Volevamo spostarci con bus e metrò, abbiamo il 9,5% di auto in più. Ecco perché è fallito il trasporto pubblico al tempo del Covid - CTD
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Sognavamo bus e metrò nuovi e sanificati, abbiamo il 9,5% di auto in più. Ecco perché è fallito il trasporto pubblico al tempo del Covid

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Lo spreco degli incentivi a monopattini e bici, il boom di mezzi privati inquinanti. Eppure ad aprile gli italiani si erano detti disponibili a virare su una mobilità sostenibile. La storia di un fallimento già scritto nell’analisi di Salvatore Di Dio di PUSH!

Il 16 aprile, un gruppo di designer aveva promosso un appello al governo affinché per il dopo lockdown (il primo) fossero previste misure di sostegno per i trasporti pubblici, prevedibilmente il nervo scoperto di un ritorno alla normalità al riparo da rischi sanitari. Così non è andata, e oggi Salvatore Di Dio di PUSH!, tra gli autori di quella lettera aperta, torna a fare il punto mettendo a nudo le mancanze di un sistema in cui la politica, semplicemente, non ha fatto nulla per migliorare la mobilità urbana, esponendoci tutti ai rischi diventati cronaca quotidiana. Pubblichiamo il nuovo testo di Di Dio con il link a un secondo sondaggio, a cura di MUV, per fotografare la predisposizione dei cittadini a cambiare abitudini e mezzi di trasporto in questo tempo di emergenza. Il primo sondaggio, la scorsa primavera, aveva registrato la disponibilità degli italiani ad abbandonare i mezzi inquinanti a favore di una mobilità sostenibile. Una favola interrotta, in cerca del lieto fine che ci era stato promesso.

di Salvatore Di Dio

Sei mesi fa con un gruppo di amici abbiamo provato ad accendere un dibattito sull’importanza strategica dei trasporti pubblici e del ruolo chiave dei Mobility Managers per il contenimento della pandemia e dei sui effetti sulla società. Dopo sei mesi il Comitato Tecnico Scientifico si chiede: “Ma i piani dove sono?” Io ho una risposta. E non ho usato neanche una parolaccia.

Il Comitato Tecnico Scientifico è preoccupato. In una recente intervista il dott. Miozzo recita:

Un’importante criticità è rappresentata dal trasporto pubblico locale che non sembra essersi adeguato alle rinnovate esigenze, nonostante il CTS abbia evidenziato fin dallo scorso mese di aprile la necessità di riorganizzazione, incentivando una diversa mobilità con il coinvolgimento attivo delle istituzioni locali e dei mobility manager.

Sì, è vero, l’avevano detto. Nella legge di luglio che ha convertito il decreto Rilancio di aprile, si legge al comma 4 dell’ Art. 229. Misure per incentivare la mobilità sostenibile:

“Al fine di favorire il decongestionamento del traffico nelle aree urbane mediante la riduzione dell’uso del mezzo di trasporto privato individuale, le imprese e le pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, con singole unità locali con più di 100 dipendenti ubicate in un capoluogo di Regione, in una Città metropolitana, in un capoluogo di Provincia ovvero in un Comune con popolazione superiore a 50.000 abitanti sono tenute ad adottare, entro il 31 dicembre di ogni anno, un piano degli spostamenti casa-lavoro del proprio personale dipendente finalizzato alla riduzione dell’uso del mezzo di trasporto privato individuale nominando, a tal fine, un mobility manager con funzioni di supporto professionale continuativo alle attività di decisione, pianificazione, programmazione, gestione e promozione di soluzioni ottimali di mobilità sostenibile.

Il Mobility Manager promuove, anche collaborando all’adozione del piano di mobilità sostenibile, la realizzazione di interventi di organizzazione e gestione della domanda di mobilità delle persone, al fine di consentire la riduzione strutturale e permanente dell’impatto ambientale derivante dal traffico veicolare nelle aree urbane e metropolitane, tramite l’attuazione di interventi di mobilità sostenibile. Per le pubbliche amministrazioni tale figura è scelta tra il personale in ruolo. Con uno o più decreti di natura non regolamentare del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sono definite le modalità attuative delle disposizioni di cui al presente comma.

Le amministrazioni pubbliche provvedono all’attuazione del presente comma con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente sui propri bilanci, e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”

Leggendo questo ultimo paragrafo credo che sia evidente il motivo per cui il trasporto pubblico locale non si sia adeguato alle rinnovate esigenze.

