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14 dicembre 2017

Misericordia di Venezia, il nuovo come metamorfosi dell’antico

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Riuso e innesto in Laguna, così rivive un edificio storico del Trecento

 

di Cecilia Anselmi

 

Chi l’ha detto che la bellezza dell’antico non possa convivere con il segno del contemporaneo?  “La città contemporanea è un organismo complesso in continua trasformazione. Soggetta a logiche di tipo funzionale, economico, sociale, politico, rappresentativo, costituisce di per sé un terreno fertile in rapporto a quelle mutazioni che sono in grado di aggiornarne continuamente la struttura e di determinarne, in base alla loro qualità, il livello di apprezzamento da parte degli abitanti”, scrivevamo con Carlo Prati esattamente dieci anni fa sulla rivista Industria delle Costruzioni. “La capacità di rispondere costantemente a dinamiche di cambiamento attraverso processi di progressivo adattamento, sia ‘spontanei’ che programmati, rappresenta quindi la forza stessa della città e il suo potere di soddisfare tanto chi la vive in modo transitorio che quanti la abitano in maniera più stanziale. In questo contesto fortemente dinamico si manifesta con sempre maggiore evidenza, e molti interventi recenti nelle principali città europee una duplice necessità: evitare l’abbandono e la rovina di interi settori urbani con la promozione di nuovi interventi; ridurre dove possibile la prassi demolizione-ricostruzione, non sempre praticabile”.

La tematica del riuso e dell’Innesto del nuovo sul preesistente in architettura è da sempre argomento delicato quando si tratta di metter mano alla trasformazione di edifici storico-monumentali di una certa bellezza ed importanza. Il dialogo tra linguaggi e segni della contemporaneità e memoria del passato è il nodo cruciale che in questo caso il progetto è chiamato a sciogliere nel far rivivere la struttura preesistente all’interno di una nuova destinazione d’uso che ne preveda anche un suo cambiamento estetico, oltre che funzionale, di una certa consistenza e qualità. Questo avviene certamente nei progetti di restauro e adeguamento a nuovi usi di importanti monumenti senza aumento di volumetrie, ma riguarda anche interventi che prevedano inevitabili innesti di parti, più o meno contenute, interne o in aggiunta alle fabbriche interessate. A questi temi negli ultimi anni sono state dedicate mostre, pubblicazioni internazionali e diversi padiglioni nazionali in edizioni passate anche della Biennale di Architettura di Venezia. Di particolare rilievo quello italiano di tre anni fa curato da Cino Zucchi dal titolo Grafts/Innesti.

La stessa Venezia è città che ospita, grazie a una ricca offerta culturale dovuta alla presenza di molti musei e fondazioni e università, diversi progetti di rinnovamento di interi edifici dalla veneranda età. Solo alcuni da citare a titolo d’esempio di recente realizzazione e di una certa importanza sono stati l’intervento di riconversione a museo dei padiglioni della Punta della Dogana vecchia su progetto di Tadao Ando e proprietà della Fondazione Pinault come lo stesso Palazzo Grassi. Poco prima, nel 2009, non distante da lì, era stato completato il nuovo contenitore architettonico che ospita la piccola e bellissima sala espositiva della Fondazione Vedova a Dorsoduro ad opera di Renzo Piano.

Sulla scia di queste nuove modalità di rinnovamento, consistenti ma lievi, ovverosia concepite nel rispetto e in totale assonanza con la “fabbrica” antica, anche l’edificio della Scuola Grande della Misericordia, nel sestiere Cannaregio, è stato riconsegnato ad un nuovo ciclo di vita. Nata nel Medioevo come fenomeno di devozione e solidarietà, la Misericordia era una delle sette “Scuole Grandi” di Venezia. Fu inaugurata incompiuta alla morte di Sansovino nel 1583. Con la fine della Serenissima all’inizio del XIX secolo abbandonata dai confratelli, divenne prima sede militare poi magazzino e infine Archivio di Stato. Durante tutto il Novecento l’edificio ha avuto una singolare destinazione d’uso diventando sede dal 1914 in poi dell’attività pedagogica e sportiva della società di ginnastica Costantino Reyer. In questa fase l’edificio divenne un vero tempio laico dell’attività sportiva veneziana trovando il suo apice nell’uso degli spazi interni per il gioco della pallacanestro che ha caratterizzato l’identità della società sportiva adattando a sé gli spazi della Misericordia.

