Le mille foto da tutto il mondo con i 15 oggetti che ci hanno confortato durante il lockdown - CTD
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Le mille foto da tutto il mondo con i 15 oggetti che ci hanno aiutato durante il lockdown

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La ricerca dell’etnografa Paula Zuccotti è la “futura archeologia” per capire domani come abbiamo vissuto la pandemia

Nell’aprile dell’anno scorso, quando metà della popolazione mondiale era in lockdown, l’etnografa Paula Zuccotti si è proposta di analizzare l’impatto della crisi sulle persone attraverso il suo argomento di elezione: gli oggetti. Conosciuta per il libro Every Thing We Touch: A 24 Hour Inventory of our Lives, Zuccotti è interessata a scoprire quanto si può imparare del nostro tempo e della nostra società attraverso gli strumenti d’uso quotidiano.

Londra

Manila

La studiosa si era rivolta, un anno fa, ai social media per sapere “quali sono le quindici cose che ti stanno aiutando a superare questo momento?”. Un anno dopo, l’indagine è stata pubblicata con il titolo di Future Archaeology of a Global Lockdown, un libro collettivo scritto da oltre mille persone di cinquanta paesi.

Giappone

Johannesburg

“Quando è esploso il Covid-19, non ho potuto fare a meno di notare un cambiamento negli oggetti che stavamo utilizzando”, dice Zuccotti. “In quanto persona che crede nel potere degli oggetti di raccontare le nostre storie, non vedevo l’ora di documentare quelli che stavamo utilizzando, non solo per creare una sorta di saggio del nostro tempo destinato alle generazioni future, ma anche per scoprire cosa potrebbero raccontarci di noi stessi e di questo momento storico particolare”.

Nairobi

Londra

Ogni foto rivela un po’ della persona e della sua cultura e racconta una storia di vita quotidiana, con un testo di accompagnamento che spiega la selezione. Si scopre così che certi oggetti trascendono confini e continenti. Un elemento quasi universale è ovviamente il laptop, strumento di comunicazione con i propri cari durante la quarantena. Zuccotti sostiene che le persone sono state sincere nel loro censimento, che le fotografie raccolte sono uno sguardo “onesto e crudo” sulla vita durante il lockdown. In particolare, sono state condivise anche le immagini di sonniferi, antidepressivi, libri sulla salute mentale, sex toy e alcolici.

Quito

Milano

“Il Coronavirus ci ha colpiti tutti, ma questo non vuol dire che le nostre esperienze siano state identiche”. Grazie alle immagini inviate da tutto il mondo, dal Kenya all’Arabia Saudita, dalla Malesia all’Ecuador, questo progetto rivela le nostre diverse esperienze e i punti di vista. In Argentina, un repellente per zanzare ci racconta come il Paese stesse combattendo la dengue oltre che il Covid. Nel frattempo, in Regno Unito scarseggiavano le uova, in Ecuador si usavano tamburi da sciamano e un’infermiera in Kenya pensava a un Matatu, il tipico taxi bus di Nairobi, spina dorsale del trasporto pubblico keniota.

Buenos Aires

Turchia

Nella sua ricerca, Zuccotti sostiene che questi manufatti saranno, in futuro, l’archeologia del nostro tempo e riveleranno ai posteri come abbiamo vissuto. Non a caso Future Archaeology è l’espressione coniata dalla studiosa per indagare le nostre abitudini, i nostri bisogni e desideri. Già nella ricerca Every Thing We Touch, Zuccotti aveva documentato tutti gli oggetti che le persone di cinque continenti diversi toccano in un giorno solo: Future Archaeology of a Global Lockdown è una continuazione di questo studio, parte di un più ampio corpo di lavoro che mira a dimostrare come oggetti semplici e quotidiani possano raccontare storie straordinarie sulla nostra esistenza.

Stati Uniti

“Nel mio lavoro trovo che le domande che mi vengono poste sul futuro nascondano una verità: non capiamo il presente. Questo archivio serve proprio a connetterci con questo”.

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