Dalla vacanza in hotel in Grecia al dj set in Olanda: quelli che in piena pandemia stanno uscendo dalla pandemia - CTD
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Barbara Marcotulli

28 Marzo 2021

La vacanza in hotel, il dj set, la partita di calcio: quelli che in piena pandemia stanno uscendo dalla pandemia

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Gli esperimenti in Olanda, Spagna e Germania dove il pubblico paga per andare a spettacoli monitorati scientificamente. Ecco chi, per tornare a vivere, progetta il “come” e non guarda più al “se”

“Il pericolo di un avvolgersi e riavvolgersi della pellicola del futuro su se stessa è onnipresente in Italia, frutto della difficoltà nell’imboccare una delle possibili strade che si aprono nel bivio di fronte a noi. Eppure le energie non mancano. Le volontà di un Paese che vuole uscire dall’incertezza sono presenti e fortemente agenti nelle persone”.

Enzo Risso, direttore scientifico IPSOS

by Ian Taylor via Unsplash

Ha un suono pieno, che si srotola bene: una specie di scivolo, ma non troppo ripido, dal quale non si rischia davvero di cadere.

Nasciamo in avanti, sparati verso il mondo da un’ultima spinta. Mica a tutti gli animali capita cosi. I nostri occhi guardano avanti. È li che sono sistemati, mica sui lati, come i pesci. Lo sguardo copre i 180 gradi, non uno di più, e se la natura ha deciso che non dovessimo guardare indietro un motivo deve averlo avuto. Uno buono, intendo.

Non ho mai capito la resistenza, la difficolta a guardare avanti. Comprendo la stanchezza, la disperazione, la fatica che impediscono di farlo ma non anche cosa impedisca di desiderarlo. Non capisco come “non poterlo” possa trasformarsi automaticamente in “non volerlo”.

La rinuncia a “ciò che non posso” è un esercizio Zen, ma le filosofie orientali non hanno mai condannato nessuno all’infelicita o alla rinuncia al desiderio. Semmai, insegnano a sublimarlo e a trasformarlo in un’energia diversa.

Deve ser aqui, by Thiago Cardoso

by Thiago Cardoso via Unsplash

Questo per dire che non attacca, non convince la storia che “ieri era meglio”, che “domani invece non si sa”. Perché non è vera. Perché ieri non torna mai, neppure quando sembra, e se lo fa dovremmo chiederci se non sia una cosa da denuncia, tipo certi stalker.

Prima della pandemia era meglio? Avevamo tutti un lavoro? No, lo avevano un maggior numero di persone nei Paesi nei quali era “normale” averne uno. Non esattamente la totalità del pianeta.

Vivevamo vite felici? Forse, alcuni di noi. Altri sono infelici ora esattamente come lo erano prima.

Le nostre economie erano piú solide? Uhm, si stavano riprendendo a fatica dalla crisi del 2008 — e guardate che per la storia dodici anni sono praticamente un battito di ciglia. Di fatto, c’eravamo ancora dentro e abbiamo preso un sonoro schiaffone mentre cercavamo di rialzarci. Hai voglia a dire che non ce lo meritavamo; piú di qualche dubbio resta, ma noi il passato sappiamo rimpiangerlo meglio di quanto ci piaccia analizzarlo con onestà.

In olandese, avanti si dice vooruit: letteralmente, “verso fuori”. In spagnolo è adelante. La sentite anche voi l’esortazione?

In Olanda, un’agenzia di viaggi porterà quasi duecento persone per una vacanza di otto giorni in Grecia per capire come e se tornare a viaggiare possa essere possibile in sicurezza anche pendente la pandemia. I viaggiatori che saranno selezionati (si sono candidate oltre 25mila persone) trascorreranno una vacanza all-inclusive sull’isola di Rodi al costo di € 399 a persona. Ci saranno naturalmente alcune regole da rispettare: gli ospiti godranno della struttura in uso esclusivo; non potranno lasciare il resort; non potranno accedere alla spiaggia ma soltanto alla piscina, e dovranno restare in quarantena per un periodo di dieci giorni al loro rientro a casa. Il rispetto di queste regole sarà attentamente monitorato.

Esperimenti come questo potrebbero aiutare a determinare se esiste una modalità ragionevolmente sicura di affrontare comunque una vacanza, e a stilare protocolli per consentire alle persone di tornare a spostarsi e agli operatori di tornare a lavorare, pur in un perimetro segnato da regole definite.

