Costruire nel costruito, le sfide vinte dall'architettura - CTD
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Cecilia Anselmi

13 gennaio 2019

Costruire nel costruito, quando l’architettura vince la scommessa (con buona pace dei conservatori)

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Da Piano a De Lucchi, una mostra in Triennale su progetti di innesto e riallestimento. Negli stessi giorni della polemica sul Palazzo dei Diamanti a Ferrara

Una mostra alla Triennale di Milano racconta l’intervento architettonico in relazione al patrimonio costruito. Promosso da Capoferri e ancora visibile fino al 20 gennaio, l’allestimento presenta quattro progetti volti alla valorizzazione del patrimonio esistente e al suo riuso in termini più contemporanei, nel rispetto dei vincoli e delle normative di tutela storica. La mostra è a cura di Simona Galateo, con fotografie di Giovanna Silva. Ne abbiamo parlato con la curatrice. La mostra e gli eventi connessi vertono attorno al tema del “costruire nel costruito”,  sentito come urgente nel nostro Paese già da tempo e con cui in passato si sono misurati dando risultati straordinari difficili oggi da eguagliare grandi maestri come Scarpa e Albini e che torna al centro dell’attenzione nell’anno europeo dedicato al Patrimonio Culturale.

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Morgan Library, New York, Renzo Piano BW, 2006

Dei quattro progetti in mostra i più significativi in termini architettonici sono senza dubbio la Morgan Library a New York, intervento molto noto del 2006 di Renzo Piano BW, e quello per l’allestimento e adeguamento museale delle Gallerie Italia a Palazzo Anguissola a Milano di Michele De Lucchi del 2011. Due progetti profondamente diversi, due concetti d‘innesto sull’esistente quasi completamente agli antipodi.

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Morgan Library, New York, Renzo Piano BW, 2006

La biblioteca newyorchese di Piano, un vero e proprio innesto urbano, un’architettura creata si può dire quasi esclusivamente ex novo nella sua completezza, viene inserita come un tassello all’interno di un isolato urbano preesistente che è stato completamente svuotato e ri-occupato. Un nuovo corpo che si aggiunge all’architettura già data che emerge con fierezza su strada con una nuova facciata dando luogo ad un nuovo ingresso che si distingue in maniera identitaria piuttosto decisa attraverso l’alterità di un linguaggio minimalista rispetto agli edifici dell’intorno.

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Morgan Library, Renzo Piano BW, New York, 2006

Il progetto di De Lucchi per le Gallerie d’Italia invece non è propriamente un innesto. E’ un progetto di allestimento museografico, molto rigoroso e mimetico. Un’operazione totalmente diversa. Completamente introflessa, poiché all’esterno non si ha, e credo non si debba per via del vincolo della Sovrintendenza, avere alcun segno della contemporaneità che opponga o inserisca nuovi corpi di fabbrica aggiunti o innestati. Adegua quel che già è dato al nuovo uso, con piccoli e raffinati interventi di dettaglio tra cui i serramenti di Capoferri che chiudono una delle corti interne dell’edificio.

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Palazzo Anguissola a Milano, intervento di Michele De Lucchi, 2011

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Palazzo Anguissola a Milano, intervento di Michele De Lucchi, 2011

La domanda pertanto è: come poter mettere “criticamente” assieme ad esempio anche solo questi due progetti appartenenti a realtà geografiche, storiche, economiche completamente diverse, in un momento in cui in Italia – e lo dimostrano le polemiche sorte intorno al progetto del raggruppamento formato da 3TI PROGETTI, Labics, arch. Elisabetta Fabbri e Vitruvio per il Palazzo dei Diamanti di Ferrara – ci sarebbe gran bisogno di ripensare, ridisegnare, reinterpretare e dare nuovi significati ad intere parti di edifici se non di città, nel rispetto dei vincoli molto stringenti che ci impongono la normativa, i regolamenti edilizi, le sovrintendenze, che sicuramente non si hanno in altri paesi come negli Stati Uniti?

