In Viaggio

Milano, quei paradisi oltre la soglia

Il volume di Taschen con i 140 ingressi più scenografici della città

 

“Le prime volte che ho visitato Milano ero adolescente. Da allora, la bellezza di questa città ha catturato la mia attenzione. Non è una bellezza effervescente come quella di Parigi, né antica come quella di Roma. In quanto bambino cresciuto nella Berlino riunificata, circondato dall’edilizia dell’era socialista e dagli sforzi inclementi di ricostruzione, Milano mi era parsa un luogo nel quale il Novecento si era sviluppato con leggerezza ed eleganza…”.

Sono le prime righe dell’introduzione di Karl Kolbitz al bellissimo volume di Taschen Entryways of Milan (Ingressi di Milano). Un libro fotografico per andare alla scoperta di 140 scenografici androni di palazzi nella città riconosciuta capitale mondiale del design, tirati su quando quella parola non esisteva ancora in Italia nell’accezione con la quale la conosciamo oggi. Ingressi e soglie che, firmati da grandi nomi dell’architettura italiana del Novecento e realizzate dalle migliori maestranze dell’epoca, hanno contribuito a diffondere quell’idea di decoro borghese tipica dell’architettura milanese.

“Mi sono ritrovato a esplorare i perimetri della città, alla ricerca continua dei suoi tesori”, continua Kolbitz, curatore del volume. “A colpirmi maggiormente erano i luoghi che ne narravano la quotidianità ‒ le stazioni ferroviarie, le piazze, i quartieri residenziali. Erano questi gli indicatori più autentici dello splendore urbano di Milano. I preziosi materiali impiegati, le poliedriche soluzioni progettistiche mi chiedevano di indugiare, di tornare, di entrare e assaporarne l’esperienza. Milano è una città coinvolgente, che si mostra ma contemporaneamente si cela. È al tempo stesso intima, magniloquente e raffinata”.

“Com’è possibile” fa il punto Kolbitz “che una città che ha esportato il suo design in tutto il mondo abbia taciuto delle copiose ed esuberanti entrate dei suoi palazzi? La sua complessa eredità modernista è documentata e riprodotta in innumerevoli pubblicazioni, eppure questa peculiarità che la contraddistingue, gli ingressi, sono passati quasi del tutto inosservati. Gli ingressi di edifici residenziali di ogni genere ‒ i tesori più nascosti delle città ‒ si offrono allo sguardo non solo degli abitanti, o dei visitatori, ma anche di chiunque ne vada in cerca”.

E ancora: “Giorno dopo giorno, i pesanti portoni di legno si aprono, mentre le grandi vetrate sono un invito continuo a scrutare all’interno. Attraverso questi varchi, avevo modo di vedere interni sontuosi che mi facevano percepire fino a che punto l’architettura plasmi la nostra esistenza. E fantasticavo su chi potessero essere le persone che transitavano in quegli androni, su come potessero essere le loro vite. Erano queste sfumature di vita vissuta ciò che gli ingressi mi mostravano, nella maniera più allusiva e penetrante. L’Italia presenta e rappresenta se stessa costantemente. Dovunque si posi lo sguardo, ci troviamo davanti quel modo unico di danzare con un materiale, di fare qualcosa al meglio delle possibilità. Questo volume aspira a illustrare ai lettori come gli ingressi costituiscano una sorta di interpunzione nella sintassi architettonica e progettuale della moderna storia della città”.

 

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