Pesi e contrappesi, il design umile che tiene in piedi il mondo | CieloTerraDesign
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Matteo Di Ciommo

19 settembre 2019

Pesi e contrappesi, il design umile che tiene in piedi il mondo

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Due anni passati a fotografare per strada il meccanismo più scontato e povero, “alla base” di qualsiasi progetto. Che ogni tanto si prende la rivincita e diventa famoso…

Non penso che le cose si sveglino la mattina con l’impellente ambizione di diventare un peso. Chi mai vorrebbe risultare un peso o essere pesante?

Pesare è una funzione con la “F” maiuscola, vuol dire restare fermo, immobile, sotto la pioggia o sotto il sole, spesso e volentieri per terra a tenere fermo qualcosa a stretto contatto con scarpe, nasi di cani, mozziconi ardenti o pozzanghere. Insomma, una funzione da oggetti duri, che mostrano tutti inevitabilmente i segni del tempo, segni di vita di strada vissuta per la giusta causa di dissuadere qualcuno o qualcosa dall’andare dove non deve andare.

Come sempre poi cambi angolo di visuale e le cose ti appaiono sorprendenti e lo fanno sempre con la loro taciturna ma generosa semplicità. Il peso è uno di quegli oggetti in cui la funzione non richiama una forma specifica, ma lascia ampio spazio all’immaginazione e all’industriosità umana. Per questo sono incuriosito da loro, perché ne esiste un numero pressoché infinito e ciascuno a suo modo non solo funziona, ma possiede un tratto unico e caratteristico che mi piace incontrare passeggiando.

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Furnature, design Sovrappensiero

Ho cominciato a scattare foto ai pesi che trovavo per strada, rigorosamente con il cellulare altrimenti avrei dovuto uscire di casa la mattina con la macchina fotografica al collo, il che non mi andava proprio, anche perché lo avrei dovuto fare per più di due anni. Mercati, mercatoni, mercatini, fiere, venditori solitari e via dicendo. Tutti quelli che potevo fotografare l’ho fotografati.

Ebbene, questi pesi sono una prova che il progetto si possa (anzi si debba) studiare partendo dal basso. Frase detta e stradetta, ma poi anche volentieri dimenticata. E invece questi efficaci pesi testimoniano come in una passeggiata si riesca a scoprire qualcosa in più su ciò che un progetto può essere.

E poi che cosa sarebbe il design senza i pesi e i contrappesi? Mi viene subito in mente l’ineccepibile pesantezza del basamento della Arco, la lampada dei fratelli Castiglioni dove il peso è un blocco di marmo e non si nasconde, anzi diventa strumento progettuale ostentatamente narrativo, e questo vale anche per un’altra lampada dei Castiglioni, la Parentesi. Penso anche al delicato e silenzioso acrobatismo dei pesi della Tizio di Richard Sapper e al funambolico peso dello sgabello Sella, ancora una volta dei Castiglioni. A oggi non posso non pensare alla lampante crudezza del peso sia in quanto funzione sia come dettaglio estetico nel progetto del tavolo della serie Furnature dei Sovrappensiero. Ovviamente la storia del progetto ci offre altri innumerevoli casi in cui questa funzione primaria viene soddisfatta in maniera singolare.

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Tizio, Richard Sapper per Artemide

In questo bisogno necessario di tenere ferme le cose, primordiale quanto greve e manifestamente duro, si schiudono invece forme e storie che narrano di intima franchezza, di sincerità e, perché no, di etica. Questo è il caso in cui la strada, sinonimo di difficoltà e buio, sprigiona una sua coriacea ragion d’essere che unisce un’impeccabile senso del dovere a una caparbia tenerezza e a un discreto senso dell’ironia.

E come i buoni progetti fanno sempre, i pesi non parlano di loro ma parlano di vita, di quella vita meravigliosa che percorriamo grazie, in questo caso, al loro lavoro. Guardare per terra e trovare questi alacri e immobili lavoratori spinge a puntare i riflettori sulla necessità della progettazione, quando il bisogno deve essere soddisfatto a tutti i costi.

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Sella, lo sgabello dei fratelli Castiglioni per Zanotta

Quasi tutti sembrano essere fatti in maniera estemporanea, come se una volta, la prima presumo, servisse urgentemente un peso per tenere fermo qualcosa. Questo carattere assolutamente emergenziale di alcuni pesi, questo loro tratto tragico è affascinante, una forma che seppur tacita ha una sua potenza narrativa immediata e pungente. Questo è molto importante perché mostra come un’apparente analfabetismo semantico del dettaglio riesca invece a essere un potente prosatore che, al di là di ciò che dice, meraviglia. A condizione, ovviamente, di saper guardare in basso.