I libri di scuola? Vedi alla voce "Ricreazione". Le strane contraddizioni del paniere Istat - CTD
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Giorgio Biscaro

25 Febbraio 2021

Libri di scuola e tablet? Vedi alla voce “Ricreazione”. I paradossi del paniere Istat nell’anno del Covid

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Non basta lo smart working per far passare gli oggetti informatici come strumenti di lavoro. Che cosa dice l’elenco dei beni con cui misuriamo l’andamento dei prezzi della capacità dell’Istat di capire le nostre vite

All’inizio di febbraio l’Istat ha aggiornato il paniere, ovvero l’elenco di beni e servizi che serve a misurare l’andamento dei prezzi in Italia. Abbiamo chiesto a Giorgio Biscaro di guardare dentro il nuovo paniere in un anno particolare come quello dell’emergenza sanitaria. Il risultato è un campionario di contraddizioni italiche che fanno sorridere. In molti casi, amaramente.

Per uscire dall’idea tanto convinta quanto nebulosa che molti hanno del famigerato Paniere Istat (il cui spettro, peraltro, viene evocato solitamente in associazione ad altre, ben più infauste notizie) ne ho cercata una definizione ufficiale consultando il sito dell’istituto. Niente da fare: l’Istat dà per scontato che il paniere esista. Il Paniere è ontologicamente necessario, un archetipo. Ipse dixit.

La mia ingenuità iniziale si è conseguentemente rifugiata tra le protettive pagine di Wikipedia, che riporta come il paniere Istat sia lo strumento statistico utilizzato […] per rilevare i prezzi […] e calcolare […] la misura dell’inflazione. Bene, e questa la sapevo anche io; ma vorrei sapere di più. Il secondo paragrafo svela quindi che si sta parlando di beni e servizi […] che rappresentano quelli prevalentemente acquistati dal complesso delle famiglie […] pesati in base alla frequenza di acquisto.

Ed eccomi scoprire che, pur non volendo divulgare alcuna informazione ufficiale sul suo effettivo utilizzo, Istat ha diligentemente compilato un foglio di calcolo che elenca i beni compresi nel paniere, anno per anno. Vediamo su quali beni e servizi prevalentemente acquistati si valuta lo stadio della nostra inflazione, ma anche quali siano questi best seller.

Prodotti alimentari e bevande analcoliche

Nella prima categoria spicca la raffinata new entry “Interiora o frattaglie”, che non era mai apparsa prima, nemmeno ai tempi in cui coniglio e gatto erano sinonimi (Vicenza e città limitrofe escluse). E io che pensavo che la trippa fosse un piatto di nicchia, o che il paté non costituisse proprio la tipica base di una sana dieta mediterranea. Si sta forse preparando la strada a una nuova stagione di austerity?

La mancanza della voce lievito per panificazione mi pare peraltro grave, visto che da marzo 2020 si suol dire “Chi trova un amido trova un tesoro”.

Interiora e frattaglie debuttano tra i generi alimentari. Un non meglio specificato “altri tabacchi”, accanto a sigarette e a sigari, lascia sospettare impossibili riferimenti a droghe leggere

Bevande alcoliche e tabacchi

Ma non indugiamo troppo, poiché nella categoria consacrata a Bacco si inizia ad andare sul sofisticato: il paniere ci dice infatti che l’italiano medio consuma “Vini di qualità”, categoria ben distinta dai “Vini da tavola”, elidendo una vasta zona d’ombra rappresentata idealmente dai “Vini così così”. Tradotto: gli italiani credono di bere o troppo bene o troppo male.

Anche relativamente ai tabacchi ci sarebbe da disquisire. Il campione ISTAT identifica infatti – come beni prevalentemente acquistati, è giusto ricordarlo – sigarette, sigari e sigaretti, ma si lascia poi sfuggire un non meglio precisato “Altri tabacchi”. Ora, esclusi tabacchi da pipa (la cui esplicita presenza in elenco sarebbe francamente costata poco e mi avrebbe fatto percepire Gandalf un po’ meno hipster), cosa ci vorrebbero suggerire i nostri viziosi e giamaicofili intervistati?

Abbigliamento e calzature

Ve lo dice uno che non esce dal proprio domicilio da marzo 2020: “Calzature da casa” is the new black, free standing o in combo con “abbigliamento per attività sportiva”, che in epoca di pandemia ha inglobato le voci “Giacche”, “Abiti”, “Pantaloni classici” e “Altri pantaloni”. Tanto valeva rinominare tutta la categoria in “Tuta” (elasticizzata e non).

Abitazione, acqua, elettricità e combustibili

In questa categoria viene proposta una lista praticamente onnicomprensiva di sorgenti di energia (gas di città, gas naturale, butano, propano, gasolio). Poi, a sorpresa, “Altri combustibili solidi”: penso ci si riferisca al libro di Salvini o agli editoriali di Feltri (il vecchio).

Mobili, articoli e servizi per la casa

Da designer, ovviamente, l’occhio cade sulla categoria tipologicamente più prossima. Prima di indugiare sugli elettrodomestici e la biancheria, Istat elenca infatti tutta una serie di prodotti suddivisi per applicazione, dai “Mobili per camera da letto” ai “Mobili da giardino“. Bravissimi, ma perché fare questioni qualitative col vino e non con la sedia su cui poggiamo le terga per la gran parte del nostro tempo domestico? E proprio qui risulta lapalissiana la totale mancanza di educazione alla qualità di progetto, per cui una sedia da Padiglione2 acquistata al Mobilificio Borbottìn Luisòn della Val Clavicola varrebbe quanto una Diez/Wilkhahan.

La categoria si chiude con “Altri articoli non durevoli per la casa”, cioè i summenzionati mobili da mercatone. O come l’ospite dopo tre giorni. (Nota comica: esiste anche la categoria “Riparazione di mobili” che, oggidì, fa davvero tanto ridere).

