La grafica surrealista di Pep Carrio in mostra a Madrid - CTD
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12 novembre 2018

Pep Carrio: “La mia grafica surrealista ispirata all’arte marginale”

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Intervista al creativo spagnolo che espone a Madrid le sue immagini di corpi lavorate con oggetti e frammenti di ogni cosa

di Alessandro Corso

È stata inaugurata alla galleria Blanca Berlin di Madrid una nuova mostra a opera dell’artista e graphic designer Pep Carrio. Nel titolo dell’esposizione, Nada es más profundo que la piel, famoso aforisma del poeta e filosofo Paul Valéry, è racchiuso il manifesto del suo nuovo lavoro.

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El estudiante, scatola di legno, fotografia accostata ad oggetti, 2018 – 47 x 36 x 7 cm

Niente è più profondo della pelle: questo il messaggio dietro il recupero della figura umana attraverso cui Pep Carrio intende generare nuove riflessioni, scavando il solco della memoria e inducendo lo stupore perduto nella miriade di immagini commerciali della contemporaneità. Pep Carrio si inserisce nel campo grafico nel duplice ruolo di collezionista di objet trouvé e artista plastico, sicché le opere in mostra rappresentano un continuum nel suo percorso poetico-scultoreo.

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Cuerpos12 scatola di legno, fotografia impressa su carta Canson e cristalli levigati dal mare 27,5 x 38 cm

 

Attraverso il repertorio di disegni su carta riciclata, pirografie, composizioni lignee, assemblaggi vari di fotografie e oggetti di diverso genere tra cui bottoni, biglie di vetro, scheletri di ricci di mare, tessere di domino, dadi, frammenti di corallo, cristalli levigati dal mare e altre cose ancora, Pep Carrio muta da anatomia ad anatomia le vesti dei personaggi di una narrazione, che agli occhi dell’eterogeneo fruitore assume ogni volta una diversa interpretazione.

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Cuerpos-5 Scatola di legno, fotografia impressa su carta Canson e aghi 27,5 x 38 cm

L’ispirazione da un racconto di Borges

Nel geniale racconto Tlön, Uqbar, Orbis Tertius di Jorge Luis Borges l’io narrante (alter ego dello stesso Borges) va alla vana ricerca delle voci geografiche e di ogni altro indizio periferico che possa rivelargli l’esistenza di un paese ignoto di nome Uqbar. Secondo un articolo di Alan White, professore di filosofia del Williams college nel Massachusetts, l’Anglo-American Cyclopedia citata nel racconto sarebbe una ristampa della nona edizione dell’enciclopedia Britannica e non della decima come descritto da Borges. In base a questa testimonianza la voce Uqbar, dunque, è la finzione di una enciclopedia pirata nata nell’immaginazione dell’io narrante a cavallo fra la voce Upsala della nona edizione e la voce Ural-Altaic languages della decima. Questo gioco avviene similmente nelle “anatomie” di Pep Carrio, ovvero una continua reinvenzione del tessuto epidermico attraverso cui è possibile costruire una trama vertiginosa di narrazioni incompiute.

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Cuerpos-1 Scatola di legno, fotografia impressa su carta Canson e scheletri di ricci di mare 27,5 x 38 cm

Intervistiamo Pep Carrio per scoprire il senso inconsueto di questo viaggio immaginario fra nodi e fili materici, alla ricerca di questa profondità in superficie.

I tuoi lavori sembrano influenzati dalle avanguardie artistiche del Novecento, in particolare dal Surrealismo. Quanto in questo ultimo lavoro ne sei per così dire debitore?

“Siamo figli di ciò che ci influenza, ci eccita, ci provoca stupore. In questo senso mi sento debitore di molte correnti, forse il Surrealismo di Joseph Cornell sarebbe il più ovvio, ma ci sono persone che hanno chiaramente segnato il mio sguardo, Christian Boltanski è stato uno di loro, così come Louise Bourgeois e un lunghissimo et cetera. Ma se c’è una corrente che mi attrae e ispira, è quella dell’arte marginale, dell’arte estranea, la spinta creativa di personaggi che, senza formazione e al di fuori dei circuiti, sviluppano proposte di grande potere. Arthur Bispo do Rosário è uno dei miei preferiti”.

Cuerpos 20 scatola di legno, fotografia impressa su carta Canson e gioco dei dadi 75 x 38 cm

Qual è il significato del titolo della mostra Nada es más profundo que la piel?

“Il titolo è nato da una visita al laboratorio della sociologa Cristina Santamarina in cui le presentavo in maniera informale i pezzi che componevano la mostra, le grandi figure formate da diversi elementi o con disegni ripetitivi che le piacevano particolarmente: ‘Sono come le pelli’. Da qui la frase di Valery. In qualche modo quel titolo chiudeva il cerchio e dava un senso a una proposta in cui la figura umana, la silhouette, la testa, l’immagine fotografica, erano il pezzo fondamentale, il punto di partenza”.

