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13 maggio 2018

Il neorinascimento di Kengo Kuma in Trentino

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L’installazione nel bosco dell’architetto giapponese per Arte Sella

 

di Pino Scaglione, architetto e docente

 

È doloroso, per chi si occupa del progettare e del guardare oltre, rilevare una sempre maggiore distanza tra politica e bellezza, design, idee, o anche soltanto da una visione ottimistica per un futuro differente di cui solo il progetto è portatore sapiente. Una distanza ormai fin troppo evidente che emerge nello stallo politico nazionale di partiti e istituzioni che seguono senza uno sguardo capace di andare al di là del quotidiano e del localismo, affermando un truce individualismo che danneggia ulteriormente un Paese dilaniato da ritardi, diseguaglianze, arretratezze.

A ben guardare, ciò che si nota in questo disastroso panorama è l’evidente disparità, in molte parti d’Italia, tra quanto riescono – poco in realtà – a immaginare e realizzare le istituzioni pubbliche, e quanto al contrario gran parte delle iniziative d’interesse muovono da investimenti e proposte di privati. E soprattutto giova sottolineare come nelle attività turistiche e culturali il passo lungo è di giovani, di associazioni, di società che vengono ad investire ancora sul futuro dei nostri luoghi. A Roma questo contrasto è netto: la città riesce oggi ad offrire un rinnovamento di spazi e attività che è solo rintracciabile in luoghi interessanti pensati e gestiti da privati.

E diverse sono le esperienze di nuovi modelli di diffusione della bellezza, della qualità, di progetto e politica dei luoghi, culturale, delle arti e del paesaggio. Se tra queste ve ne è una – che conosco da quando sono in Trentino, ormai undici anni – da indicare come esempio, è senza dubbio Arte Sella, un’associazione culturale nata ormai trent’anni fa, divenuta la più internazionale delle location trentine sotto la regia di Emanuele Montibeller e Giacomo Bianchi, che hanno costruito il più suggestivo e unico itinerario di arte e natura conosciuto in Italia.

Da poco, con il supporto del Politecnico di Milano, dopo l’arte questo luogo ha aperto alla stagione dell’architettura nella natura con l’opera Kodama di Kengo Kuma. Un’installazione tra i boschi del Sella, una vera opera poetica del sensibile architetto nipponico – di cui da anni attendiamo la nuova Manifattura a Rovereto – che tra profumi di larice e betulle dialoga con lo spazio naturale. Una piccola architettura con tecnica ad incastro giapponese, ma  dal significato neorinascimentale: Kuma rimette al centro l’uomo, con intorno il paesaggio, costruendo un dialogo attraverso il legno e le sue geometrie che incorniciano alberi e paesaggi. A questa del maestro nipponico seguiranno altre installazioni tra cui quelle di Michele de Lucchi, Jean Nouvel, Kazujo Sejima e di altri architetti e designer.

Kengo Kuma e Pino Scaglione

In occasione della presentazione del progetto a Malga Costa, in provincia di Trento, strideva, in questo diffondere arte e bellezza, cultura, natura e poesia, la totale assenza di politici e amministratori, mentre molti erano i turisti, i cittadini, gli allievi e gli architetti. Purtroppo, e non senza amarezza, proprio in occasioni come queste occorre notare come ormai sempre in maniera peggiore la politica italiana non sa comprendere i messaggi importanti di un nuovo e possibile legame con le persone, l’abitare i luoghi, il vivere lo spazio, la natura, i paesaggi e le cose, che passa per un nuovo concetto di bellezza, più pratica e meno aulica, e della quale l’architettura, con le arti, sono portatrici, perché messaggi universalmente condivisibili. Ancor di più necessari in un momento di grandi difficoltà collettive e individuali, in cui ogni opera, gesto, idea, progetto che sappiano tracciare una prospettiva diversa e dare fiducia e infondere bellezza, diventano un “salvagente” al quale aggrapparsi nel mare agitato della nostra inquieta società. Impari, dunque, la politica, e con umiltà prenda spunto dal fare, vivere, condividere tra la gente con idee e strumenti nuovi, accorciando la distanza tra palazzo e persone.