"Il mio design d'interni ispirato a un film di Scola" | CieloTerraDesign
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Paolo Casicci

3 Giugno 2016

“Il mio design d’interni ispirato a un film di Scola”

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Roma, una casa ristrutturata da Martina Stancati

“Ristrutturare è rispetto delle persone e degli ambienti”, dice Martina Stancati, designer d’interni romana che i lettori di Cieloterra conoscono già come parte del team di A-latere fondato con Claudia Campone. “L’architetto d’interni non può prescindere dai desideri dei suoi clienti e non può ignorare lo spirito dei luoghi. Ogni casa ha una storia, particolari architettonici che caratterizzano un’epoca e si colloca in un contesto”.

“Ristrutturare una casa a Roma nel quartiere Prati mi richiama immediatamente l’atmosfera di alcuni interni familiari dei film di Moretti e di Scola: case grandi, soffitti alti, corridoi, la stanza della donna e perfino un ambiente ingresso (o più ingressi). Talvolta meravigliose marmette in graniglia e termosifoni monumentali in ghisa con lo scaldavivande. Case che fino agli anni 80 del secolo scorso hanno fatto da scenografia alle vicende e agli umori, inevitabilmente altalenanti, di famiglie sovrabbondanti di ogni ruolo: genitori, figli, nonni, zie e zii e perfino la cognata nubile o il cugino artista tanto geniale quanto incompreso”.

“Tutte queste persone hanno lasciato tracce di vissuto, di parole spese, talvolta sussurrate talvolta urlate: le mura ne sono in qualche maniera impregnate. Ecco, quando inizierò a ristrutturare, terrò conto del fatto che una casa così ha una vocazione a ospitare persone e dialoghi: non le relazioni stereotipate della pubblicità, ma quelle più vere della quotidianità con le sue alterne, umanissime vicende”.

“Per questo ascolto attentamente i desideri dei clienti, cerco di distinguere le esigenze sentite e funzionali dall’infatuazione momentanea per il particolare ‘bello e impossibile’ (e inutile). E ascolto i loro figli: adolescenti e bambini, capaci di suggestioni fresche e sorprendenti e, nello stesso tempo, del tutto coerenti con lo spirito dei tempi e di quello prossimo venturo.

Trasformo poi tutto questo in spazi abitabili che non stravolgono il senso di quello che c’era, ma lo rivitalizzano per le mutate esigenze degli abitanti di oggi, più digitali e meno analogici, ma pur sempre persone che a una casa chiedono una cosa banale, irrinunciabile, mai semplice: una casa che li faccia sentire a casa!

“E questo ho fatto in un grande appartamento a Roma, nel quartiere Prati, cominciando dal conservare memoria visibile del preesistente. L’uso di due materiali essenzialmente, il ferro e il cemento, sottolinea il cambiamento del ‘nuovo’ nell’appartamento: lì dove c’era un tramezzo oggi c’è una fascia cementizia colata nel vecchio pavimento. Il ferro invece risalta le zone di passaggio delle mura portanti che una volta collegavano due appartamenti”.

“Nella stanza dei bambini, la necessità di momenti ludici è riconosciuta e sottolineata dalla presenza di una parete-lavagna colorata, sulla quale è possibile scrivere e disegnare coi gessetti: la creatività dei piccoli non deve più essere vissuta come un incubo”.

“La parete fa da sfondo a una vera altalena, che oggi assorbe la scatenata energia dei bambini. Nel tempo diventerà una seduta originale, rilassante, da meditazione: il movimento pendolare della riflessione”.

“Parete più severa, di colore nero ardesia come le lavagne di una volta è nel tinello perché destinata all’utilizzo anche degli adulti: per non negare anche ai ‘grandi’ il desiderio incontenibile del gesto liberatorio che traccia segni o scrive parole su un muro”.

“Convivono benissimo i nuovi e i vecchi manufatti: le vecchie porte sono state recuperate ed integrate con le nuove che sono mimetizzate nelle pareti. Anche l’illuminazione ha una grande importanza, sia quella naturale sia quella artificiale, perché gioca un ruolo determinante nel disegnare l’ambiente, gli spazi, la scansione degli umori lungo l’arco della giornata. Come quelle sottili lame di luce che tagliano, secondo uno schema a trapezio, lo spazio dei corridoi dell’ingresso: sono strisce di led annegate, senza soluzione di continuità, nel pavimento, nelle pareti e nel soffitto. come un raggio di sole che filtra chissà da dove per accoglierci con calore”.