La seconda puntata della primula anti-Covid di Boeri è perfino peggiore della prima - CTD
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Vincenzo Bernardi

23 Gennaio 2021

La seconda puntata della primula anti-Covid è perfino peggiore della prima

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Abbiamo letto il bando del Commissario per l’emergenza. Ecco tutti i punti che non ci convincono, dai tempi alla misura degli spazi.

Chi legge Cieloterradesign lo sa bene: fin dall’inizio non abbiamo amato l’idea del Commissario per l’emergenza sanitaria di allestire una serie di padiglioni come “spinta” alla vaccinazione di massa. Né ci è piaciuto il modo in cui Stefano Boeri, un architetto, ha interpretato il mandato della struttura diretta da Domenico Arcuri. Un mandato che, forse, sarebbe stato più sensato affidare a un team di professionisti della comunicazione o, chissà, non affidare proprio, risolvendo in altro modo l’esigenza, di certo nobile e sentita, di promuovere la profilassi da Covid-19.

A leggere il bando che regola l’operazione, non possiamo che raddoppiare le nostre perplessità. La seconda puntata di questa storia è perfino peggiore della prima. Proviamo a capire perché. Innanzitutto i tempi. Il bando, pubblicato il 20 gennaio, prevede soltanto una settimana di tempo per presentare le offerte tecnico-economiche. In sette giorni i candidati devono presentare un’offerta economica molto complicata, comprensiva di tutte le migliorie tecniche, e poi hanno soltanto trenta giorni per la progettazione esecutiva e la realizzazione. Quanti dovrebbero poi essere questi padiglioni? Il bando parla di un minimo di 21 strutture (verosimilmente una per ogni Regione e Provincia Autonoma), da consegnare entro un mese dalla firma del contratto. Il testo prevede anche i tempi di risposta dell’intervento di riparazione in caso di necessità: trenta minuti dalla chiamata. Ma non è finita. I contorni dell’operazione restano generici anche nel documento ufficiale, visto che il Commissario si riserva la facoltà di richiedere la produzione di padiglioni fino a un numero di 1200.

Una (sola) settimana per elaborare e presentare l’offerta. Il vincitore deve garantire di saper rispondere in 30 minuti alla chiamata in caso di riparazione. Il bando sdogana il progetto di Boeri e le relative misure che lasciano perplessi, a partire dall’ampiezza degli spazi. La precisazione finale: potrebbe non farsene nulla. E forse sarebbe meglio così…

Quanto costano, poi, i padiglioni? La somma al metro quadrato è di 1.300 euro più IVA. Considerando che ciascuna struttura è di 315 mq, il costo è di 8-9 milioni di euro. Che lieviterebbero a una somma spropositata se, per caro, si desse corso all’idea, comunque messa nero su bianco, di fabbricarne 1200.

C’è da dire che per il punteggio finale da assegnare ai candidati  conta molto di più (il 70 per cento) la qualità tecnica della proposta e meno (il 30 per cento) gli aspetti economici. L’architetto Carlo Quintelli ha affidato un’analisi dettagliata dei costi a un suo post su Facebook spiegando che “ognuno di questi padiglioni potrà avere un costo massimo di euro 400.000 (+/- 20%) e a questa modica cifra si è in grado di effettuare 6 vaccinazioni alla volta per la durata, compresa anamnesi, di 10/15 minuti a seconda dei soggetti. Ma diciamo pure che 12 minuti per 6 postazioni equivalgono a 30 vaccinazioni l’ora per 10 ore, e quindi 300 vaccinazioni per 90 giorni”. Questo vuol dire che in tre mesi, “senza mancare un turno e con efficienza tayloristica, si vaccinano 27 mila persone, un piccolo centro da 30 mila abitanti, spendendo ‘solo’ 10 volte tanto rispetto a un punto vaccini di analoga portata nella sala civica, in quella parrocchiale, nella palestra, sotto la tenda degli alpini e via dicendo”.

Quanto al merito del progetto, alla sua forma, il bando parla chiaramente di “assoluta immodificabilità” dell’estetica. Il che vuol dire massima fiducia all’idea di Boeri che disloca – sempre nella ricognizione di Quintelli – 16 persone in un’area di attesa di circa 40mq che funge anche da ingresso/uscita (non separate), punto reception, disimpegno ai corridoi. Uno spazio alto solo 2.70 (di tipo domestico) con volumi d’aria limitati e che andrà fortemente depressurizzato (con quali effetti?)”. Lasciano perplessi anche le misure dei vari locali: 2,60 metri di profondità per gli spazi anamnesi e vaccinazione, corridoi da 1,40, sala attrezzata “per reazioni avverse” da circa 9 mq e, con una media di 50 persone sempre presenti nella primula, due soli bagni per i pazienti e uno per gli operatori.

Ma la chicca finale è la parte in cui il bando precisa che “la presentazione dell’offerta non vincola il Commissario straordinario ad affidare la realizzazione dei padiglioni”. Come dire, potremmo anche avere scherzato. E forse conviene proprio sperare che sia così.