L'appello di Numero Cromatico: senza un sostegno, la pandemia cancellerà l'arte sperimentale - CTD
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La lettera aperta di Numero Cromatico: “Nessun sostegno per mostre e arte sperimentale, così rischiamo di chiudere”

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Il centro di ricerca romano, premiato come miglior spazio indipendente ad ArtVerona, si rivolge alle istituzioni e lancia il fundrising per l’affitto

Pubblichiamo la lettera aperta con cui Numero Cromatico, il centro di ricerca fondato a Roma nel 2011 per indagare il rapporto tra arti visive e neuroscienze, lancia l’allarme: senza misure dedicate, l’emergenza sanitaria rischia di cancellare i circuiti più attivi proprio in ambito espositivo e sperimentale. Numero Cromatico ha appena lanciato una campagna di fundrising per sostenere le spese di affitto della sede, a Roma, fino a novembre.

di Numero Cromatico

Chi conosce Numero Cromatico sa che in questi anni non siamo mai entrati nel merito delle politiche culturali adottate nel nostro Paese. Abbiamo sempre avuto fiducia nel futuro e nella possibilità di cambiamento. Abbiamo aspettato che gli organi di governo preposti dessero giusta dignità alla ricerca in ambito artistico.

Purtroppo, ormai a quasi dieci anni dalla nostra fondazione, (con rammarico) dobbiamo constatare che non è cambiato nulla. L’Italia, paese in cui sono nate le Accademie di Belle Arti, è una delle poche nazioni al mondo in cui non è ancora prevista la ricerca, in nessuna forma.

Non esistono dottorati di ricerca, non vengono erogati assegni o finanziamenti ad hoc, non esiste l’impianto organizzativo, logistico e legislativo presente invece in omologhi istituti universitari in Europa e nel resto del mondo. 

Certo, negli ultimi anni sono stati emanati diversi bandi di finanziamento per attività artistiche, nazionali e locali, pubblici e privati. Ma si tratta di palliativi, una sorta di balsamo per le coscienze di chi li pubblica e spiccioli saltuari nelle tasche di chi spesso i fondi a disposizione già li ha. Questi inoltre vengono erogati per progetti di breve respiro, per eventi singoli o sporadici e spesso per pagare le spese di produzione come, ad esempio, i costi vivi di una mostra o di un’opera. In questi bandi si scelgono i vincitori in base al CV, al numero di mostre, alla quantità di pubblico potenzialmente raggiunto, al numero di workshop o laboratori previsti per coinvolgere la cittadinanza, all’appartenenza a istituzioni o fondazioni pubbliche o private. Bandi in cui per la scrittura del “progetto scientifico” (quando viene richiesto) sono previste lo stesso numero di battute delle “strategie di comunicazione”. 

I bandi emanati negli ultimi anni sono serviti a finanziare attività artistiche, nazionali e locali, pubbliche e private, ma sono stati palliativi, una sorta di balsamo per le coscienze di chi li ha pubblicati e spiccioli saltuari nelle tasche di chi spesso i fondi a disposizione già li ha.

Ma da quando il valore culturale di una ricerca estetica si valuta in base al numero di mostre presenti in un curriculum? 

Il blocco totale delle attività, dovuto alla tragica situazione che stiamo vivendo, ha fatto emergere quanto sia fragile il sistema in cui operiamo, ma soprattutto, quanto questo non tenga in considerazione realtà come la nostra. 

Dal 2011, abbiamo portato avanti un’idea di ricerca artistica innovativa e senza precedenti, producendo mostre, conferenze, masterclass, eventi e pubblicazioni. 

Lo abbiamo fatto con economie provenienti principalmente dalle nostre tasche.

È indubbio che le associazioni culturali, gli spazi indipendenti e gli enti del terzo settore, siano la spina dorsale delle idee, delle iniziative, delle teorie e dell’aggregazione nel nostro paese. Eppure in questo difficile momento sono quelle più colpite, perché dimenticate dalle norme del governo e dai sussidi previsti. Tuttavia noi crediamo che la ricerca artistica non possa essere lasciata indietro, ma debba andare di pari passo con i progressi culturali e sociali di un paese civile. 

Siamo arrivati al punto di dover scrivere alle istituzioni, al mondo dell’arte pubblico e privato, per porre l’attenzione sugli effetti che l’attuale pandemia avrà sulle realtà artistiche come la nostra. È evidente che chi non è colpito direttamente non si rende conto del momento di estrema difficoltà che stiamo attraversando. 

Inoltre, per chi come noi si trova a pagare l’affitto a un privato (la sede di Numero Cromatico si trova all’interno del Pastificio Cerere a Roma), il rifiuto di una riduzione delle condizioni contrattuali non è in alcun modo contrastabile. 

Le associazioni culturali, gli spazi indipendenti e gli enti del terzo settore sono la spina dorsale delle idee, delle iniziative, delle teorie e dell’aggregazione nel nostro paese. Eppure in questo difficile momento sono quelle più colpite, perché dimenticate dalle norme del governo e dai sussidi previsti.

Gli sforzi fatti in questi anni per tenere in piedi un’organizzazione e uno spazio pubblico sono stati tanti e altrettante sono state le soddisfazioni. Proprio quest’anno siamo stati nominati vincitori come miglior spazio indipendente in Italia ad ArtVerona. Ma l’orizzonte che forzatamente sta emergendo davanti ai nostri occhi è quello della chiusura, senza alcuna possibilità di ripresa a breve termine.

Per questo motivo ci siamo appellati a tutti quelli che in questi anni hanno avuto modo di conoscerci, lanciando una campagna di fundraising per sostenere le spese di gestione fino al mese di novembre. 

Questa lettera ha l’obiettivo di far emergere il problema sollecitando le istituzioni ad intraprendere politiche culturali che possano sostenere la ricerca artistica nel lungo termine, in maniera stabile e strutturata, e nell’immediato erogare finanziamenti di copertura in risposta alla crisi scaturita dalla pandemia. 

L’orizzonte che abbiamo davanti è tempestoso e le acque in cui navighiamo sono torbide, è necessario invertire presto la rotta per evitare che la nave affondi in condizioni avverse.