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Motorefisico, il duo che detta la linea

Alla Quasar Design University di Roma l’anamorfosi ipnotica di Lorenzo Pagliara e Gianmaria Zonfrillo

di Roberto Clever

C’è una nuova scia da seguire, per chi ama l’arte e la creatività urbana. Si parte da Roma, nel quartiere Ostiense, e a Roma si ritorna dopo un lungo zig-zag per la capitale e qualche puntata all’estero tra Bordeaux e Berlino. In quindici tappe si attraversa un mondo visionario fatto di geometrie, grafiche optical e anamorfosi realizzate con materiali semplici: resine, acrilici, perfino scotch.

Un mondo in cui convivono lo spirito di Josef Albers e quello di Sol Lewitt, interpretati e attualizzati in chiave urban con l’entusiasmo e la grinta di chi non ha ancora trent’anni e vuole affermare un punto di vista creativo sullo spazio che lo circonda.

Chi finora si fosse perso quest’universo ipnotico, potrà recuperare il 7 luglio alla Quasar Design University di Roma, dove Motorefisico – ovvero Lorenzo Pagliara e Gianmaria Zonfrillo, romani, background in architettura – presenterà il suo nuovo lavoro: un’anamorfosi che tappezza le pareti e corre lungo i pavimenti dell’istituto di via Crescenzio, dove i due sono atterrati grazie allo scouting di Cecilia Anselmi, direttore didattico e coordinatore del Triennale accademico in Habitat Design e autrice di alcuni degli scatti che pubblichiamo qui.

Motorefisico nasce due anni fa con un nome preso in prestito dal software che riproduce nei videogiochi le leggi della fisica. L’avventura inizia decorando un locale in zona Ostiense con una serie di trame lineari realizzate con lo scotch. In breve arrivano altri allestimenti, sempre per privati: un bagno di sei metri quadrati seguito, a oggi, da una quindicina di progetti indoor e outdoor, incluso uno per Gdf Suez. “E’ stato proprio il lavoro per la multinazionale, che aveva affidato un palazzo di dieci piani ad altrettanti gruppi di creativi, a farci capire che le trame lineari potevano diventare la nostra strada”.

Il lavoro che fa conoscere Gianmaria e Lorenzo a un pubblico più ampio è però il labirinto di linee simmetriche realizzato nel 2015 sotto al Ponte della musica, nel quartiere Flaminio. Con le prime foto sui social, arrivano anche i riflettori dei media e le prime interviste. “Entriamo in una stanza o prendiamo possesso dello spazio all’aperto e iniziamo a riempirli di linee. Quasi mai iniziamo un lavoro avendo già in testa il disegno che andremo a comporre. L’anamorfosi del Quasar è un’eccezione: quando gli spazi da coprire sono grandi, è più comodo avere un copione che improvvisare”. In questi giorni, Motorefisico è a Berlino, invitato da Tape Over, crew tedesca della tape art, per il vernissage We exsist to connect (un nome, un programma).

“Ho avuto modo di conoscere Motorefisico attraverso il web” racconta Cecilia Anselmi. “Prima non avevo idea di chi fossero. Cercavo qualcuno disponibile a collaborare con me per l’allestimento dell’evento di chiusura d’anno di QDU (Quasar Design University), l’accademia romana in cui insegno da anni. Da tempo li seguivo con interesse sui social network, che sono stati, anche in questo caso, un media utile per avere un’interazione immediata con loro. Li ho contattati e mi hanno risposto subito. Guardando la loro gallery di foto e video, ho riscontrato lampanti assonanze tra il loro lavoro, di matrice astratta e strettamente pensato in relazione allo spazio fisico in cui prende forma (sia in interno che in esterni), e la ricerca che è alla base dei programmi didattici di Basic Design e Metodologie della Progettazione, i corsi tenuti come docenti da me e Anna Mercurio al primo anno dei triennali accademici di Habitat Design e Grafica e Comunicazione Visiva. I riferimenti sono alla corrente del minimalismo astratto che da Josef Albers, artista e insegnante, uno dei maestri fondatori della Bauhaus, passano poi per le sperimentazioni didattiche, e non solo, di Munari, approdando negli anni 60 anche a quelle optical dell’arte cinetica e programmata e, ancora, nelle opere del grande Sol Lewitt, fino ad arrivare a Daniel Buren in tempi più recenti. La ricerca sulle forme primarie, sulla linea, il tracciamento e la misura delle superfici e dello spazio, sono al centro di un terreno comune di ricerca che è quello in cui ci siamo incontrati e stiamo collaborando attualmente”.

Non esistono, in Italia, gruppi di creativi simili a Motorefisico. “Siamo vicini alla tape art, ma non facciamo soltanto tape art” spiegano i due, riferendosi alle decorazioni a nastro che si stanno diffondendo in Germania spingendo un mercato di negozi specializzati in scotch e prodotti dedicati proprio a chi realizza opere simili. Se gli si domanda come si definiscono, la risposta è anzitutto un sorriso: “Su questa cosa quasi litighiamo” dice Lorenzo: “Per me siamo decoratori d’interni, magari estremamente specializzati…”. “Io non mi faccio problemi a definirci artisti”, dice Gianmaria. “Facciamo quello che ci riesce” riprendono insieme, “cioè lavorare con un ingaggio per luoghi privati o regalando il nostro lavoro alla città”. Il futuro? “Grande è bello! Vogliamo lavorare sugli spazi pubblici. Dopo i perimetri, un obiettivo da trasformare nel nostro landmark possono essere le pareti”.

“Dove la ‘linea’ porterà Motorefisico nessuno può saperlo” dice Cecilia Anselmi, “probabilmente neanche loro, che hanno cominciato da poco e sono molto giovani. Vanno senz’altro seguiti con grande attenzione ed è quello che continuerò a fare in futuro”.

 

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