Salvare l'architettura con i concorsi, i casi di Bolzano e Milano - CTD
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24 luglio 2018

Salvare l’architettura con i concorsi, i casi di Bolzano e Milano

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Il secondo seminario al Maxxi sulla cultura del progetto. L’esempio virtuoso dell’Alto Adige e la piattaforma Concorrimi

di Cecilia Anselmi, architetto e docente

“In un paese come l’Italia in cui le gare di progettazione, principale strumento di realizzazione dell’architettura, sono basate sul principio del ribasso economico fino al 50 per cento, e dove la selezione dei professionisti si basa su requisiti impossibili e fatturati che possono permettersi soltanto le grandi società di progettazione e costruzione che lavorano in regime di oligopolio, la qualità delle architetture e soprattutto l’interesse pubblico è l’ultimo dei parametri che vengono considerati nelle selezioni”.

Le parole di Simone Capra, architetto tra gli organizzatori del ciclo di incontri al Maxxi di Roma Verso una legge per l’architettura, aprono il secondo appuntamento, dedicato ai concorsi. Al primo incontro si era discusso dei modelli europei che potrebbero ispirare una legge italiana, stavolta c’era sotto accusa il Codice degli appalti con le sue norme che, in pratica, non permettono agli studi di architettura privi di collegamenti con le grandi società di capitali di partecipare alle selezioni. Peraltro, come ha fatto notare Mattia Darò dell’area concorsi dell’Ordine di Roma, nel Codice degli appalti “la sezione concorsi di progettazione è un’eccezione. Bisognerebbe lavorare invece affinché ci sia un ribaltamento e le gare diventino la regola”.

Ribassi del 50 per cento, gare concepite più per le grandi società di progettazione che per gli studi di architettura. Anche per questo la qualità architettonica e l’interesse pubblico sembrano non essere un obiettivo della legge

Bolzano: largo ai giovani

La domanda è: ci sono strade percorribili che non passino per forza da una modifica del Codice, che richiederebbe uno sforzo titanico di tempo e di energie? La risposta è sì, e arriva dalla Provincia autonoma di Bolzano. Al Maxxi i rappresentanti del servizio tecnico/sezione edilizia, Carlotta Zambonato e Andrea Sega, hanno delineato un case history che rappresenta senz’altro un’eccezione virtuosa. La politica dei concorsi è attiva da quelle parti sin dagli anni Settanta in un contesto in cui l’architettura non è solo industria dell’edilizia. Nell’esperienza di Bolzano non conta che a emergere sia il grande architetto. “Non ci interessa il richiamo mediatico che può creare l’archistar, ma dare spazio alla qualità. E se questa viene da progetti proposti da architetti giovani o meno noti, tanto meglio, vuol dire che il concorso è anche una sorta di palestra attraverso cui far maturare ed emergere nuovi e sconosciuti talenti”.

Mostra al Museion di Bolzano, museo nato con un concorso

Rifugi di montagna, scuole e palestre di arrampicata

Nella Provincia autonoma, in quasi tre anni con i concorsi si è messo mano a numerosi progetti di recupero edilizio, di edilizia scolastica innovativa, di infrastrutture e ponti, sul tema turismo e sicurezza si è ridato vita a venticinque rifugi alpini, rinnovando un patrimonio esistente ma anche generando ex novo quello che sarà il patrimonio di domani. Solo alcuni a titolo di esempio: la nuova sede della Libera Università di Bolzano degli architetti di Stoccarda Jens Oberst e Regina Kohlmayer (2004), il centro informazioni del Parco Naturale del Puez-Funes di Burger&Rudacs di Monaco (2005), il museo di arte moderna di Bolzano ad opera dello studio berlinese KSV e il liceo pedagogico Pascoli di Bolzano dell’architetto milanese Ranzani (del 2008) o la palestra per arrampicata sportiva di Bruniko, degli architetti bolzanini Angelika Bachmann e Helmut Stifter (2016). Importante la presenza della stessa provincia al premio Veneto Dedalo Minosse che viene dato alla committenza e di recente la realizzazione, su idea dell’architetto Josef March, capo dipartimento e ripartizione ai lavori pubblici della Provincia autonoma, di Archimod, archivio dei modelli d’architettura degli edifici provinciali, un vero e proprio museo che racconta l’evoluzione dell’architettura sudtirolese dai primi anni Settanta ai nostri giorni. “E’ importante cominciare a conservare anche questo tipo di manufatti che negli anni abbiamo tirato su grazie ai concorsi” spiega Carlotta Zambonato.

