Una giornata al museo Giovanni Sacchi, per capire cosa è un designer senza modellista - CTD
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Matteo Di Ciommo

2 settembre 2019

Una giornata al museo di Giovanni Sacchi, per capire cosa è un designer senza modellista

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Nel tempio di un mestiere in estinzione, dove hanno preso forma le idee e i disegni dei maestri italiani

Sono andato a parlare di modellisti e botteghe a Sesto San Giovanni con Lodovico Gualzetti, che gestisce l’archivio del maestro Giovanni Sacchi.

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Non sono lì per nostalgica memoria, ma per immaginarmi un modellista al lavoro qualche decennio fa. L’archivio è stato realizzato nel 2009 a Sesto San Giovanni ed è un luogo molto particolare perché nonostante non sia nella sede originale (il laboratorio di Sacchi era in via Giuseppe Sirtori, zona Porta Venezia a Milano) rimane di un fascino intatto grazie alla ricostruzione di una parte dello spazio e all’incredibile mole di materiale conservato composto da centinaia di modelli e oggetti presenti, circa ottomila disegni, novemila tra fotografie e video, oltre a documenti vari.

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Una volta entrato, mi trovo subito a sinistra un muro di firme e frasi di ringraziamento al Sacchi dei più grandi maestri del progetto (e subito penso divertito a chi scriverà parole di ringraziamento ad una stampante 3D per il suo encomiabile lavoro).

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Ma chi era Giovanni Sacchi, e che cosa fa un modellista? Mi faccio aiutare dalla descrizione che ne fa Stefano Micelli nel libro Futuro artigiano: “Il lavoro di Sacchi è stato dare tridimensionalità alle idee del design italiano. Il passaggio da un’intuizione, o addirittura da un progetto compiuto, alla sua realizzazione in modello tridimensionale non è banale né indolore. La terza dimensione riserva sorprese. Vedere un progetto tradotto nel suo modello fisico non è cosa scontata. Poter toccare e maneggiare una macchina da scrivere, una caffettiera, una macchina da cucire produce sensazioni che costringono il progettista a rivedere le proporzioni e a ripensare i dettagli. Molti dei committenti che si sono affidati a Sacchi hanno «scoperto» i loro progetti nel momento in cui Sacchi gli ha consegnato il modello. Spesso hanno apportato modifiche e miglioramenti da lui suggeriti”.

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Quel che si percepisce dall’esperienza dell’archivio Sacchi e grazie anche alle parole di Lodovico è che per capire il modellista bisogna partire dal luogo fisico di questo lavoro: la bottega.
I tavoli da falegname hanno sopra modelli di studio o definitivi. Sono curiosi i primi modelli meccanici perché Giovanni Sacchi era nato come modellista meccanico per la fonderia e solo dopo la guerra, grazie anche all’incontro con Marcello Nizzoli capisce le potenzialità lavorative di questa nuova strada del “design”. Le decine e decine di sgorbie e scalpelli appesi alle rastrelliere sono un inventario di forme incredibili, dove si stenta a vederne due uguali, ciascuna figlia di un’esperienza diversa nel formare la materia per arrivare alla forma voluta. I cassetti sono pieni d’ingegnose trovate per i dettagli dei plastici architettonici, ad esempio c’è un profilo di automobile che all’occorrenza veniva sezionato a seconda delle esigenze.

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Sulla parete di fondo ci sono modelli di sedie, poltrone e altri oggetti, modelli di studio che si perfezionano piano piano testimoni di un dibattito, di uno spazio dove appassionati artigiani diventano collaboratori di progetto, dove si nutre il dialogo e l’incontro, dove il designer seppur autore del progetto è supportato non solo dalle mani ma dal pensiero di un professionista che non è direttamente al suo servizio, ma che lo affianca nella ricerca formale di quei dettagli che solo il modello fisico può arrivare a visualizzare e risolvere.

