Perché alla Gnam di Roma sbarca il design (ed è un'ottima notizia) - CTD
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Paolo Casicci

17 luglio 2019

Perché alla Galleria Nazionale di Roma è sbarcato il design (ed è un’ottima notizia)

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La mostra On Flower Power a cura di Martí Guixé è il nuovo tassello contemporaneo e fuori dagli schemi voluto dalla direttrice Collu

“Vogliamo raccontare una storia contemporanea, qualcosa che parli di noi e del nostro tempo. Perché sappiamo bene che se a raccontare questa storia è una realtà istituzionale come la Gnam, allora quella storia assume un peso e un valore diversi, decisamente più grandi”.

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Quasi tre anni sono passati dalla rivoluzione di Cristiana Collu alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, e adesso tocca al design aggiungere un nuovo tassello di senso al percorso coraggioso che la direttrice ha intrapreso nell’ottobre del 2016 con l’allestimento Time Is Out of Joint.

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Quella mostra, che spinse alle dimissioni due membri su quattro del comitato scientifico, ha segnato la fine della Gnam come l’avevamo conosciuta fino ad allora. Da vecchia professoressa di liceo, la gloriosa Galleria è diventata più simile a una ricercatrice giramondo con il cuore in Italia e il curriculum newyorkese.

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On Flower Power alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma

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Collu, con apprezzabile understatement, non ama parlare di rivoluzione: “Ho tolto le tende per far passare la luce”, ripete da allora. Intanto l’approccio espositivo non più basato sulla rassegna diacronica delle opere ma sulla suggestione del dialogo tra capolavori di epoche lontane, unita a un’idea di allestimento emozionale, oltre ad avere spaccato come una mela la critica, ha riscosso un gran successo di pubblico. E, soprattutto, ha sintonizzato l’istituzione museale sulle frequenze di un modo più contemporaneo di fruire l’arte, meno legato alla funzione didascalica – cui peraltro i nostri musei non sempre assolvono a dovere, visto che il Mibac ha sentito il bisogno, un mese fa, di diramare nuove e più stringenti linee guida per la redazione degli apparati testuali – e più orientata a dare dignità a quella dimensione orizzontale del sapere in cui è richiesto proprio al pubblico lo sforzo di connettere i frammenti del mosaico. Per questo, la critica più feroce a Collu – “la Gnam non è più un museo” – diventa piuttosto una medaglia da appuntarsi al petto.

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Javier Mariscal, Fed Cup

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Alessandro Mendini, Alessi 100 per cento make up, 1992

In tale contesto arriva On Flower Power, The Role of the Vase in Arts, Crafts and Design, la mostra che segna la prima volta del design nella Gnam versione Collu e dunque nella Gnam tout court. Un allestimento che la direttrice definisce, in coerenza con la sua ispirazione, “oltre qualsiasi tassonomia” e per il quale è stato chiamato come curatore un designer altrettanto estraneo alle tassonomie come Martí Guixé.

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Chiara Bettazzi, Still life 02, 2019

La mostra è una retrospettiva in chiave sincronica e carica di suggestioni dedicata al vaso, archetipo ricorrente e medium d’elezione per un racconto che intreccia storia dell’arte, delle arti applicate e del design. Da oggetto desueto, il vaso viene riscoperto dalla seconda metà del Novecento quando artisti, architetti e designer cominciano a re-codificare questa tipologia, ormai diventata una vera e propria icona del quotidiano. Grazie alle forme e all’eterogeneità di utilizzo e dimensioni, il vaso viene riconsiderato nel suo ruolo di mero contenitore e diventa una palestra progettuale attraverso la quale mostrare il proprio punto di vista e liberare la creatività.

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Giorgio Morandi, Vaso con fiori, 1946-48

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Mario Mafai, Natura morta con peperoni, 1951

On Flower Power pone l’attenzione sul potere empatico del fiore e su come questo fattore emozionale venga rielaborato all’interno delle varie discipline: “Uno sguardo ibrido” dice Guixé “sull’arte, sull’artigianato e sul design attraverso un oggetto di per sé già trasversale, il vaso di fiori, che diventa anche oggetto empatico proprio per la sua capacità di trovare una complicità emotiva con il suo osservatore. Nella mostra, il vaso di fiori attraverso l’interpretazione dell’artista, dell’artigiano o del designer diventa oggetto empatico e in qualche modo soggetto del nostro prossimo futuro”.