La palestra per arrampicata di Brunico, opera di Angelika Bachmann e Helmut Stifter

La piattaforma digitale per sburocratizzare le gare

In tema di concorsi, un altro case history è quello di Concorrimi, la piattaforma web ideata dall’Ordine degli architetti della Provincia di Milano. Quattro anni di lavoro, trentaquattro concorsi espletati, tra gli ultimi quello delle Scuole innovative, diciotto concorsi di progettazione, ottomila concorrenti coinvolti (10 per cento stranieri), 36 anni l’età media dei vincitori, quattro milioni di euro tra premi e rimborsi spese, nessun ricorso. “Senza dubbio questi numeri non sono eccezionali e c’è ancora molto lavoro da fare ” dice Paolo Mazzoleni, presidente dell’Ordine di Milano, “ma attraverso questo portale web abbiamo voluto attuare non solo un servizio per rispondere alle richieste di digitalizzazione sempre più diffusa, ma anche portare dentro le amministrazioni come un cavallo di troia uno strumento utile a migliorare il sistema”.

Dal sito di Concorrimi, la piattaforma online per i concorsi dell’Ordine di Milano

E’ un servizio che dovrebbe migliorare la possibilità di trasferire alle amministrazioni pubbliche un know how tecnico che attualmente non hanno, più leggero ed efficiente per facilitarne le procedure. Tutto viene rigorosamente svolto online, fino alla consegna dei materiali grafici in modalità esclusivamente digitale con il definitivo superamento del supporto cartaceo. Riduzione degli errori, dei costi di partecipazione, alleggerimento del peso logistico ed economico sia per l’ente banditore che per i partecipanti, la trasparenza delle procedure e la divulgazione immediata dei contenuti, poiché il materiale è pubblico e immediatamente consultabile, sono solo alcuni dei vantaggi cui porta questo tipo di sistema. Concorrimi inoltre lavora alla definizione e strutturazione dei bandi in relazione alle esigenze degli enti appaltanti, studia nelle pieghe del sistema normativo, di per sé piuttosto rigido, dove poter aprire ad una selezione dei professionisti che sia più ampia possibile. I bandi consentono la partecipazione ai giovani professionisti avendo previsto la possibilità per i concorrenti sprovvisti di requisiti di capacità economica e organizzativa di costituire, in caso di aggiudicazione al secondo grado del concorso, un raggruppamento con soggetti idonei utilizzando lo strumento dell’avvalimento come consentito dal Codice Appalti. Per Mazzoleni però i numeri dei concorsi in Italia sono ancora troppo bassi e la qualità del sistema si alza anche con la quantità delle procedure espletate”.

Pubblico e privato: i confini incerti

Tra gli altri interventi, quello dell’assessore all’Urbanistica di Roma, Luca Montuori, per ribadire come anche e soprattutto a Roma ci sia una mancanza cronica di programmazione dal 2006 e sia fondamentale la formazione interna dei tecnici. Il concorso, poi, secondo Montuori, deve esprimere la volontà politica di un’amministrazione e definire una visione strategica e una capacità di programmazione. Pier Giorgio Giannelli, presidente dell’Ordine degli architetti di Bologna ha poi ribadito come il concorso sia una garanzia di qualità dei processi amministrativi che lo determinano attraverso tre cose: trasparenza, riconoscimento del merito e pari opportunità. Maria Claudia Clemente, architetto tra i promotori dell’iniziativa, ha infine espresso il bisogno che la legge chiarisca cosa si intende per bene “pubblico”, se soltanto ciò che è di proprietà pubblica o tutto quello che, anche se privato o a gestione privata, è o rimane di interesse pubblico. Di questo ed altro si parlerà il 25 Settembre al Maxxi per il terzo seminario del ciclo.

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