I fieldlabs

Durante lo scorso fine settimana, sempre in Olanda, nei pressi di Amsterdam, si è tenuto un festival musicale di due giorni, allo stesso scopo. Nel parco a tema di Walibi Holland, a circa 1.500 visitatori è stato permesso di festeggiare e ballare dietro presentazione di un test negativo. I partecipanti sono stati divisi in diversi gruppi e dotati di un dispositivo indossabile che ne monitora e traccia i movimenti e i momenti di contatto, registrando chi entra in contatto, per quanto tempo, a che distanza. Durante questo esperimento, è stata anche testata una nuova app governativa, che, a ogni test negativo, rilascia un QR code che consente di accedere velocemente agli eventi.

In Olanda è stata anche testata una nuova app governativa, che, a ogni test negativo, rilascia un QR code che consente di accedere velocemente agli eventi.

L’esperimento della partita di calcio

In un altro esperimento ancora, 6.200 persone avevano assistito a una partita di calcio. Gli altri esperimenti sono stati: due dj set allo Ziggo Dome, uno dei club piu grandi di Amsterdam, uno spettacolo comico teatrale, una conferenza e, appunto, una partita di calcio. I risultati saranno pubblicati tra tre settimane.

Allo Ziggo Dome, le oltre 1300 persone presenti erano state suddivise in cinque “bolle” da 250 persone, più una da 50, ognuna delle quali doveva rispettare regole diverse. In questo modo si è potuto misurare quali misure siano risultate più efficaci. Alcuni partecipanti sono stati limitati nei loro movimenti sulla pista da ballo, ad altri è stato chiesto di indossare una mascherina in ogni momento e ad altri ancora solo quando si muovevano. A un gruppo è stato servito un drink fluorescente e le persone di quel gruppo sono state incoraggiate a cantare e urlare, per esaminare la dispersione del droplet, le goccioline di saliva rilasciate nei momenti di massima baldoria.

by Jurre Houtkamp via Unsplash

I fieldlabs sono intesi come esperimenti per capire come gli eventi possano svolgersi in sicurezza, pendente la pandemia.

“Come”, più ancora di “se”. I fieldlabs sono esperimenti condotti in modo rigorosamente scientifico, in piena collaborazione e trasparenza tra ricerca e governo, ma con l’intenzione di trovare soluzioni, non di scartarle in principio.

Per accedere a ciascuno di questi eventi, i partecipanti hanno acquistato un biglietto. Inutile ricordare che le richieste sono state enormemente superiori alle disponibilità

L’Olanda ha effettuato esperimenti con partecipanti paganti.

L’Olanda ha effettuato esperimenti con partecipanti paganti.

Non è un errore: lo scrivo due volte per marcare la differenza abissale con quello che, probabilmente, avremmo scelto di fare nel nostro Paese.

Seguitemi: il governo dei Paesi Bassi ha ben chiaro che non si può chiudere per sempre, che bisogna pensare a come riaprire in sicurezza, a come riprogettare determinati servizi per continuare a offrirli e fruirne, e i suoi cittadini pagano per partecipare agli studi che servono a capire come strutturare quella riprogettazione. Tutti — ricercatori, governo, operatori del settore, pubblico — imparano qualcosa e, ancor più importante, sentono di poter andare “avanti”, di poter continuare con la propria vita.

I fieldlabs sono esperimenti condotti in modo rigorosamente scientifico, in piena collaborazione e trasparenza tra ricerca e governo, ma con l’intenzione di trovare soluzioni, non di scartarle in principio.

Fantascienza, a due ore di volo da casa.

Intendiamoci: sono perfettamente consapevole che le chiusure siano state, e possano continuare ad essere, indispensabili, ma se nessuna pandemia è mai “per sempre” neanche le chiusure possono esserlo, o rischieremo di morire di altro, oltre che di Covid — come del resto sta già accadendo.

Esperimenti simili — su club, teatri, ristoranti, cinema, musei, conferenze — sono in corso anche in Germania e in Spagna.

Incredibilmente, è passato già oltre un anno dalla prima comparsa del Covid-19. Quello che all’inizio sembrava un inconveniente temporaneo si sta trasformando in un appuntamento fisso che cambia per sempre la vita come la conoscevamo prima del 2020.

Ma per quanto tempo le persone continueranno a conformarsi pienamente alle misure necessarie per sconfiggere il virus?

