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2 luglio 2018

Pattern, texture, colore: perché l’ornamento non è più un delitto

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Il saggio di Cinzia Pagni che spiega la rivincita del decoro sul minimalismo

Sono trascorsi esattamente centodieci anni da quando Adolf Loos ha scritto Ornamento e delitto, un testo passato giustamente alla storia dell’architettura e non soltanto. In quel saggio, prendendo di mira la Secessione viennese, uno dei primi architetti moderni predicava un’architettura basata sulla funzione e bollava come puerile il ricorso all’ornamentazione degli edifici.

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Pavimenti Sansone

Un’accusa lunga un secolo

Da allora è trascorso più di un secolo, una gran quantità di movimenti artistici e culturali di segno opposto si è succeduta negli anni ma l’ornamento, pur essendo presente con forza nell’architettura e nel design, aspetta ancora qualcuno che riordini i concetti. Non che il decor sia mai scomparso, tutt’altro. Semplicemente, reclama da tempo qualcuno che metta in chiaro come texture, pattern e colore non siano cose che riguardano soltanto l’esteriorità, ma che tutto questo è diventato anche un modo – nuovo e come molti altri, di certo il più visibile – per assolvere alla funzione e comunicarla.

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Pattern di Giorgia Lupi per Italianism

L’ornamento come nuova funzione

Si cimenta con il compito di restituire al decor il ruolo che ha nell’architettura contemporanea Cinzia Pagni, architetto, Phd in architettura e una lunga esperienza di docente al Politecnico di Milano. Pagni ha scritto un saggio che già dal titolo, mutuato proprio da Loos, è tutto un programma: L’ornamento non è + un delitto – Spunti di riflessione sulla decorazione contemporanea (Franco Angeli, 26 euro). Che cosa scrive, nel suo saggio, Pagni? Innanzitutto l’autrice parte da una serie di evidenze: l’ornamento in ogni sua forma, dalle texture ai pattern, è ormai tornato d’attualità con forza, e da tempo. Anzi – e neanche questa è una novità assoluta – esiste un fronte di ricerca sul decoro che sta portando designer e aziende a sperimentare su questo terreno. L’ornamento, cioè, non è quasi mai più fine a stesso, ma asseconda la funzione, tanto più in un’epoca come quella contemporanea basata sulla personalizzazione e sulla narrazione del vissuto personale. Un’epoca in cui in ogni scelta che facciamo – dalle mete di viaggio ai vestiti, figurarsi la casa che abitiamo e il suo arredo – deve rimandare agli altri la visione di un pezzo di noi. Oggi lo stesso Loos avrebbe più difficoltà a scrivere la sua requisitoria. Anche perché Loos non viveva in una società multietnica, multiculturale ed egoriferita come la nostra.

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Abito a Roma, interior design center

La generazione dei razionalisti cede il passo

Che cosa è successo, dunque, nel mondo dell’architettura, del design e dell’interior in grado di capovolgere il fronte teorico e restituire all’ornamento un ruolo e la dignità? Innanzitutto c’è un dato anagrafico: l’onda lunga degli architetti e dei progettisti cresciuti alla scuola razionalista ha iniziato a esaurirsi, lasciando il posto a generazioni nuove e a una disomogeneità di linguaggio che diventa essa stessa linguaggio progettuale, assecondata dalle imprese: “La ricerca portata avanti dall’industria sulle capacità espressive dei nuovi materiali offre una vasta gamma di opportunità espressive” scrive Pagni.

Al servizio dello storytelling

Viviamo, inoltre, nell’epoca delle contaminazioni, le quali prima ancora che di stile sono culturali. Il decoro, o meglio i decori, diventano perciò un modo per affermare al meglio queste culture differenti e, soprattutto, per comunicarle e narrarle. Per usare una parola contemporanea, forse abusata, il decoro è il primo e nuovo strumento dello storytelling di un progetto, di chi lo ha realizzato, firmato e commissionato. “I progettisti si sentono più liberi – scrive Pagni – nel pensare oggetti e ambienti in cui l’aspetto decorativo può essere sviluppato ed espresso attraverso una nuova sensibilità verso l’estetica del progetto. L’utilizzo di materiali e texture, poi, rende superato il concetto di ‘forma e funzione’. L’epoca stessa in cui questa espressione è nata sembra davvero superata”.

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Le Morandine di Sonia Pedrazzini: il decor ha un ruolo determinante in questa collezione di ceramiche ispirate a Giorgio Morandi

L’era del more and more

Insomma, dal less is more siamo passati al more and more. Di più: sembra che proprio dietro al decoro si nascondano tutte quelle ansie e tensioni che un tempo si riversavano nell’opera d’arte totale. Come scriveva già Giuliana Altea ne Il fantasma del decorativo, “c’è di più nel decorativo che il decorativo stesso”.  Basti pensare alla carica di senso che si riversa dietro la scelta che ogni anno fa Pantone del colore dell’anno: non si tratta più semplicemente di imporre una tonalità e una nuance, ma di comunicare il mondo che le si accompagna. Impossibile, per fare un caso, pensare che il millennial pink sia soltanto un colore e tralasciare come sia diventato la cifra di alcuni creativi come India Mahdavi e la ‘bandiera’ di una intera generazione.

La società multietnica e ipertecnologica

L’altra spinta al decoro arriva dal fatto che i nostri sono tempi multietnici e ipertecnologici, il che rende la progettazione sempre più mista. “Non esiste più un codice unico, a prevalere è la contaminazione. Ed è in questa molteplicità emblematica che il decor e l’ornamento trovano nuova forza per affermarsi, non più come semplice dato esteriore ma progettuale”.

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Standing Textiles, i tessuti freestanding per arredare di Fransje Gimbrere

Il ruolo dei pattern

I pattern sono un esempio perfetto di quanto sta accadendo. “Il pattern making – ricorda Pagni – si trova ovunque, sempre più spesso sottoposto alla funzione, come recupero di un dato simbolico, esaltato dalla tecnologia moderna e dal 3D”. Non è soltanto grafica, anzi: “L’idea dell’immaterialità delle tecnologie digitali e delle possibilità derivate aprono a opportunità inaspettate – scrive Pagni – per determinare un futuro nell’evoluzione del decoro. Sono queste che incideranno sempre più sul progetto”. Ed è anche per questo che non si potrà tornare più a un tempo senza decoro.

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