In Olanda il design aiuta i bambini a vivere dopo il cancro - CTD
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27 agosto 2018

In Olanda il design aiuta i più piccoli a vivere dopo il cancro

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Il centro oncologico di Utrecht progettato da MMEK intervistando i pazienti e le loro famiglie

Quale architettura e design deve avere un ospedale pediatrico oncologico dove i bambini hanno una percentuale altissima di guarigione dopo le cure, ma sono costretti a vivere lontano da casa, dalla scuola e dalle loro amicizie nel lungo periodo della degenza?

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Princess Maxima Center a Utrecht, progetto di MMEK

In Olanda, Paese dove design e sanità sono all’avanguardia e procedono spesso di pari passo, si sono posti il problema e lo hanno risolto con ottimi risultati, affidando la progettazione del Princess Maxima Center di Utrecht allo studio MMEK, che ne ha fatto un gioiello di architettura e design.

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Princess Maxima Center a Utrecht, progetto di MMEK

Partiamo dal contesto. In Olanda oltre il 75 per cento dei bambini e dei ragazzi sotto i 18 anni con una diagnosi di cancro sopravvive alla malattia. Una buona percentuale che lascia aperto un secondo problema: come permettere ai piccoli pazienti di non archiviare completamente la vita di tutti i giorni durante le cure, evitando così quel ritardo cognitivo che può accompagnarsi a un lungo periodo lontano dalla scuola? “Abbiamo utilizzato un approccio alla progettazione inverso: siamo partiti non dall’architettura, ma dai bisogni e dai desideri dei pazienti”, spiega alla rivista Frame Martijn Meeske dello studio olandese.

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Princess Maxima Center a Utrecht, progetto di MMEK

Il metodo: partire dai bisogni e non dall’architettura

In pratica, gli architetti hanno lavorato su una ideale lavagna vuota, riempiendola degli input che arrivavano via via, sentendo i piccoli pazienti, i genitori, i medici e il personale dell’ospedale, attraverso vere e proprie interviste. “Chiaramente, guarire è il primo obiettivo di chi entra in questa struttura, ma non si può rinunciare, per questo, a creare quegli stimoli di cui un bambino e un ragazzo hanno bisogno per continuare a vivere durante e dopo la malattia”, dice Erik van Kuijk, co-fondatore di MMEK.

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Princess Maxima Center a Utrecht, progetto di MMEK

Ecco allora che al Princess Maxima anche i dettagli apparentemente minimi diventano importanti. Le flebo, per esempio, hanno la forma di tricicli e possono essere spostate pedalando o camminando, oppure attaccate a una sedia a rotelle o a un carrello, perché i bambini non possono essere pazienti, neanche quando sono… pazienti.

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Princess Maxima Center a Utrecht, progetto di MMEK

Dall’esigenza delle famiglie dei piccoli malati è nata invece la possibilità di ricavare piccoli angoli nascosti e protetti al riparo dalla logistica ospedaliera dei reparti, pur mantenendo inalterata la possibilità di avere un controllo visivo con lo staff, per sicurezza.

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Princess Maxima Center a Utrecht, progetto di MMEK

Aree gioco e strumenti per capire la malattia

Lo studio ha poi previsto una serie di aree gioco e per l’attività fisica in cui i mobili possono essere riorganizzati secondo necessità. E per quei pazienti che potrebbero non essere in grado di spostarsi facilmente è prevista un’offerta di giochi e altre opzioni di intrattenimento. Inoltre è stato predisposto nella struttura il Science & Discovery Center: qui, attraverso installazioni interattive si aiutano i bambini a capire la malattia, la diagnosi e le cure. Le informazioni sono condivisibili da remoto con i familiari, gli amici e i medici.

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Princess Maxima Center a Utrecht, progetto di MMEK