Senza la scienza medica avremmo già perso questa guerra, ma la psicologia è senza dubbio un elemento altrettanto importante se intendiamo vincerla in modo schiacciante.

Ciò che alla fine ferma una malattia altamente infettiva è il rispetto da parte delle persone delle misure messe in atto dai governi. È il motivo per cui l’autoisolamento, l’allontamento sociale, il coprifuoco, le chiusure, una buona igiene e le mascherine sono diventati routine quotidiana.

Si potrebbe pensare che questi comportamenti appresi a fatica diventeranno abitudini che manterremo indipendentemente dalla durata della pandemia. Si potrebbe, in alcune culture; nella nostra, ecco, ehm.

Speranze deluse, incertezza, obiettivi che cambiano e credibilità infranta svolgono sempre un ruolo importante sui tempi e i modi con i quali le persone seguono le regole e mantengono buone abitudini. L’Italia non fa eccezione.

I sacrifici che i governi continuano a chiedere alle persone richiedono grandi dosi di autocontrollo.

La forza di volontà è stata paragonata a un muscolo mentale che può stancarsi. L’esercizio dell’autocontrollo richiede così tanto sforzo mentale che, alla fine, può esaurire la forza di volontà delle persone. L’evidenza mostra anche che, con il diminuire della forza di volontà, le persone hanno maggiori probabilità di prendere decisioni che possono comportare rischi per se stesse e per gli altri.

by Liza Pooor via Unsplash

Ai partecipanti di uno studio, ad esempio, è stato chiesto di svolgere un compito noioso. Per alcuni di questi partecipanti, l’attività è stata progettata affinché richiedesse grande concentrazione. Questi partecipanti hanno successivamente registrato una maggiore disponibilità ad assumersi dei rischi. In un altro studio, un compito noioso e complesso ha reso i partecipanti più propensi a comportarsi in modo disonesto. L’impoverimento della forza di volontà ha minato la loro capacità di distinguere il bene dal male.

I risultati controversi di situazioni come queste, sperimentali, potrebbero non essere direttamente applicabili alle circostanze odierne: potrebbero non dirci nulla sulla determinazione, nel lungo termine, delle persone a combattere il virus. Ci mostrano tuttavia quanto importanti sia la psicologia — e, in conseguenza, la sua declinazione verso la comunicazione — nel valutare le capacità delle persone di rispettare regole che vanno contro i desideri e le inclinazioni naturali.

L’esecuzione di un’attività — come seguire regole e regolamenti anti-Covid complessi — dipende anche da obiettivi chiari e raggiungibili. Obiettivi vaghi o frequentemente mutevoli, e la mancanza di feedback sui progressi delle persone verso obiettivi specifici, tendono a minare la motivazione.

by Philippe Leone via Unsplash

I messaggi contrastanti sono stati una caratteristica costante delle risposte del governo al Covid-19, non solo in Italia ma un po’ ovunque. Sebbene, in alcuni Paesi (in Germania, ad esempio), questa contraddittorietà — fisiologica, considerato che del virus impariamo ancora oggi cose nuove ogni giorno — abbia trovato giustificazione o, comunque, offerto rassicurazione, nell’autorevolezza di leader che hanno saputo costruire un dialogo onesto e trasparente ma anche, soprattutto, non paternalistico.

Nel paternalismo di tanta comunicazione si annida una grossa parte delle difficoltà attuali a ingaggiare i cittadini nelle misure che sarebbero indispensabili a una corretta gestione dell’emergenza e all’uscita dalla stessa (sul tema, l’analisi è quella di Zeynep Tufekci per The Atlantic, ripresa in Italia da Internazionale con il titolo “Come si esce da una pandemia”).

Da un punto di vista psicologico, la coerenza gioca un ruolo importante quando si tratta della fiducia delle persone nell’autorità e nella loro disponibilità a seguire le regole, in particolare quando si tratta del tipo di risposta a lungo termine richiesta in una pandemia.

