Tutto il design che ci farà vivere su Marte - CTD
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Roberto Clever

13 agosto 2019

Tutto il design che ci farà vivere su Marte

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Da ottobre una mostra imperdibile al London Design Museum, tra storia e futuro simulato

Marte non è una frontiera soltanto per la scienza, ma ovviamente anche per il design. L’ultima sfida lanciata allo spazio dall’umanità coinvolge il London Design Museum, che il 18 ottobre inaugura la mostra Moving To Mars con oltre centocinquanta oggetti esposti, da materiali originali della Nasa e dell’Esa, l’agenzia spaziale europea, passando per collezioni di moda e installazioni.

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Mars Habitat by Hassell, image credit: HASSELL + Eckersley O’Callaghan

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Mars Habitat by Hassell, image credit: HASSELL + Eckersley O’Callaghan

La mostra sarà soprattutto l’occasione per simulare la vita sul pianeta rosso attraverso due installazioni. On Mars Today sarà un’esperienza multisensoriale all’interno di un prototipo a grandezza reale firmato dallo studio di design internazionale Hassell, mentre Alexandra Daisy Ginsberg immagina in un altro allestimento come sarebbe il pianeta colonizzato esclusivamente dalle piante.

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Mars Habitat by Hassell, image credit: HASSELL + Eckersley O’Callaghan

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Mars Habitat by Hassell, image credit: HASSELL + Eckersley O’Callaghan

Le condizioni su Marte sono profondamente ostili agli esseri umani, che però hanno lanciato la sfida alla conquista del pianeta da parecchio tempo. La prima esplorazione risale al 1965 con il programma Mariner condotto dalla Nasa: una serie di sonde spaziali interplanetarie fu lanciata tra il 1963 ed il 1973, destinate all’esplorazione di Marte, Venere e Mercurio. Dei dieci veicoli spaziali, sette ebbero successo, gli altri tre vennero persi. Poi è toccato all’Orion Multi-Purpose Crew Vehicle, un veicolo spaziale con equipaggio attualmente in fase di sviluppo da parte della Nasa. Basato sul Crew Exploration Vehicle del programma Constellation, che sarebbe stato impiegato per il trasporto di astronauti in orbita lunare, secondo i piani attuali della  Nasa sarà utilizzato nell’esplorazione umana degli asteroidi e degli spazi cislunari, in vista di un futuro sbarco su Marte. Il primo volo con equipaggio è previsto nel 2023. E l’anno dopo potrebbe toccare a SpaceX, la compagnia aerospaziale privata di Elon Musk.

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Mars Habitat by Hassell, image credit: HASSELL + Eckersley O’Callaghan

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Mars Habitat by Hassell, image credit: HASSELL + Eckersley O’Callaghan

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Mars Habitat by Hassell, image credit: HASSELL + Eckersley O’Callaghan

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Mars Habitat by Hassell, image credit: HASSELL + Eckersley O’Callaghan

La mostra inizierà con la sezione Imagining Mars, ovvero una overview di come l’uomo, dall’antichità, ha visto il pianeta, da una tavoletta cuneiforme del British Museum alle prime mappe di Marte di Giovanni Schiaparelli, fino alla fantascienza e alla cultura popolare. Nella sezione, anche un prototipo in scala reale del rover Rosalind Franklin della missione ExoMars, realizzato in collaborazione tra ESA e Roscosmos: il robot verrà lanciato nel luglio del 2020 e atterrerà sette mesi dopo tramite una piattaforma di atterraggio di fabbricazione russa. Quindi, ci sarà la possibilità di comprendere quale ambiente ostile attende l’uomo sul pianeta con l’installazione multisensoriale On Mars Today.

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SS20 ‘New Horizons’ collection by RÆBURN, image credit: RÆBURN

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SS20 ‘New Horizons’ collection by RÆBURN, image credit: RÆBURN

La mostra avrà poi una sezione, The Voyage, dedicata al ruolo del design e dei designers nella progettazione degli ambienti destinati a viaggiare nello spazio. Dai vassoi della Nasa agli interni di Galina Balashova firmati tra il 1964 e il 1980 alle stazioni spaziali di Raymond Loewy, passando per la tuta spaziale NDX-1, progettata appositamente per la superficie di Marte dall’Università del Nord Dakota ed esposta per la prima volta.

