Arredi multifunzione da un metro cubo: il contest della design gallery Secondome - CTD
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Paolo Casicci

31 Marzo 2020

Quanto è grande un metro cubo? Ce lo dice il design con il contest di Secondome

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La design gallery di Claudia Pignatale lancia la sfida ai creativi al tempo della quarantena: progettate arredi multifunzione in uno spazio minimo

Quanto è grande un metro cubo? Pochissimo, se lo guardiamo con gli occhi di una donna o di un uomo al tempo della quarantena, quando anche cento metri quadrati possono sembrare la prigione di giornate tutte uguali. Ma dentro a un metro cubo può esserci un mondo di possibilità, se proviamo a immaginarlo con gli occhi e l’intelligenza di un designer.

E proprio ai designer, alla loro intelligenza creativa e alla capacità di cogliere e interpretare il sentimento e i bisogni di questi giorni si rivolge Secondome, la design gallery a Roma di Claudia Pignatale che, partendo dall’emergenza sanitaria, ha appena lanciato un contest aperto a tutti i creativi: disegnare un arredo o un complemento delle dimensioni massime di un metro cubo e che – doppia sfida – sia multifunzionale. “Puntate in alto: più funzioni e meno spazio”, spiega Claudia, che ha pensato al brief di Multifunctional durante la quarantena. Dal contest nasceranno un libro e una mostra con tutti i disegni (non sono ammessi render) arrivati in gara, mentre i cinque progetti considerati migliori entreranno a far parte delle collezioni di Secondome.

LEGGI IL BRIEF DEL CONTEST MULTIFUNCTIONAL

Claudia, ci volevano l’emergenza sanitaria e la quarantena per pensare a un brief così impegnativo. Perché chiedere di progettare un arredo di un metro? Hai visto qualcosa in questi giorni che ti ha colpito?

“Be’, le sfide devono essere impegnative, sennò non sono stimolanti! Ho qualcosa in mente, come al solito ho fatto alcune ricerche prima di lanciare il contest, ma in realtà tranne un paio di spunti interessanti non ho trovato nulla che mi colpisse”.

Che cosa rappresenta un metro cubo di spazio per una gallerista di design?

“Sai, per noi che combattiamo con le spedizioni il metro cubo rappresenta la misura standard di riferimento. Per me, con la deformazione da architetto, il metro cubo e il metro quadrato sono le unità di misura da cui si parte. Ho pensato che in un metro cubo si possa sviluppare di tutto, se ci pensi sono moltissimi i complementi di arredo iscritti in un metro cubo!”.

Che cosa vuol dire, letteralmente, per una gallerista di design, vivere chiusa in casa per una quarantena? Che cosa ti manca di più?

“Probabilmente quello che vuol dire per chiunque, per quanto possa essere confortevole la tua casa. Quello che mi manca di più è la libertà, anche la libertà di scegliere di stare a casa banalmente. Ovviamente gli amici, gli affetti, il contatto umano…”.

Riesci a trovare un posto per il design, in queste giornate?

“Siamo circondati dal design, tutto ciò che ci circonda è stato pensato, disegnato e realizzato da qualcuno, più o meno famoso, in tempi più o meno recenti. Oggi in realtà la cosa che penso più di tutte è: quando e come ne usciremo? Cosa succederà dopo? Come cambierà tutto?”.

Tre momenti della giornata in cui il design ti accompagna.

“Il primo è la moka, poi il computer, in ultimo le lampade della mia stanza con cui leggo, Clothes di Droog Design, la gruccia appendiabito con la lampadina, e la Torch di Established&Sons”.

Non so sei hai letto il post su Facebook in cui Giulio Iacchetti si lamenta che in questo momento c’è chi distingue tra un design di serie A (per esempio quello di chi si mette a progettare mascherine) e uno di serie B, “inutile”.

Claudia Pignatale, fondatrice della galleria di design Secondome, a Roma

Come vive questi giorni una gallerista di design? Come si fa a mantenere vivo un ruolo, una posizione, a essere comunque rilevanti quando si fa il tuo lavoro in un momento come questo?

“Certo che l’ho letto! Be’, oggi evidentemente l’attenzione e il focus sono sull’emergenza, tutto ciò che aiuta nell’emergenza, e la maschera è un’idea geniale, non solo fa audience ma sdogana anche l’utilità della stampa 3D. Evidentemente in un altro momento non avrebbe avuto la stessa risonanza. Non c’è un design di serie B. Oggi però siamo tutti concentrati su altro”.

La casa: come ne uscirà l’approccio agli interni, se cambierà, dopo questi giorni? Che stimoli stai riscontrando tra i designer con i quali hai collaborato?

“La casa di questi tempi è un grandissimo tema. Leggo molte considerazioni sui social e parlo con amici che magari hanno voluto l’open space e ora se ne pentono amaramente. Cambierà la casa, come? Lo vedremo. Sì, ne sento molti, facciamo video chat, parliamo di tutto come nella vita normale, di fatto siamo amici. Chi si è dato alla ricerca, chi alla cucina, chi allo yoga… Ma la cucina va per la maggiore”.

Ti è venuto in mente in questi giorni un pezzo che hai commissionato, contribuito a progettare?

“I miei brief, sono quasi sempre così, e poi di solito lo rivediamo insieme con i designer, io sono quella delle soluzioni tecniche, l’intermediario tra il designer e l’artigiano. Però sì, c’è un pezzo che ho commissionato ultimamente e che ho contribuito a progettare, ma non ti dirò qual’è, dovrai aspettare il 2021”.