Lo stesso edificio stratificato, modificato e ampliato quindi in diverse fasi per i successivi secoli dalla sua edificazione, è stato anche di recente oggetto di un restauro e riportato a nuova vita da un intervento di adeguamento in project financing, ad opera della società Umana spa per ospitare ancora nuove funzioni sulla base di un progetto firmato dall’architetto Alberto Torsello. Il restauro integrativo ha completato ciò che già esisteva, il monumentale edificio di 26 mila metri cubi distribuito su due piani, che è stato ampliato sul retro, fronte canale, di un annesso di servizio e ausilio al corpo centrale più una scala per la risalita dall’esterno. In questo caso l’innesto è consistito nell’aver introdotto fuori dell’edificio questi elementi e una schermatura scenografica a diaframma in acciaio corten della balaustra in grado di conferire un carattere espressivo dal linguaggio contemporaneo esteticamente convincente e in armonia con il contesto dell’intero organismo della fabbrica. All’interno l’edificio è stato adeguato per ospitare eventi culturali e allestimenti in ampia libertà. E’ inoltre stato dotato di servizi tecnologici di ultima generazione: un sofisticato sistema di illuminazione a tecnologia Dali (Digital Addressable Lightning Interface), cablaggio reti, riscaldamento a pavimento e raffrescamento parcellizzato in zone specifiche.

La Misericordia oggi è un progetto in divenire in cui convergono rigenerazione urbana, cultura e aggregazione sociale e in cui storia e contemporaneità dialogano in armonia. Un generatore di attività flessibile e adattabile orientato a promuovere l’eccellenza e lo scambio culturale. I principi utilizzati, anche se con parsimonia e sobrietà in questo caso, dell’innesto tra corpi dalle differenti morfologie e tipologie, che inevitabilmente le nuove funzionalità introducono in termini di impianti, servizi, corpi scala, passerelle e dettagli di arredo su disegno, come balaustre, scale, corrimano, materiali di rivestimento, danno luogo a un nuovo edificio, sia negli interni che nelle parti esterne, che estende la vita di quello in cui si inseriscono e contemporaneamente sono in grado di accrescerne e di mutarne il significato. Si tratta di un’architettura riportata al nuovo, attraverso l’uso di dettagli e intrusioni leggere ma capaci di attivare il dialogo con il contesto e la memoria architettonica in esso sedimentata attraverso lo stile, l’analogia delle parti, la tecnologia. Nel nuovo come “metamorfosi”, messo in atto felicemente anche nel caso di questo progetto, si individua il contributo più originale della cultura italiana: il costante confronto con un territorio fortemente antropizzato conduce, infatti, l’architetto a un’attitudine all’innovazione particolarmente sensibile alla stratificazione dei contesti.

Il testo citato all’inizio dell’articolo introduceva il primo numero (396), dieci anni fa, della rivista Industria delle Costruzioni (rivista tecnica dell’Ance) a cura di Cecilia Anselmi e Carlo Prati, sui temi del Riuso e dell’Innesto in Architettura. A questo seguirono altri numeri (403 e 438) e il libro Upgrade Architecture che hanno segnato tappe importanti di una ricerca condotta dagli autori su più fronti, quello del progetto, della formazione e della costruzione di una consapevolezza critica rispetto al mondo in cui viviamo, all’architettura e ai fenomeni di trasformazione del territorio e della città.

Sul tema degli innesti: 

Upgrade Architecture

Innesti Estensioni Sovrapposizioni/

Innesti Estensioni Sovrapposizioni/

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