Mongolfiere specchiate e altri miraggi. Chi è Doug Aitken, l'artista totale che sta per spiccare il volo - CTD
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Roberto Clever

12 luglio 2019

Mongolfiere specchiate e altri miraggi. Chi è Doug Aitken, l’artista totale che sta per spiccare il volo

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L’ultima creazione è un pallone aerostatico che “porta in giro” il paesaggio del New England. “La realtà non è lineare, ma un insieme di frammenti”

Ha trasformato la sede storica di una banca di Detroit in un’ipnotica casa degli specchi. Ha calato un padiglione nelle acque del Pacifico per studiare come cambia la vita nell’ecosistema marino al tempo del riscaldamento globale. Progetta ranch all’americana dalla struttura interamente specchiata che colloca tra paesaggi innevati o brulli per generare illusioni ottiche immaginifiche. Realizza installazioni che evocano giardini tropicali in cui ai visitatori è richiesto di distruggere mobili e oggetti domestici.

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New Horizon, New England, 2019

E adesso la sua opera più recente è pronta per spiccare letteralmente il volo. New Horizon, la mongolfiera specchiata (sì, specchiata come i ranch, altro suo cavallo di battaglia) che Doug Aitken porterà in alto nel cielo del New England amplificandone il paesaggio, è una creazione spettacolare che riassume l’ispirazione di questo artista dalla vena multidisciplinare. Aitken oscilla da sempre tra architettura, tecnologia, ambientalismo, cinema (ha vinto il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia esattamente vent’anni fa) ponendosi come un artista totale.

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Nato nel 1968 a Redondo Beach, in California, Aitken ha studiato all’Art Center College of Design e si è trasferito a New York nel 1994. I suoi lavori sono stati acquisiti alle collezioni dell’Art Institute of Chicago, del Metropolitan Museum of Art di New York, del Museum of Contemporary Art di Los Angeles e del Walker Art Center di Minneapolis.

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Mirage nel deserto californiano di Palisades, 2017

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New Horizon. che spicca il volo oggi, è una singolare scultura riflettente realizzata in partnership con l’organizzazione no-profit Trustees of Reservations per l’Art and the Landscape, manifestazione dedicata alla conservazione della Terra. In cartellone, per tutto il resto di luglio e intorno al pallone gonfiato di Aitken, una serie di eventi e talk dedicati all’ambiente, alla tecnologia, al cambiamento climatico.

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Due anni fa c’era stato il miraggio del ranch specchiato nel deserto californiano di Palisades, replicato lo scorso inverno sulle nevi di Gstaad in Svizzera: un modo per segnare una continuità surreale e altrimenti impossibile tra la natura e il segno dell’uomo (e che in Svizzera ha fatto protestare gli animalisti perché la superficie specchiata è un rischio per i volatili che vi si schiantano sopra).

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Mirage a Gstaad in Svizzera, 2019

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Sempre del 2017 era stata la volta degli Underwater Pavillions, costruiti con materiali che simulavano la roccia lavica, anch’essi ricoperti parzialmente di specchi e somiglianti a enormi diamanti. I padiglioni di Aitken, raggiungibili soltanto a nuoto, erano pensati per interagire con la fauna dell’oceano e per monitorare l’ecosistema marino al tempo del global warming. “Los Angeles è il precipizio, il punto in cui il continente finisce” aveva detto l’artista presentando l’opera, calata nelle acque californiane. “Io vivo qui e mi trovo a guardare l’oceano e a pensare come per noi sia solo una linea orizzontale, un elemento minimale che però nasconde un vasto universo al suo interno. Volevo fare qualcosa che permettesse allo spettatore di immergersi nel Pacifico, penetrandone la superficie”.

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Underwater Pavillions, calati nell’Oceano Pacifico per monitorare l’ecosistema marino

Adesso New Horizon rappresenta un’occasione ghiotta per ammirare da vicino l’opera di un artista totale. Osserva Aitken: “Da dove vengono le idee? Come diamo loro forma, struttura e narrazione? Nella cultura, l’uomo è abituato da sempre alla linearità, dal tempo della scoperta del fuoco all’invenzione del teatro o dell’opera. Il modo in cui invece io vedo la vita non è lineare, ma molto frammentato. Oggi l’uomo va avanti saldando insieme brandelli di informazioni presi un po’ ovunque. Abbiamo compreso che la storia più lineare e semplice non è per forza quella giusta. E forse per questo mi ritrovo a lavorare con un approccio e strumenti inediti”.

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L’arte di Aitken vuole portare lo spettatore fuori dalla comfort zone. Un po’ come quando osserviamo l’oceano, spiega, “e pensiamo a una linea orizzontale tutta d’un colore solo. Poi però se ci immergiamo perdiamo qualsiasi senso di sicurezza…”.

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Station to Station, film del 2015 del Nomadic Happening di Doug Aitken del 2013. Composto da 62 film da un minuto. È stato distribuito a livello internazionale nel 2015 in seguito alla sua uscita al Sundance Film Festival

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