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Vaso con fiori di Fillippo De Pisis, 1939

In mostra più di ottanta opere che re-interpretano la tradizione e l’iconografia del vaso attraverso il design, la fotografia, la scultura e la pittura. Enzo Mari, Gaetano Pesce, il celebre Mendini Vase Project, un’opera per Alessi che nel 1992 include i lavori di cento artisti come Brian Eno, Robert Venturi, Milton Glaser e Ettore Sottsass. E poi Hella Jongerius, Tobias Rehberger, Franz West. Il denominatore comune degli artisti selezionati è la sperimentazione formale e la provocazione concettuale, evidenti anche nelle sculture dell’austriaco Oliver Laric e nell’ibridazione dei linguaggi espressivi del duo Aurora Sander.

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Aurora Sander, Aircleaninglady, 2016-17

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Franz west, o.T., 2003

Sulle pareti del Salone Centrale una trentina di nature morte provenienti dalle collezioni della Galleria dove i fiori e i loro contenitori diventano il soggetto dominante. Tra i tanti, Filippo De Pisis, Mario Mafai, Giorgio Morandi, Gaetano Previati e Toti Scialoja.

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Pierluigi Piu, Suber, 2009

Spiega Collu, citando Arthur Rimbaurd: “Io dico che bisogna essere veggente, farsi veggente, e il veggente per antonomasia è colui che non ha la vista e per questo più di tutti riesce non solo a immaginare ma a vedere con la pienezza di tutti i sensi, con ragione e sentimento, fuori da canoni e categorie, prefigurando l’invenzione, ciò che è e che sarà. Di questa invenzione, di questa capacità di trovare la mostra On Flower Power prova a mettere in campo il processo, la ricerca nel suo farsi, l’intuizione di qualcosa che ancora sfugge, l’apertura euristica, la ‘conoscenza accidentale’. Come se quello che viene restituito nella sala del museo fosse ancora in divenire, ancora sospeso, senza tassonomie, come se fosse un insieme, uno dei concetti primitivi e intuitivi della matematica, primitivo perché fondamentale, intuitivo perché in analogia con l’esperienza sensibile. E proprio grazie a quest’ultima porta alla luce somiglianze immateriali, non la mimesi delle cose, ma il gesto allusivo, la scintilla appunto, la vibrazione volatile che innesca la metafora e crea la mousiké”.

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Ursula Mayer, See you in the Flesh II, 2014

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Nancy Graves, Time shapes the stalactites, 1999

Per Guixé, “l’esposizione è come un ballo in maschera, dove tutti e tutto si scambiano di ruolo, non solo i designers, gli artigiani, gli artisti, ma anche il curatore, gli oggetti esposti e la stessa Galleria Nazionale. Temi della mostra sono la maschera come elemento artificiale empatico e la capacità di costruire empatia artificialmente, prendendo come modello il vaso di fiori. La ricerca cosciente o incosciente dell’oggetto con caratteristiche specifiche di soggetto può solo avvenire in posizioni ibride, in zone marginali interdisciplinari, dove niente è definito, non ci sono regole e si possono visualizzare nuove possibilità. Il vaso apre possibilità ancora da scoprire ed è un oggetto protoscientifico per l’arte, l’artigianato e il design”.

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Hella Jongerius, Long neck and groves bottles, 2000

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Ecolo di Enzo Mari, 1995

In occasione della mostra, Guixé ha disegnato una emoji. “Esistono nove emojis con fiori, uno con un fiore appassito e uno con un bouquet di fiori. Per quanto riguarda i vasi, ci sono un’anfora e un’urna. Curiosamente” spiega il designer catalano “non esisteva un emoji vaso di fiori. Il vaso di fiori è una presenza quotidiana nella nostra vita, un elemento di ospitalità e confort, un simbolo di benvenuto, un’icona nel mondo reale. Se il vaso di fiori è la rappresentazione dell’oggetto/soggetto e il modello di un’Intelligenza Artificiale empatica, allora è indispensabile che ci sia un emoji che lo rappresenti, visto che è l’icona universale e transtemporale della nostra era e rappresenta il soggetto artificiale”.

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Gaetano Pesce, Amazonia Vase, 1997

Il catalogo della mostra è edito da Corraini Edizioni con i contributi di Martí Guixé, Giuseppe Finessi, Octavi Rofes e Jeffrey Swartz. La realizzazione di due opere in mostra, progettate e disegnate da Martí Guixé, è frutto di una collaborazione con l’Accademia di Costume e di Moda di Roma.

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Marguerite FriedlanderWildenhein, Vase Halle 1, 1931