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Difficile pensare a un biglietto di ringraziamento per il lavoro svolto indirizzato, oggi, a una stampante 3D. Qui artigiani appassionati diventavano collaboratori di progetto

Tutti i più grandi designer italiani sono passati per la sua bottega, ad esempio Richard Sapper ne era un grandissimo frequentatore e passava ore accanto al Sacchi o ai suoi collaboratori per trovare la giusta soluzione formale. A testimonianza che il modellista non era mero esecutore ma aiutante pratico e confronto intellettuale su di un banco c’è un pennarello Tratto pen incorniciato con il relativo disegno; pare che fosse stato proprio il Sacchi a consigliare di aggiungere la piccola dentellatura sul bordo inferiore del tappo per evitare che rotolasse una volta riposto orizzontalmente sulla scrivania.

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Questo aneddoto racconta come egli fosse un vero e proprio collaboratore di progetto, un prezioso sperimentatore sensibile testimoniato dai numerosi modelli di studio presenti, costruiti con i materiali più diversi, dal legno al metallo, al gesso e al polistirolo.

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Viene spontaneo chiedersi se avrebbe preso una stampante 3d nel suo laboratorio per esigenze economiche e produttive; ci sono diversi cartelli sulle ante dei mobili che parlano di risvolti economici relativi al tempo di esecuzione dei modelli; (al massimo di espansione il laboratorio Sacchi arrivò a undici persone, il che fa pensare ovviamente a una realtà economica con una sua difficoltà gestionale) chissà se le macchine a controllo numerico fossero state di suo gradimento e cosa avrebbe pensato degli attuali fab-lab.

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Il laboratorio venne chiuso nel 1997 (gli venne conferito il Compasso d’Oro alla carriera nel 1998) e lui morì nel 2005 quindi non riuscì a vedere il fiorire di quelle tecnologie di prototipazione rapida di cui i progettisti fanno largo uso attualmente.

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Certo è che le differenze tra bottega e fab lab, tra lavoro manuale e macchina a controllo numerico esistono e creano interessanti riflessioni sul modello. Quest’ultimo del resto ha una sua indiscutibile forza, ovvero quella di essere un efficientissimo coadiuvante al progetto perché la sua presenza fisica è materia e spazio di ragionamento non altrimenti ottenibili.

Il sapere di un artigiano modellista non è legato solo alla riproposizione in forma fisica di un disegno, ma alla verifica che queste forme abbiano un significato nella vita delle persone e che siano compatibili con processi produttivi complessi.

Chissà se il modello fisico, sia di design che di architettura resisterà agli attacchi dell’informatica, penso ad esempio alla realtà virtuale e alla sua possibilità di far visualizzare una realtà per l’appunto virtuale e non esistente concretamente. Può darsi che la realtà di cui ci parla un modello fisico non abbia più senso di esistere? Non avremo più bisogno di questo tipo d’interfaccia progettuale?

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Qualche giorno fa mi sono sentito dire da Stefano, della segheria poco fuori Milano dove vado a comprare il legno: “Il multistrato di faggio me lo chiedevano i modellisti, adesso i modellisti non ci sono più e multistrato di faggio non l’ho più”.

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Ebbene io spero vivamente che i modellisti ed il modello resistano! Come ha scritto Micelli, “i committenti di Giovanni Sacchi consideravano i suoi servizi piuttosto costosi, ma necessari per assicurare un prodotto in grado di reggere nel tempo. Oggi, dicono in molti, è diverso: i tempi per arrivare al consumatore finale sono troppo stretti per gestire una procedura iterativa così lunga. Alcuni osservano che le nuove stampanti 3D riescono a generare modelli che offrono, più o meno, le stesse indicazioni dei modelli che fino a pochi anni fa potevano essere prodotti da artigiani di grande esperienza. L’affermazione è vera solo in parte. Il sapere di un artigiano modellista non è legato solo alla riproposizione in forma fisica di un disegno, ma alla verifica che queste forme abbiano un significato nella vita delle persone e che siano compatibili con processi produttivi complessi. Tradurre significa anche valutare le implicazioni che il passaggio a una dimensione tridimensionale comporta, incorporando la sensibilità e le aspettative di interlocutori diversi”.

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A me piace pensare al modellista come ad una figura demoniaca in cerca di un accordo tra il volo pindarico e intellettuale del progetto e la cruda realtà sensibile della materia e anche se pochi, nascosti e silenziosi spero vivamente che possano ancora trovare un loro posto nel progetto tra una sgorbia e una stampante 3D.

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