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SS20 ‘New Horizons’ collection by RÆBURN, image credit: RÆBURN

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SS20 ‘New Horizons’ collection by RÆBURN, image credit: RÆBURN

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SS20 ‘New Horizons’ collection by RÆBURN, image credit: RÆBURN

La mostra non poteva tralasciare la sfida all’alimentazione nello spazio, rappresentata dal tavolo disegnato da Konstantin Grcic e ispirato dai mezzi spaziali senza gravità a bordo.

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Hydroponic farming units by Growstack, image credit: GrowStac

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NASA Curiosity Rover on Mars, image credit: NASA

ExoMars Rover prototype by the European Space Agency, image credit: ESA

Nella sezione Survival i visitatori potranno entrare per la prima volta in un habitat marziano, progettato dallo studio di architettura Hassell nell’ambito del progetto Habitat della Nasa che impiega la stampa 3D. Hassell e gli ingegneri di Eckersley O’Callaghan (EOC) hanno progettato un guscio esterno che i robot potrebbero costruire in autonomia usando nient’altro che materiali reperiti sul suolo del pianeta, per dare un rifugio agli esploratori/abitanti.  Dopo l’atterraggio, gli astronauti potrebbero tirare su rapidamente l’interno dell’edificio, una serie di “baccelli” gonfiabili con tutto il necessario per vivere e lavorare su Marte. “Il nostro obiettivo” spiegano da Hassell “era quello di portare un elemento più umano nella progettazione dello spazio, in genere totalmente caratterizzato dalla massima efficienza e da prestazioni misurate con criteri tecnologici, ma non validi per l’uomo”. Insomma, dare vita a un ambiente “casalingo”, il tipo di posto sicuro di cui ha bisogno un gruppo di persone che sta compiendo la più importante esplorazione spaziale.

Lo studio londinese Hassell ha progettato per la Nasa la struttura in grado di fare da casa per i primi esploratori e abitanti, una costruzione che può essere tirata su da robot usando il materiale disponibile sul Pianeta Rosso

Gli ambienti saranno equipaggiati con abiti della collezione primavera/estate di RÆBURN, della collezione 2020 NEW HORIZON: ci saranno pezzi come coperte solari e paracaduti ispirati alla cultura del rammendo e della riparazione, considerata essenziale in un ambiente alieno. Nella stessa sezione ci sarà spazio per l’agricoltura con kit di coltivazione idroponica e sistemi di coltivazione dell’alga Spirulina.

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Family looks at hydroponic farming units by GrowStack, image credit: Felix Speller for the Design Museum

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Family looks at hydroponic farming units by GrowStack, image credit: Felix Speller for the Design Museum

Nella penultima sezione, Mars Futures, i visitatori entrano in un mondo più speculativo con l’installazione provocatoria di Alexandra Daisy Ginsberg che immagina “il selvaggio Marte” semplicemente ipotizzando sul pianeta la sola vita vegetale e non umana.

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Family looks at hydroponic farming units by GrowStack, image credit: Felix Speller for the Design Museum

Nella sezione finale, Down to Earth, i visitatori dovranno affrontare una scelta netta: dovremmo davvero andare su Marte? Qui uno spazio per le famiglie permetterà ai bambini dagli 8 anni in su di cimentarsi in una serie di sfide pratiche per la progettazione. I più piccoli potranno cimentarsi con una serie di brief definiti con la partecipazione dell’ex astronauta Tim Peake.

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Family looks at hydroponic farming units by GrowStack, image credit: Felix Speller for the Design Museum

Dice Justin McGuirk, capo curatore del Design Museum: “Dopo il cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna, stiamo entrando in una nuova era spaziale, e Marte ancora una volta cattura l’immaginazione popolare. Come museo siamo interessati al futuro, che desideriamo esplorare anche per capire come il modo di progettare nello spazio può aiutarci a risolvere i nostri problemi sulla Terra”.

Moving to Mars exhibition at the Design Museum, image credit: Felix Speller for the Design Museum