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Foto da Il Messaggero.

Sono 12 848 le istituzioni pubbliche in Italia che dall’entrata in vigore del DM 27 marzo 1998 avrebbero dovuto dotarsi di un Piano Spostamenti Casa-Lavoro per gli oltre 2 845 039 dipendenti. I piani prodotti negli ultimi 22 anni sono rarissimi, ma durante la pandemia peggiore degli ultimi 100 anni la burocrazia italiana riscatterà il suo onore e, senza risorse umane e senza soldi, redigerà con rapidità e zelo i suoi piani.

Sono 43 741 le scuole pubbliche in Italia, raccolgono complessivamente 7 906 107 alunni e 872 268 professori (senza contare il personale scolastico) e con la legge 221 del 28 dicembre 2015 si sarebbero già dovuti dotare di un Mobility Manager scegliendolo su base volontaria e senza riduzione del carico didattico (e senza soldi). In Italia i Mobility Manager Scolastici sono mosche bianche, ma sicuramente verranno individuati adesso (mentre i dirigenti scolastici sono impegnati a segare i banchi, mentre cercano nuovi docenti e personale da inserire in organico) e anche loro redigeranno i Piani e si coordineranno con i Mobility Managers d’Area.

E poi ci sono un numero imprecisato fra 4 017 e 23 647 aziende con più di 100 dipendenti (intervallo impossibile da rintracciare nei dati ISTAT) che potrebbero rappresentare un intorno fra 2 300 901 e 3 919 421 lavoratori italiani che, proprio dal Decreto Rilancio e nel periodo peggiore dell’economia di questo pianeta, senz’altro faranno lo sforzo di nominare un Mobility Manager e redigere un Piano di Mobilità Aziendale.

Si è predisposto, quindi, un lavoro titanico di redazione di piani di mobilità per aiutare a riprogrammare la vita di tutti i giorni: gli ingressi e le uscite, i cicli di didattica blended e di smart working. E che potranno inoltre portare allo sviluppo di nuovi serviziprogettati sulle nuove esigenze dei cittadini e influenzare lo sviluppo di nuove e più sostenibili abitudini di mobilità.

Ma no, amici del CTS.

Ahimè, tutto ciò non succederà.

E non c’è certo da prendersela con i Mobility Managers.

È risaputo che dal 1998 ad oggi, questa figura non ha mai goduto di particolare fortuna: non esistono né sanzioni né incentivi riguardo la nomina, il lavoro richiesto è impegnativo (prevede una fase di analisi, di studio, di proposta, di condivisione, di implementazione) e rappresenta quindi un costo apparentemente ingiustificato (in termini di formazione, di tempo da dedicare al piano, e soldi da investire per implementarlo) per l’ente o l’azienda che dovrebbe prendersene carico.

Un impegno volontario che prevederebbe una profonda considerazione e rispetto nei confronti del singolo dipendente (o studente), della società e del futuro della stessa, e che poche, pochissime, organizzazioni hanno (o si possono permettere).

Ma con l’emergenza COVID-19 il suo ruolo è tornato in auge, con una responsabilità non più soltanto legata all’inutile tutela dell’ambiente in cui viviamo ma, visti i rischi di contagio nei tragitti casa-lavoro, più simile a quella dell’RSPP (ma senza i 100 anni di battaglie politiche e sindacali per il diritto alla sicurezza).

Cosa fare quindi?

Con misure urgenti sostenere enti pubblici, scuole e aziende ad individuare, formare e rendere operativi i Mobility Managers.

No, non esattamente.

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Screenshot dal sito ufficiale del MISE.

La scelta irresponsabile, pericolosa per il nostro presente e, inevitabilmente per il nostro futuro è nel comma 2 dell’Art. 229. Nonostante i proclami, le task forces e le linee guida, si è deciso di spendere € 262.000.000,00 per gli incentivi per la micro mobilità, la mobilità ciclabile e l’ecobonus per le auto e di investire € 0,00 nell’analisi della (nuova) domanda di mobilità e nella pianificazione dei trasporti per i motivi di lavoro o di studio.

E continuiamo in modo inesorabile a scegliere di negarci la speranza.

E quindi? Niente piani ma a Settembre, oltre a qualche pista ciclabile dipinta qua e là, registriamo un ottimo 9,5% in più di vendite di automobili rispetto lo stesso periodo dello scorso anno (di cui il 95,5% a combustione), migliaia di persone sono in attesa del clickday del 3 novembre per riscattare il buono e siamo tutti pronti ad assistere al nuovo ciclo di politiche e ordinanze tagliate con l’accetta (coprifuoco, zone rosse e lockdown).

