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Paolo Casicci

3 aprile 2019

A Roma arriva Naba, facciamo tutti in modo che non sia un marziano

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Nella capitale apre l’accademia milanese, occasione di crescita in una città ripiegata. Il corpo docente ancora in via di definizione. Manager e direttore: “Stiamo cercando”

di Paolo Casicci

C’è sempre un motivo in più per gioire, quando in città apre una scuola nuova. Specialmente se, come è accaduto oggi, quella scuola è un’accademia dal valore riconosciuto a livello internazionale come Naba – parte di una rete privata, la Galileo Global Education Italia, che include Domus Academy e Istituto Marangoni per un totale di ottomila studenti distribuiti in tutto il Paese – e la città che la accoglie è Roma, capitale ripiegata e messa in ginocchio, ancor prima che dalla mancanza di visione, dai mille disservizi che impediscono ai suoi cittadini di vivere la banalità del quotidiano.

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Uno iato profondo separa dunque l’ospite dal nuovo arrivato, che peraltro sconta la sua milanesità come una medaglia a due facce: da un lato la provenienza geografica ne fa un pezzo di formaggio per un esercito di topi a caccia di una ghiotta occasione professionale (evidentemente percepita come sempre più rara da queste parti per i creativi e i progettisti), dall’altro nutre la diffidenza verso una città concorrente, l’eterna rivale per la verità ormai distante anni luce in quanto a efficienza e a opportunità di sviluppo, che fa vedere nella nuova istituzione una specie di marziano. Per dire: l’argomento più battuto a inaugurazione conclusa era il fatto che, a dispetto della partenza dei corsi il prossimo autunno, della didattica di Naba si conoscono al momento i coordinatori e non il resto del corpo docente, ancora in via di definizione. Il managing director Donato Medici e il direttore della formazione Guido Tattoni, figura unica per Milano e Roma, hanno approfittato della presentazione ai giornalisti per ribadire che “siamo in cerca”. Il paradosso, molto romano, è che un’opportunità in corso è stata subito bollata come una carenza da parte di chi quest’opportunità la mette sul piatto.

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Ma chi è poi il vero marziano in questa storia? Il nuovo arrivato, che prova a portare un pezzo di quella tradizione virtuosa di cui è interprete, o, paradossalmente, gli stessi padroni di casa, i romani che lo annusano e cercano di prendergli le misure?

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Naba a Roma, in due ex edifici Enel nel quartiere Ostiense

Dice Italo Rota, architetto e designer advisor di Naba, presente ieri al taglio del nastro: “Milano s’è trasformata in vent’anni partendo dal basso, spinta dai suoi stessi cittadini, che sono esigenti, a semplificare i processi produttivi e a rendere agevole la vita di tutti i giorni. E’ questo, in fin dei conti, il grande segreto di Milano, che la vita in quella città è semplice”. Per dirla come Marco Polo: “D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda”.

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La location scelta da Naba, due ex edifici Enel in zona Ostiense, in uno dei quartieri romani maggiormente carico di promesse, incoraggia a pensare a un dialogo con il territorio per questo campus di 3700 metri quadrati dove dal prossimo autunno si potranno studiare Fashion design (course leader Colomba Leddi), Media Design e Arti Multimediali (Vincenzo Cuccia), Arti Visive (direttore del dipartimento Marco Scotini e course leader Andris Brinkmanis) e Graphic Design e Art Direction (Patrizia Moschella). Anche l’invito a partecipare all’opening rivolto da Naba ai direttori delle accademie private concorrenti suona come l’intenzione di muoversi con spirito di collaborazione, sebbene sia inutile negare che quella apertasi oggi è una sfida all’ultima matricola.  L’obiettivo della Nuova Accademia di Belle Arti è infatti particolarmente ambizioso: arrivare a mille iscritti in cinque anni, ha detto Donato Medici.

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Naba a Roma, in via Ostiense 192

Per compiere la missione, l’accademia fondata nel 1980 a Milano da un gruppo di intellettuali – Ausonio Zappa, Guido Ballo e Tito Varisco – per svecchiare l’insegnamento superiore, punta su un campus fornito di tutti gli strumenti che possano consentire agli studenti di esprimersi al meglio, dai laboratori con macchine da cucire industriali, presse, ferri da stiro, manichini e busti sartoriali a quelli di arti visive con tutto l’occorrente per stampa e incisione, fino alle sale di illuminotecnica e di grafica, con le migliori infrastrutture IT e i più innovativi equipaggiamenti high-tech per la sperimentazione artistica. A disposizione degli studenti anche una biblioteca con 32 postazioni studio e aule ristoro.

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Il campus romano non è dato come alternativo, ma complementare, a quello milanese: Le due strutture “saranno, infatti, contraddistinte dallo stesso approccio, proponendosi non solo come luoghi di formazione, in cui le tradizionali discipline visive si combineranno con le nuove tecnologie digitali, ma anche di produzione grazie ad ambiziosi progetti con aziende e istituzioni italiane ed estere che daranno la possibilità agli studenti di lavorare su proposte concrete, potenziando l’efficacia della loro esperienza di apprendimento e ottimizzando lo sviluppo delle loro competenze per affrontare una brillante carriera professionale”.

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Tra le prime iniziative annunciate, il muro che divide lo spazio esterno della sede sarà lasciato alla creatività degli studenti con la supervisione di Alberonero. Sabato 6 aprile il primo Open Day per visitare il campus, scoprire i dipartimenti e conoscere l’offerta formativa (per registrarsi: https://www.naba.it/it/open-day).

 

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