Parigi, mostra al Centre Pompidou celebra gli architetti che scoprirono il design - CieloTerraDesign
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31 maggio 2018

Parigi, una mostra celebra gli architetti francesi che scoprirono il design

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Le Corbusier, Prouvé e gli altri: al Centre Pompidou una retrospettiva sull’Union des artistes modernes

 

Bisognava esserci. A Parigi, alla fine degli anni Venti. Lungo i boulevard con i manifesti art nouveau di Alfons Mucha. Alla prima del Bolero ad ascoltare l’Orchestre Lamoureaux diretta da Maurice Ravel. Nei locali notturni che facevano scrivere a un Henry Miller quarantenne: “Qui posso essere giovane, mentre a New York a ventun anni ero già vecchio”.

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Un allestimento di Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand del 1029

La rivoluzione dei designer

In realtà nella Ville Lumiere la rivoluzione covava dietro l’angolo, a un passo dai luoghi celebrati in tutto il mondo dove ancora imperavano classicismo e art deco. In Germania la rivoluzione era già iniziata da qualche anno: si chiamava Bauhaus. Fu proprio dall’avanguardia tedesca che un gruppo di architetti e creativi – oggi li chiameremmo designer – prese ispirazione per provare a scardinare la cultura del mobile, dell’arredamento e, in senso lato, dell’arte.

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Una sedia di Jean Prouvé, 1924

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La poltrona Transat di Eileen Gray

Basta con i mobili della nonna

Quel collettivo era l’Union des artistes modernes e senza il manifesto lanciato nel 1929 a Parigi dagli appartenenti al sodalizio non sarebbe immaginabile molto del design contemporaneo. L’Union voleva un’arte nuova, sociale, che partisse dall’industria e mettesse al bando “tutto ciò che fa ricco” o “viene dalla nonna”. Nasce così un nuovo rapporto tra forma e funzione, un’estetica che ancora oggi ispira la progettazione dello spazio e fa scaturire la bellezza dalle linee piane, geometriche, essenziali e pure. Gli architetti dell’Union, per dire, scoprono e usano il cemento armato.

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Un soggiorno di Francis Jourdain, 1928

L’allestimento al Centre Pompidou

Dal 30 maggio una mostra al Centre Pompidou di Parigi, Uam, Une aventure moderne, aperta fino al 27 agosto, celebra quegli anni e quel movimento di cui fecero parte, in tempi diversi e a diverso titolo, Le Corbusier, Robert Delaunay, Jean Prouvé, Charlotte Perriand e molti altri artisti e architetti celebri. L’avvio al movimento lo dà una secessione. Nel 1929, a Parigi, dalla Societé des artistes décorateurs si stacca una costola guidata da Robert Mallet-Stevens cui via via si aggiungeranno altre figure più o meno note all’epoca. L’intento è perseguire “un’arte veramente sociale, adeguata al progresso e capace di integrare le forme e le tecnologie industriali odierne contro il classicismo e la tradizione”. La prima uscita del collettivo è al Pavillon de Marsan nel 1930: “Bisogna insorgere prima di tutto contro ciò che ‘fa ricco’ o è ‘fatto per bene’ o ‘viene dalla nonna’, imporre la volontà dove si invoca l’abitudine e vincere l’abitudine dell’occhio”.

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Mobile da ufficio di Pierre Chareau e Robert Mallet Stevens

Nuove forme per la funzione

Sono gli anni in cui Jean Prouvé lavora alla sedia Standard ricavando l’estetica dalla funzione e Pierre Chareau definisce le sue geometrie lineari. Sono gli anni di Robert Delaunay, di Le Corbusier, di Pierre Jeanneret e di André Lurçat. Tutti troppo moderni, tutti troppo avanti, al punto da ricevere le accuse di “degenerazione” e “bolscevismo”. Nel 1934 arriva la replica con il manifesto Per l’arte moderna, dove il collettivo stabilisce i principi fondamentali di una modernità che deve ricorrere ai progressi tecnologici e ai nuovi materiali per creare “forme felici che saranno prodotte in serie”, “linee pure, sobrie, raffinate e, per così dire, pure di questa arte moderna, l’ambientazione della nostra vita”. L’Union resterà attiva con una pausa dovuta alla Seconda guerra mondiale fino ai tardi anni Cinquanta. Una storia lunga quarant’anni ma che dura ancora adesso.

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Manege de cochons di Robert Delaunay, 1922

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Illustrazione di un allestimento di Robert Mallet Stevens