Palermo, con Manifesta riapre Palazzo Butera - CTD
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12 giugno 2018

Palermo, Manifesta riapre Palazzo Butera

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La dimora storica torna a splendere per la biennale d’arte

Sarà come entrare in un altro mondo: antico, onirico e contaminato. La perfetta fotografia della scena che i promotori di Manifesta 12 avevano in mente quando hanno scelto Palermo per l’edizione al via sabato 16 giugno. Quando parliamo di Palazzo Butera, il gioiello architettonico che riapre i battenti a Palermo dopo due anni di restauri, facciamo i conti con un pezzo di storia siciliana. Perché è in questi novemila metri quadrati che per secoli ha vissuto l’anima gattopardesca della Sicilia. Ed è poco distante, nell’ex-albergo Trinacria, che Giuseppe Tomasi di Lampedusa ambienta le ultime ore di vita del principe di Salina nel suo celebre romanzo.

Palazzo Butera, Copyright Manifesta, Photo by CAVE Studio

Palazzo Butera, Copyright Manifesta, Photo by CAVE Studio

Da Goethe a Hollywood, passando per il Gattopardo

Palazzo Butera, nel quartiere della Kalsa, tirato su nella seconda metà del Settecento, è per Palermo quello che Palazzo Grassi è per Venezia o Palazzo Borghese per Roma: uno scrigno di memorie non soltanto d’arte, d’architettura e storia, ma anche private: memorie di principi, baroni e cardinali. È a Palazzo Butera la Passeggiata delle Cattive, la strada sopraelevata rispetto al lungomare che la tradizione vuole riservata alle vedove in cerca di uomini lontano da occhi indiscreti. L’edificio fu visitato da Goethe e durante la Belle Époque fu al centro della mondanità internazionale grazie ai suoi padroni di casa, il principe Pietro Lanza Galletti e sua moglie Giulia Florio d’Ondes, cognata di Franca, erede della famiglia dei ricchi industriali. Con i Florio arrivarono ospiti il Kaiser Guglielmo II e Edoardo VII Re d’Inghilterra e d’Irlanda, i Savoia e altri principi e capi di stato. L’ultima figura ad animare di mondanità il Palazzo fu Raimondo Lanza di Trabia, amico di Gianni Agnelli, Ranieri di Monaco, Aristotele Onassis e dello scià Reza Pahlavi, ma anche di dive hollywoodiane come Rita Hayworth.

Palazzo Butera, Copyright Manifesta, Photo by CAVE Studio

Palazzo Butera, Copyright Manifesta, Photo by CAVE Studio

La collezione del mecenate e Manifesta

L’ultima tappa della vicenda secolare di questo gioiello prende il via in questi giorni per Manifesta, la biennale d’arte nomade e internazionale che a Palazzo Butera ha una delle sue location strategiche. Merito dell’opera di Massimo Valsecchi, il mecenate lombardo che nel 2015 ha acquistato il Palazzo dai discendenti dei principi di Butera e deciso di collocare lì la sua collezione che annovera opere antiche, da Luca Giordano ad Annibale Carracci, e contemporanee, da Andy Warhol a Gilbert&George, che Valsecchi e la moglie Francesca hanno iniziato ad acquistare quando gli autori non erano ancora famosi e quotati. Dopo anni vissuti a Londra, Massimo e Francesca Valsecchi hanno deciso di venire a vivere a Palermo, restaurare il Palazzo ed aprirlo alla città. L’edificio ospiterà infatti la loro collezione privata, con l’allestimento museografico di Giovanni Cappelletti, ma anche la sede di un polo museale e di ricerca in collaborazione con il Comune e l’Università.

Palazzo Butera, Copyright Manifesta, Photo by CAVE Studio

Palazzo Butera, Copyright Manifesta, Photo by CAVE Studio

La Sala Gotica con Anne e Patrick Poirer

Manifesta 12 era l’occasione perfetta per aprire la parte del palazzo appena restaurato ancora in parte al pubblico e regalare alla città un anticipo della festa. Così, Palazzo Butera apre per l’occasione le sale del piano terra con l’ingresso delle carrozze, la “cavallerizza” con le sue colonne monolitiche in pietra grigia del monte Billiemi. E apre anche la Sala Gotica, con un intervento site-specific degli artisti francesi Anne e Patrick Poirer. La Sala Gotica si trova al piano nobile di Palazzo Butera dopo una enfilade di stanze. Alle pareti, boiserie decorate con ori e motivi orientali; al soffitto un affresco con il Trionfo di Diana. “L’idea dell’alchimia, degli specchi, di un Oriente sognato, il nostro amore per i riflessi che permettono l’accesso ad altri mondi, così come quello per i segni e i talismani esoterici, ci hanno portati a riempire i vuoti lasciati nelle ogive con vetri antichi resi riflettenti, ma di un riflesso dolce, impreciso”, hanno raccontato a Domus Anne e Patrick Poirier. I vetri colorati inseriti nelle ogive rimandano adesso riflessi incerti e sbiaditi, mentre a terra un tappeto di forma ellittica realizzato in Nepal reca impresse iscrizioni latine sul bordo e fili rossi che collegano le diverse parole. “Siamo rimasti a lungo in questo spazio, a osservare la luce e a impregnarci dello spirito del luogo”, spiegano i due artisti.

Il restauro con i maestri artigiani

Al restauro di Palazzo Butera ha lavorato Marco Giammona, ingegnere a capo di un cantiere che ha chiamato a lavorare eccellenze artigianali del Sud: ebanisti per le 118 finestre, stuccatori, indoratori e falegnami per le capriate originali coperte dagli interventi del secondo Novecento, quando il Palazzo fu usato come scuola. Sono state recuperate due volte affrescate e riportati alla luce i lambris originali del Fumagalli dai colori rosa pompadour, verde ceylon e indaco, simili a quelli delle porcellane che il principe di Butera collezionava. Non resta che godersi la festa.

Palazzo Butera, Copyright Manifesta, Photo by CAVE Studio

Palazzo Butera, Copyright Manifesta, Photo by CAVE Studio