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Terrazza Triennale Milano, OBR, Paolo Brescia e Tommaso Principi

“La Morgan Library dal 1966 è stata dichiarata National Historic Landmark, e nello stesso anno inserita nel registro del New York City Landmark che pone vincoli di conservazione sugli edifici registrati. Com’è noto, gli Stati Uniti non sono New York. E, infatti, la scelta dello studio RPBW di costruire nel sottosuolo e lasciare esterni solo pochi volumi, disposti nell’unica parte a disposizione del complesso lotto della biblioteca, lo spazio aperto residuo, è stata dettata proprio da questo vincolo di tutela. Una situazione, questa, che si potrebbe trovare tranquillamente anche nel nostro paese o in altre parti d’Europa. I quattro progetti offrono quattro aspetti diversi di come l’architettura contemporanea si può inserire e dialogare con il patrimonio costruito che abbiamo ricevuto in eredità, sia questo storico, antico o moderno. Tutte e quattro hanno il comune denominatore di intervenire in un edificio esistente protetto offrendo approcci, linguaggi e visioni tra loro diversi. Per quel che riguarda i vincoli molto stringenti, il progetto di De Lucchi, per esempio, ne coglie l’importanza e quegli stessi vincoli diventano la trama del racconto del suo progetto di allestimento. Questo, infatti, lascia emergere per ciascuno dei palazzi che compongono il complesso delle Gallerie d’Italia i modi e le mode con cui si è sviluppato il progetto degli interni nel corso della storia e di cui loro stessi sono dei manifesti e fa sì che le opere esposte ne seguano in parte le regole. Nel Palazzo Anguissola i paramenti murari decorativi erano così ricchi, che le opere delle Gallerie sono state esposte su cavalletti autoportanti appositamente disegnati”.

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Tempio Capitolino Brescia

L’Italia in fondo potrebbe offrire in tal senso un prezioso campo di sperimentazione unico, vista la densità di stratificazioni storiche come in nessun altro luogo al mondo si ha, nel costruire un dialogo proficuo tra le parti interessate, tra chi è preposto al controllo dei territori, tutela dei beni monumentali e paesaggistici e chi dovrebbe aggiungere con le proprie competenze tecniche e creative, gli architetti, i designer, gli artisti, le aziende che lavorano nel settore come Capoferri, una cultura del progetto innovativa in grado di donare plusvalori a contesti da valorizzare e rigenerare. Da questa mostra emerge una nuova modalità di intervento ma ancora molto discreta, quasi mimetica con unica eccezione per il progetto di Renzo Piano, naturalmente. E’ possibile secondo lei intravedere, oltre ai progetti presentati in mostra forse non del tutto sufficienti ad esaurire il tema, valide modalità anche più impattanti e dall’identità più forte (valido esempio l’intervento nella Basilica di Siponto di Edoardo Tresoldi, medaglia d’oro per l’Architettura Italiana alla Triennale di quest’anno), per mettere in atto in maniera convincente questo dialogo? Se si, quali possono essere gli esempi in altri paesi, ma più vicini alla nostra realtà?

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Hotel Alila Yangshuo dello studio Vector Architects di Pechino

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Hotel Alila Yangshuo dello studio Vector Architects di Pechino

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Thomas Heatherwick, Zeit MOCAA a Cape Town

“L’opera di Tresoldi è un’installazione permanente, splendida e evocativa nel generare uno spazio che è al limite dell’effimero, poetica del suo dialogare con il contesto. Credo esistano pochi esempi di tale raffinatezza: ma il tasto che tocca la mostra è più vicina a interventi architettonici sul costruito che permettano a nuove funzioni di installarsi rigenerando a nuova vita i manufatti esistenti, e rivalutandoli anche dal punto di vista energetico e ambientale, un aspetto molto legato alle tecnologie e all’architettura tout-cour. Prendendo esempi da tutto il mondo sul tema del riuso e della valorizzazione, anche in termini più contemporanei e radicali del patrimonio costruito si possono citare l’ultimo progetto di Thomas Heatherwick con il Zeit MOCAA a Cape Town, in Sudafrica, lo spettacolare recupero di un silo per il grano del 1920; l’hotel Alila Yangshuo dello studio Vector Architects di Pechino, il riuso di un edificio industriale in un albergo; l’Elbphilarmonie di Herzog & De Meuron ad Amburgo, che costruiscono su un edificio esistente, una fabbrica di cacao in mattoni rossi, un intero edificio. Ma se devo pensare a un edificio ‘manifesto’ che trovo significativo per i diversi punti di vista espressi in questo articolo finora, allora guardo alla Caixa Forum di Madrid di Herzog & De Meuron“.

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Basilica di Siponto, Edoardo Tresoldi

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Basilica di Siponto, Edoardo Tresoldi