Ma la sciatta e disorganizzata miopia delle politiche nazionali, non si manifesta esclusivamente con lo spreco di risorse pubbliche (già inaccettabile) e il conseguente enorme danno economico e sociale.

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Immagine da Roma Today.

Ciò che abbiamo sprecato in questi mesi è l’opportunità storica di rimodellare la domanda e l’offerta di trasporto, ripensando con metodo e riprogettando con ambizione il futuro della mobilità in Italia.

Inutile sottolineare come tutto ciò fosse già nell’aria, e tutti i nostri accorati tentativi di questi mesi anticipassero l’inutile stupore del Comitato Tecnico Scientifico.

A due mesi dalla lettera del 16 aprile, scrivevamo alla Task Force della Regione Siciliana per il rientro a Scuola:

“Buonasera, vi inoltro qui alcuni punti che vorrei porre all’attenzione della Task Force sulla tematica degli spostamenti casa-scuola di studenti, insegnanti e personale tecnico e amministrativo.

A seguito delle limitazioni ai sistemi di trasporto condiviso dovuto al distanziamento sociale e al fine di conoscere in modo puntuale i dati relativi alla domanda di trasporto e quindi poter attuare scelte mirate e consapevoli per (1) aumentare i livelli di sicurezza del trasporto e della circolazione stradale, (2) sostenere con azioni mirate la “domanda debole”, (3) poter valutare l’accesso scaglionato in Istituto e (4) le soluzioni di didattica blended e al contempo assicurare (5) l’abbattimento dei livelli di inquinamento atmosferico ed acustico, (6) la riduzione dei consumi energetici, (7) la riduzione al minimo dell’uso individuale dell’automobile privata e il contenimento del traffico, nel rispetto della normativa vigente e fatte salve l’autonomia didattica e la libertà di scelta dei docenti, si propone:

• attuare l’introduzione della figura obbligatoria dei Mobility Manager Scolastici (secondo la legge dello Stato 221 del 28 Dicembre 2015 art. 5 comma 6) e la consegna entro il 31 agosto del Piano Spostamenti Casa- Scuola corredato inoltre da un Piano per la didattica “blended”;

• prevedere l’istituzione di una piattaforma di supporto (eventualmente con il coinvolgimento di Università e centri di ricerca) per sostenere l’attività di informazione e formazione della figura del Mobility Manager e la redazione dei Piani;

facilitare il coordinamento dei Mobility Manager Scolastici con i Mobility Manager d’Area dei Comuni (Decreto Interministeriale 27 marzo 1998 – Decreto Ronchi) e quindi contribuire alla redazione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) e del Piano Nazionale della Mobilità Sostenibile (come accennato dal piano Colao).

E inoltre:

• a fronte del minore affollamento sui mezzi di mobilità condivisa dovuto al distanziamento sociale, prevedere il trasporto gratuito di biciclette e monopattini elettrici su bus, tram e treni e sui bus di linea;

• prevedere la possibilità di parcheggio di bici, bici elettriche e monopattini in parcheggi chiusi e sorvegliati all’interno degli Istituti;

• prevedere l’introduzione di sistemi incentivanti per la mobilità sostenibile, attiva e condivisa per studenti, genitori insegnanti e personale tecnico e amministrativo;

• nelle città ove presente, garantire la gratuità dei servizi di bike sharing e car sharing a studenti, insegnanti e personale tecnico e amministrativo;

• favorire servizi di carpooling per i genitori degli studenti e sconti sui servizi di carsharing ove presenti.

Inutile rimarcare quanto poco o nulla ha sortito anche questo tentativo.

In un’Italia di sordi e muri di gomma, senza piangersi addosso e senza parolacce non ci resta che continuare a rimboccarci le maniche, turarci il naso e provare a tirarci fuori con le nostre forze da questa ennesima montagna di guai lanciataci addosso da chi aveva la responsabilità di guidarci, sostenerci e, soprattutto, proteggerci da un pericolo enorme e annunciato.

Ecco qui il nuovo sondaggio per mappare le nuove abitudini di mobilità.

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Screenshot del sondaggio.

Qui la wiki per i Mobility Managers.

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Screenshot della Wiki per i Mobility Managers.

E qui per chi avesse bisogno di avere una mano (gratuitamente) per la redazione di un piano di mobilità aziendale o scolastico.