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Cuerpos 14 satola di legno, fotografia impressa su carta Canson e cristalli levigati dal mare 27,5 x 38 cm

Attraverso il recupero di oggetti di vite diverse vengono costruite storie che propongono un’indagine visiva di nuovi frammenti di epidermide, nuovi pezzi di memoria. Forse l’uso del domino e del gioco dei dadi vuole enunciare l’aspetto ludico di ogni trama narrativa, di ogni assemblaggio di simboli e materiali?

“Le tessere del domino, i dadi, le carte, tengono e simboleggiano il caso, nel mio lavoro il caso è molto presente nel processo, c’è gran parte del lavoro che nasce dall’incontro in tracce, aste, durante le passeggiate sulle spiagge trovo oggetti che dormono più avanti in officina e che finalmente dialogano con l’altro, foto anonime che si riferiscono ad oggetti con l’intenzione di creare una nuova lettura, sempre aperta”.

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Biblioteca Palermo – poster

Possiamo affermare che in maniera più marcata di altri il tuo approccio progettuale è spiccatamente narrativo. Qual è, se c’è, la chiave di accesso del fruitore?

“La mia proposta consiste in un approccio aperto sia nella realizzazione del lavoro che nell’interpretazione dello stesso da parte di chi guarda. Non sto cercando di raccontare una storia, ma piuttosto di aprire una fessura con cui l’osservatore costruisce il suo discorso. Infatti molte volte sono il più sorpreso… sia nei pezzi che a volte sono costruiti quasi involontariamente come quelli in cui l’osservatore ritorna: riflessioni molto interessanti che non hai mai immaginato. Mi piace che sia un dialogo di andata e ritorno”.

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Anatom+-ía 4 – Acrilico e marker bianco su carta Khadi, fatta a mano con stracci riciclati, 208 . 80 x 200 cm

Che ruolo ha e in che modo agisce il tempo nel dialogo serrato di questa narrazione?

“Penso che sia una parte importante per noi che siamo affascinati da collezioni, archivi, armadi di curiosità. Un certo impulso per ordinare il mondo, avrei una lunga lista di artisti che vorrei aggiungere a questa corrente. C’è un interessante libro che raccoglie e analizza questo impulso: Arte e archivio di Anna Maria Guasch, editoriale Akal”.

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Anatom+-ía 3 scatola di legno e legni, 2018 63,5 x 193 x 6 cm

Studiando i tuoi lavori scopro che oltre ad essere un grafico e un artista plastico, sei anche un metodico collezionista di oggetti: una chiave, un riccio di mare, un righello, un osso, una pietra, un teschio animale, persino una lettera e una linea sono utili per te per spiegare il mondo ma anche “per annunciare che la ragione è ancora addormentata”.  Di nuovo un richiamo implicito a Goya e al surrealismo?

“Forse è una necessità di ordinare il mondo, di ordinare noi stessi, di tenere in scatola forme diverse, pensieri. Nel mio modo di lavorare ho scoperto che era serio, i progetti contenuti in un titolo, in una serie, mi servono a non disperdere. Mi piace lavorare su diversi materiali e forme, e forse la loro registrazione in quei contenitori mi libera dal caos”.

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anatom+-ia 6, Scatola di legno e bottoni, 2018 – 63,5 x 193 x 6

Nel tuo lavoro per il poster della Biblioteca Palermo (Premio Graphis 2018) hai voluto rappresentare un libro fatto di legno. In un’epoca in cui l’oggetto libro è sempre più in crisi, questa operazione grafica è da considerarsi più come una strategia o una forma di resistenza?

“Questo libro a forma di nido esprime il calore del libro come uno spazio accogliente. Fa parte di una serie di immagini che abbiamo sviluppato per la stampa che porta il nome Biblioteca Palermo, una serie di libri modificati per dare una nuova lettura. Un libro Faro, una casa libro, un libro di palme. Adesso ci sto lavorando su anche per quest’anno”.

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Anatom+-ia 5 – scatola di legno e tessere di Domino, 2018 – 63,5 x 193 x 6

Con quali ossessioni vorresti confrontarti in futuro che non siano semplicemente la figura umana?

“La mia collezione di ossessioni è molto ampia, però è vero che l’essere umano per gli oggetti lasciati alle spalle, a causa della sua forma, i suoi ritratti, è qualcosa che alla fine – e talvolta con mio rammarico – è presente. L’altro giorno ho visto un documentario sull’artista Jaume Plensa, che ammiro profondamente, dove si diceva che alla fine è sempre apparsa la figura umana dalle forme più diverse. Molte volte, il processo creativo ti comanda, vuoi fuggire, passare attraverso nuovi territori, altri materiali, e alla fine il discorso è sempre lì. Ma rispondendo alla domanda, per me la creazione, il progetto, è un viaggio interiore dove vanno emergendo cose che a volte non hai nemmeno sospettato. Mi piacerebbe continuare a sorprendermi, immergermi in nuove ossessioni per poterle guardare a testa alta”.