Da Panda a Panderis, Garage italia riaccende il sogno di Giugiaro - CTD
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Davide Gallina

24 settembre 2019

Da Panda a Panderis, perché quarant’anni dopo torniamo al mito di Giugiaro

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Garage Italia aggiorna la prima Fiat progettata fuori dalla Fiat: cinque esemplari elettrici e interni di lusso. Un inno al futuro guardando al passato

Panderis. Con un nome misterioso nasce, o meglio rinasce, la Panda di Giorgetto Giugiaro che cambia pelle e soprattutto cuore. La prima Panda elettrica dei cinque esemplari in tutto che saranno prodotti, curata da Garage Italia Customs

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Panderis, Garage Italia

A chi, come me, è nato e vissuto in Italia, il nome Panda spalanca la porta dei ricordi. Un passaggio da un amico, la seconda macchina di famiglia o più semplicemente, come successo a me, la prima auto. Oggi vederla sotto i riflettori tra giornalisti e fotografi nella palazzina streamline di piazzale Accursio a Milano è emozionante. 

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Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire perché un’autovettura è diventata tutto ciò. Le ragioni per cui un progetto ha dato vita a un’icona meritano di essere raccontate e, forse, ci fanno comprendere perché nel 2019 sentiamo parlare e vediamo tornare una storia di quasi quarant’anni fa. 

Ammetto che da designer scrivere di Panda e Panderis è davvero emozionante. Sì, perché con il nome di progetto 141 alla fine degli anni Settanta viene commissionato il primo progetto di autovettura Fiat sviluppato totalmente fuori dagli uffici Fiat. Quegli uffici appartenevano a un quarantenne Giorgetto Giugiaro. Il primo punto sta qui. In tempi di rilanci (esistevano vetture a catalogo come 126 e 127) Fiat decise di innovare affidandosi a un designer esterno al quale affidare la cura del progetto da zero a cento, potendo così portare coerenza in ogni aspetto considerando l’insieme come un vero sistema. 

La prima auto Fiat che il marchio affida a un designer esterno perché progetti tutto, da zero a cento. Giugiaro parte dagli interni, domandandosi come le persone possono stare in una vettura e di quanto spazio hanno bisogno, arrivando alla migliore abitabilità in relazione alla dimensione esterna

Giugiaro partì dagli interni, pensando a come le persone potessero stare in un’auto, che cosa ci potessero fare, di quanto spazio avessero bisogno e badando bene alle mille esigenze che ciascun possibile acquirente potesse avere. Ne uscì un capolavoro che regalava la miglior abitabilità interna in relazione alla dimensione esterna in confronto a tutte le sue concorrenti, riducendo le componenti interne a semplici rivestimenti lavabili e smontabili. Il celebre aneddoto di Giugiaro che su una sdraio partorisce il progetto è forse leggenda, ma quel sistema di tubi movibili e tessuti tesi, be’, non può essere che figlio del concetto di sdraio.

Un abitacolo che poteva divenire un letto, una culla, ospitare cinque persone o avere spazio per un metro cubo di carico. Tutto ciò rivestito da una carrozzeria molto lineare e asciutta nel disegno con linee tese quasi avveniristiche per quegli anni. 

Oggi siamo qui davanti a un esemplare riallestimento con tessuti del lanificio biellese Vitale Barberis Canonico, un motore elettrico sotto il cofano dell’azienda Newtron Groupaltoparlanti JBL Car Aftermarket e ci stupiamo e ammiriamo ancora quell’oggetto per la capacità di avere migliorato la vita di molti negli ultimi quarant’anni, ma forse manca ancora un tassello per capire questa operazione se non prendiamo in considerazione il luogo in cui possiamo vedere il progetto. 

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Interni di Panderis, tessuti del lanificio biellese Vitale Barberis Canonico

Garage Italia Customs nasce infatti nella superarchitettonica ex pompa di benzina Agip di piazzale Accursio trasformata in show room da Michele De Lucchi. Questo progetto di Mario Bacciocchi del 1951 aveva (e ancora ha) la potenza di rappresentare la dinamicità del mondo dell’auto divenendo manifesto e icona di un tempo che stava conoscendo la libertà dello spostamento privato e per tutti. 

Ora possiamo dire che solamente il progetto razionale di Giugiaro e la potenza comunicativa che Garage Italia Customs esprime su icone automobilistiche, lavorando dentro un’altra icona, architettonica, hanno potuto partorire un prodotto simile. 

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La stazione di servizio di Mario Bacciocchi del 1951 ora sede di Garage Italia Customs, piazza Accursio

Il razionale passaggio a motori elettrici, l’amore e la passione per le icone e la cura sartoriale dei dettagli rendono possibile questo esperimento. 

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L’ex stazione di servizio progettata nel 1951 da Mario Bacciocchi, ora sede di Garage Italia Customs firmata da De Lucchi, è un’ulteriore icona in questo progetto che riporta a emozioni antiche

Gli altoparlanti JBL Car Aftermarket adattati alla cabina del veicolo

In conclusione, torniamo con i piedi per terra e cioè, come in molti di voi già penseranno, di fronte a un irriproducibile prodotto (se non in piccolissimi numeri) che non vuole sovvertire l’idea di mobilità dei nostri giorni, ma ha l’innegabile capacità di solleticare in noi pensieri, passioni e desideri come pochi progetti oggi sanno fare. 

E ora corriamo nei garage del nonno e riaccendiamo la nostra vecchia Panda.