C’è la distinzione tra “vini da tavola” e “vini di qualità”, ma la stessa attenzione al pregio non è riservata anche ai mobili, divisi per tipologia di stanza. Del design, insomma, non c’è traccia

Servizi sanitari e le spese per la salute

Nel settore più frequentato del 2020, educazione e rispetto impongono di non fare eccessiva ironia. Ma dove si parla di “Dispositivi meccanici di contraccezione” mi sovviene un amico di gioventù che stava con la figlia del carrozziere di paese, un omone gigantesco e attaccabrighe che voleva la figlia illibata sino alla propria dipartita: adesso capisco meglio la dicitura.

Mutatis mutandis, negli anni post-bellici gli articoli sanitari elencavano prodotti ben più MinCulPop-compliant (“Borotalco”, “Olio di fegato”, “Tintura di jodio” – sì, convenientemente con la i lunga-) e i primi conati di product placement: “Specialità (aspirina)”.

 

Trasporti

Nella categoria “Trasporti”, finalmente si legge “Trasporto per vie d’acqua interne”: “Se vede, che adesso che xe Zaia, ciò!”, proclamano i più orgogliosi veneziani.

Ricreazione, spettacoli e cultura

La categoria “ricreazione” è la più popolata, come potevamo ben immaginare trovandoci in Italia*. È anche quella che dà più spunti di ilarità. L’elenco infatti parte magniloquente con “Apparecchi per la ricezione, registrazione e riproduzione di suoni”, “Apparecchi per la ricezione, registrazione e riproduzione di immagini e suoni” e i certamente differenti “Altri apparecchi per la ricezione, registrazione e riproduzione di suoni e immagini”. Prova, prova, prova.

Interessante poi come tutto ciò che è informatica (“Computer desktop”, “Notebook”, “Tablet”, “Monitor”, “Stampante” e le divertentissime “Memorie rimovibili per personal computer”) sia stato catalogato proprio come prodotto ricreativo e non per esempio sotto “istruzione”. Anzi, nella nuova edizione del paniere non si capisce perché non sia finito sotto tutto ciò che afferisce al lavoro a distanza: eppure, i vari bonus erogati restituiscono un’immagine del nuovo CoViD-lavoratore ben definita e di indubbio peso specifico. Ma all’Istat Fortnite va alla grande, chiaramente.

Sempre in area ricreativo-tecnologica, si elencano due categorie di voci: “Giochi tradizionali” e “Giochi elettronici”, una distinzione che evidentemente non tiene conto di quanto queste due categorie siano già sovrapposte. La nota teneramente commovente è che, sempre tra i giocattoli, il paniere del periodo 1954-1966 riportava un unica voce, educatamente messa tra parentesi: “pallone”. DeAmicis would be proud.

Altra stranezza: pur venendo elencati gli “Strumenti musicali” e pur ammettendo “Corsi di danza e discoteca”, mancano tragicamente i “Corsi di musica”: chiunque presti orecchio agli strazianti lamenti trap a 30Hz provenienti dai summenzionati “Apparecchi per la ricezione, registrazione e riproduzione di suoni” (ad libitum) dei suoi più giovani frequentatori si sarà accorto con amarezza di una lacuna formativa che porta quindi a saper ballare, sì, ma al ritmo di una musica che un gatto che cammina casualmente sulla mia Casio SK1 comporrebbe con più criterio. In breve: l’inverso logico di Dancin’ Fool di Frank Zappa.

Ultimo vigliacco espediente: i libri “per la scuola dell’obbligo” e per la “scuola secondaria superiore” figurano proprio nella categoria “Ricreazione” e non in “Istruzione”, liberando una buona percentuale di budget per il pagamento delle rette scolastiche, sole solette nella suddetta categoria. Manco a dirlo, quella più scarsamente popolata di tutto il paniere.

Servizi ricettivi e di ristorazione

Nulla da segnalare se non, considerato il trionfale ingresso delle interiora tra i generi alimentari più consumati, la pesantissima assenza di una “Frattaglieria”, sicuramente trend nel 2022.

Ultimo vigliacco espediente: i libri “per la scuola dell’obbligo” e per la “scuola secondaria superiore” figurano nella categoria “Ricreazione” e non in “Istruzione”, manco a dirlo, quella più scarsamente popolata di tutto il paniere.

Altri beni e servizi

Chiude la tabella Istat dedicata alla categoria “Altri beni e servizi” la voce “Altre tariffe e servizi”. Una supercazzola che potrebbe essere l’equivalente statistico del Milleproroghe.

Conclusioni

Insomma, tralasciando alcuni puerili e facili dileggi di diciture artificiose, il paniere Istat è sicuramente uno strumento utile se preso globalmente, ma nella ripartizione delle spese commette alcune leggerezze tassonomiche e classificative che potrebbero esser lette come tipici lapsus freudiani di chi lo ha compilato o avallato: posizionare gli apparecchi informatici tra gli articoli ricreativi tradisce una colpevole ignoranza di cosa rappresenti quel portatile per molti lavoratori, soprattutto in epoca di lavoro a distanza; distinguere tra alcoolici di qualità o infimo idrocarburo ma fare un gran calderone di quello che viene acquistato per rendere quattro pareti una vera casa è superficiale e fuorviante; non includere i testi scolastici tra le spese relative all’istruzione farà sempre apparire la spesa scolastica inferiore a quanto le famiglie devono sostenere. Casualità? Noncelloddicono?  Agli “altri beni e servizi” l’ardua sentenza.

* Nella descrizione della categoria compare anche la voce “cultura”, ma si tratta ovviamente di un vigliacco tentativo di elevarne il rango.