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13 aprile 2018

Matteo Ragni: a Cascina Cuccagna riparto dalla natura

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Il designer alla direzione artistica della rassegna che mira a fare uscire i creativi dalla loro comfort zone

Tra i temi al centro del Fuorisalone 2018 c’è anche quello del recupero di un rapporto simbiotico tra l’uomo e la natura. Un tema perfetto per far uscire il design e i designer dalla loro comfort zone fatta di arredi, interior e tecnologia e riportarli con i piedi per terra alla vita in città e fuori, mettendoli a confronto con i bisogni di tutti i giorni. De rerum natura è il contenitore di mostre, workshop e allestimenti in calendario alla Cascina Cuccagna con l’art direction di Matteo Ragni.

Come nasce l’idea di affrontare il tema della simbiosi felice?

“Sono stato invitato a curare l’evento in Cascina Cuccagna, che conosco da tempo come ‘turista’, e come prima cosa mi sono fatto ispirare dal genius loci, dalla storia e dall’essenza di questa meravigliosa architettura seicentesca, una volta in piena campagna e ora incastonata in un centro urbano. La simbiosi uomo-natura è ormai un tema emergente che dobbiamo affrontare, non con la politica del terrore, ma utilizzando il buon senso per riavvicinarci a noi stessi in quanto ‘animali evoluti’ in un contesto che necessariamente sta cambiando”.

Chi è più avanti nel portare avanti questo obiettivo della simbiosi, i designer o le aziende, nel mercato italiano contemporaneo?

“Credo che lo slancio emotivo parta prevalentemente dai designer, ma può attecchire solamente con l’incontro fecondo con un imprenditore sensibile e illuminato. Spesso però i progetti migliori nascono dal dialogo, oserei dire dalla ‘simbiosi’ tra questi due protagonisti”.

Quante difficoltà trova oggi un designer che lavora a temi, per così dire, di frontiera, anche alla luce del lavoro fatto per Hub con Fantoni, che favorisce l’interazione tra persone in ufficio?

“Non parlerei di difficoltà, ma di modalità nuove da ricercare per dialogare proficuamente con le aziende e con un mercato che sta cambiando velocemente. Partendo da una felice intuizione progettuale abbiamo ridefinito con Hub un alfabeto semplice e razionale per fare tornare le persone a guardarsi negli occhi”.

Hub-itat è un po’ l’incarnazione di questo bisogno di una nuova simbiosi. Il mercato italiano del furniture per uffici è pronto per questa scommessa?

“Hub-itat è nato da un processo molto lungo di progettazione che è partita appunto interrogandosi sulle vere esigenze delle persone, che lavorano spesso davanti a monitor come galline in batteria. Dopo anni di miopia progettuale stiamo vivendo una stagione di grandi scommesse sulle modalità di lavoro e pertanto di riorganizzazione dei suoi spazi. Oggi, sempre di più, si parla di spazi e arredi flessibili, ibridi, che favoriscono l’interazione, non solo digitale, ma anche e soprattutto reale, umana”.

Un incontro illuminante avuto a una Design week milanese nel passato?

“Nel 2014 un incontro ‘rubato’ al Salone nello stand di Very Wood per valutare un eventuale incarico spot nello sviluppo di strumenti retail per Persol. Proprio in questi giorni festeggiamo quattro anni di collaborazione con Luxottica, con progetti per Persol, Ray Ban, Prada, Oakley. Un incontro decisamente fortunato”.

Che cosa ti aspetti di vedere a questa edizione? Che cosa potrebbe stupirti e che cosa, invece, eviterai?

“Ho imparato a non avere mai troppe aspettative, mi piace stupirmi per quello che non è programmato o comunicato dai big. Eviterò sicuramente le code ai soliti eventi noti e girerò prevalentemente in modalità random. Sarà comunque, come sempre, un salone fantastico!”.

Salone o Fuorisalone?

“Due lati della stessa medaglia, quindi entrambi (con particolare attenzione al Fuori)”.

Un nome da tenere d’occhio?
“Kensaku Oshiro”.

Un posto del cuore a Milano durante la settimana del design?
“Casa mia! E casa di Giulio Iacchetti per la consueta ‘cena della tristezza’ per salutare la design week”.