Matteo Parenti: "i miei interni onirici per le notti romane" | CieloTerraDesign
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Matteo Parenti: “I miei interni onirici per le notti romane”

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Hotel Butterfly, Roma, interno

Parla Matteo Parenti, il designer del pretend hotel Butterfly

Da Roma (quartiere Flaminio, quello del Maxxi di Zaha Hadid e del Parco della Musica di Renzo Piano) alle atmosfere di un film alla Wes Anderson il passo è brevissimo. In mezzo, c’è la creatività di Matteo Parenti, quarantenne designer di origine veneziana, autore del più recente allestimento degno di nota per la movida della capitale.

Parliamo dell’Hotel Butterfly, il pretend hotel concepito e allestito come un albergo ma che in realtà è uno spazio multifunzionale dove cenare, bere, ascoltare musica – live o alla consolle – e, ancora, affidarsi alle cure di un hair stylist o consegnarsi a un tatuatore, entrare in un record store di soli vinili e ammirare le opere selezionate dalla galleria Dorothy Circus, una delle cento più importanti al mondo.

Una location outdoor e indoor di tre piani e 650 metri quadrati complessivi che Parenti ha realizzato su idea di Giancarlino, direttore artistico del Butterfly, ma anche del Madeleine e del Goa, tutti locali dagli interni immaginifici sui quali il designer ha lasciato il segno in passato.

“Con il Butterfly corono un percorso onirico” dice Parenti, che non fa mistero della sua passione per Wes Anderson e per le scenografie dei film del regista americano. “Il Butterfly” spiega il designer “è pensato per riprodurre un albergo dei primi del Novecento ristrutturato tra gli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso. Un quattro stelle alla nascita poi sceso a due e con i segni del tempo ben visibili. Gli arredi esterni sono rimasti esattamente quelli antichi di quando nacque l’hotel, mentre negli interni si percepisce un restauro avvenuto tra gli anni Quaranta e Cinquanta grazie ad arredi di modernariato dove ottone e vetro prevalgono”.

Tutto diventa onirico all’interno dell’hotel, grazie a palette di colori che giocano un ruolo fondamentale. Si accede all’albergo salendo la prima scala dove un color prugna scuro rappresenta i meandri del terreno di quello che poi sarà il giardino incantato con la hall e il desk del concierge. “I colori del giardino incantato si frammentano poi per riapparire uno per uno in ogni ambiente: il verde delle piante, il magenta dei fiori farfalla ed il blu di un cielo notturno a seconda di quelli che sono i mondi e le attività all’interno”.

La farfalla, emblema dell’albergo, viene ripetuta quasi maniacalmente negli arredi. Come per esempio nel bar centrale in corte esterna, dove le boiserie diventano, appunto, farfalle geometriche in sequenza. “Nella hall” riprende Parenti “le decorazioni fatte a mano libera sui muri trasformano i fiori delle piante in farfalle che stanno per spiccare per la prima volta il volo, nei giardini esterni, invece, le farfalle si fossilizzano diventando di ferro battuto. Come in ogni habitat ideale per la loro vita, l’hotel è completamente investito da una vegetazione costante sia nei suoi giardini che nei suoi interni dove si trova anche un giardino d’inverno che unisce le due corti esterne”. E la sera, gli alberi della corte ristorante si animano illuminandosi con milioni di lucciole, ovvero lucine a Led.

Per intrattenere i clienti dell’hotel durante il loro soggiorno, oltre alle varie attività che si svolgono all’interno, una serie di comparse molto instragrammate gira per tutto l’albergo recitando sketches davanti agli ospiti.

Il Butterfly è stato allestito da Parenti in quaranta giorni di cantiere: davvero pochi, se si considera l’estensione degli spazi. Un lavoro portato a termine grazie alla collaborazione di una rete di artigiani di fiducia e dell’assistente di Parenti, Andreina. Artigiani di valore sono anche quelli, tra i quali Vittorio Mango con le sue applique e i suoi specchi, che hanno riprodotto in maniera assolutamente fedele alcuni degli arredi in stile – altri sono invece autentici, come la consolle italiana anni Cinquanta riadattata a… consolle per dj – a partire dalla splendida copia di uno chandelier Stilnovo nella conciergerie.

E artigiano, oltre che designer, si definisce lo stesso Parenti, figlio d’arte cresciuto a Venezia in un importante laboratorio di restauro e, oggi, impegnato anche con il design d’avanguardia – presto sentiremo parlare di una collezione di sedute in fibra di carbonio realizzate con il suo marchio Union(e).

Il segno di designer, in questo caso, Parenti lo ha impresso, oltre che nell’interior, nei due banconi del bar mixology. E nelle palette, ovviamente, capaci di creare un sogno nel sogno, a partire dal colore del muro esterno del ristorante: “Di giorno sembra giallo, in realtà è un Pantone rosa“. Incanto o inganno?