Ciò che le persone sono disposte a sacrificare dipende anche dalle loro aspettative. Questo è il motivo per cui l’ottimismo può essere uno strumento potente per aiutare le persone a superare i momenti difficili. Ma se i messaggi ottimistici dei governi iniziano a suonare come false speranze, può verificarsi il risultato opposto. Lo sconforto può indurre le persone ad abbandonare le buone abitudini. Figurarsi in Italia, dove i messaggi ottimistici si sovrappongono (e confondono) alle misure di contenimento e non si parla ancora di riprogettare il futuro. Noi “aspettiamo”, con una fiducia che sa di rassegnazione parecchio più di quanto dovrebbe.

by Sameera Munshi via Unsplash

Coerenza non significa “certezza” del messaggio ma “chiarezza” del suo obiettivo. Nessuno in Italia — nessuno che avesse l’autorità e l’autorevolezza per farlo — ha mai spiegato le pur fisiologiche contraddizioni sulla base delle evidenze scientifiche che man mano conquistavamo, o di una conoscenza che potevamo ricercare ma non sempre governare, soprattutto nella prima fase.

Il compito di “spiegare”, di “giustificare” è stato lasciato a virologi, infettivologi, intellettuali, presentatrici televisive e all’ego di parecchi di loro, con i risultati che conosciamo.

I vaccini non saranno la fine dei giochi. Sul pianeta smagliato e tanto diseguale in cui viviamo, con il livello di interdipendenza gli uni dagli altri cui siamo assoggettati — il caso della nave incagliata nel canale di Suez ne è la dimostrazione più lampante — pensare di tornare alla normalità soltanto perché qui, nelle nostre città, nei nostri Paesi, saremo vaccinati in stragrande maggioranza è superficiale e riduttivo.

È un altro messaggio che rischia di riverlarsi ingannevole.

I governi affrontano il compito non invidiabile di comunicare una ragionevole dose di positività, sufficiente a motivare le persone a continuare la lotta al virus senza perdere credibilità quando si verificano cattive notizie o ritardi inaspettati.

Anche noi però, ciascuno nel nostro, dobbiamo imparare a gestire le aspettative in modo adeguato. È un esercizio di strategia e durata; è una gara di fondo, non uno sprint.

“Avanti” è dove stiamo andando comunque. Vediamo di farcelo piacere. Vediamo di settare le aspettative come si deve. Vediamo di pensare a vivere, non più a temere di non poterlo fare “come prima”. Avanti.

Mentre scrivo, leggo che un gruppo di adolescenti ha scelto di vivere in oratorio per evitare l’isolamento sociale imposto dalle restrizioni anti Covid: 22 ragazzi di Varese, tutti tra i 16 e i 18 anni, dal 7 marzo vivono insieme nell’oratorio di Biumo Inferiore, uno dei quartieri della città. L’idea è nata proprio da uno di loro, che ha suggerito di ispirarsi al modello adottato dai cestisti statunitensi della NBA: un tampone per tutti e poi l’ingresso in una “bolla” dove condividere una normalità quotidiana che all’esterno è preclusa.

Il giovane sacerdote responsabile della pastorale giovanile, ricevuta la proposta, l’ha studiata, ha definito il protocollo per realizzarla — in piena aderenza con il DPCM e con tutte le autorizzazioni del caso — e ora condivide l’esperienza della bolla con i ragazzi. Sono usciti ieri, domenica 28 marzo, la giornata delle Palme.

Forse l’oratorio è una suggestione migliore per il nostro Paese che quella dello Ziggo Dome, chissà.

“Avanti” è dove stiamo andando comunque. Vediamo di farcelo piacere. Vediamo di settare le aspettative come si deve. Vediamo di pensare a vivere, non più a temere di non poterlo fare “come prima”. Avanti.

Scegliamoci l’ “avanti” che preferiamo, ma scegliamone uno. E mettiamo da parte quello che servirà a pagare il biglietto per partecipare a qualche sperimentazione; perché le invocheremo a gran voce anche noi, vero?

Nota personale: in questo momento posso viaggiare verso le Canarie, o le Baleari; avventurarmi a NY e persino in Brasile e in Messico, dove la pandemia è ancora ampiamente fuori controllo, ma non posso vedere la mia famiglia in Lombardia. Dopo oltre un anno, una combo del tipo “tampone antigenico obbligatorio + biglietto nominativo non trasferibile + controlli + isolamento al rientro” non è ancora prevista né immaginata. Nessun protocollo, nessun esperimento.

Che “avanti” si fosse sempre un po’ soli mi era chiaro. Così tanto, dispiace.

“Non siamo padroni del futuro. Un giorno, per gli uomini del futuro, saremo gli uomini del passato. Vecchi che non hanno saputo cambiare la vita!”.

La danza immobile — Manuel Scorza