è un club ristretto di aziende e brand che, nel tempo, sono riusciti a imporre la propria riconoscibilità senza dover ricorrere al nome del marchio o eliminandolo progressivamente. Nel caso di Nike, per esempio, basta da tempo il celebre sbaffo (swoosh) a comunicare l’identità della multinazionale senza alcuna scritta: né il classico Just do it né, tantomeno, il nome del brand. Apple, McDonald’s, Shell e Starbucks sono altri esempi tra i più noti. L’ultimo caso è quello di MasterCard, che Pentagram, lo studio internazionale di grafica più autorevole al mondo con sedi in tutto il pianeta, ha accompagnato a poco a poco verso un logo nameless.

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L’evoluzione dei loghi Mastercard

Già due anni fa MasterCard aveva rimpicciolito enormemente il nome del brand nella sua immagine coordinata: oggi, il lavoro di Michael Bierut, partner di Pentagram, è consistito nell’eliminarlo del tutto. “Il nostro simbolo – due cerchi, uno rosso e l’altro giallo, parzialmente sovrapposti – rappresenta Mastercard meglio di ogni parola e questo design moderno e flessibile consentirà di lavorare senza soluzione di continuità in tutto il mondo digitale”, spiegano dall’azienda. Raja Rajamannar, responsabile marketing e comunicazione, sottolinea che “la reinvenzione nell’era digitale richiede grande semplicità: l’80 per cento delle persone è in grado di riconoscere spontaneamente i cerchi iconici di MasterCard“.

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Evoluzione del logo Shell fino alla scelta nameless

Il fenomeno che da ultimo ha riguardato Mastercard si chiama debranding e, secondo gli esperti, garantisce ai marchi una serie di vantaggi nell’era digitale, a partire da quello pratico di spendere il logo nameless in qualsiasi contesto e piattaforma senza appensantirlo di scritte. Ma c’è un secondo obiettivo non meno importante: un consumatore invitato a cogliere il marchio oltre un’immagine-icona è un consumatore più attivo e stimolato a interagire, così come è più incline a cogliere un profilo di genuinità nella company e nei suoi prodotti. Non a caso, Coca Cola ha fatto fronte qualche anno fa a una crisi di vendite con l’operazione Share a Coke, in cui al posto del logo sulle bottiglie c’erano nomi di persone, in modo che ciascuno potesse acquistare la bottiglia con il proprio.

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Starbucks, altro marchio che ha scelto la strada nameless per il proprio logo

Gli esperti di Cohn & Wolfe, colosso internazionale delle pubbliche relazioni, considerano inoltre i loghi nameless più “autentici”, non a caso molte aziende che hanno fatto questa scelta figurano nella top 20 (stilata dalla stessa agenzia) dei marchi percepiti come più schietti. Tra quei venti c’è anche PayPal, un concorrente di MasterCard. E chissà che sulla scelta di far sparire il nome dal logo, nel colosso bancario non abbia influito proprio la competizione con PayPal, meglio posizionato nel mercato dei più giovani.