Il saper fare italiano alla prova dell'estate di silicone | CTD
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Luigi Patitucci

25 luglio 2018

Il saper fare italiano alla prova dell’estate di silicone

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Suole adesive e glitter: perché il Belpaese non sfugge al condom design

Tesoro, abbiamo una macchinetta per misurare la pressione? No, non quella arteriosa…..benché la temperatura, prossima ai 40 ce lo suggerisca. Intendevo la pressione mediatica. Perché mi guardi stranita…??

Speravo, e sì, tutti lo speravamo, come ogni anno, in prossimità delle tanto agognate vacanze estive, di poter sfuggire alle strette ed asfissianti maglie della fiction economy che, troviamo a scoprire invece, non allenta affatto le sue tensioni nemmeno in prossimità del vuoto pneumatico, pasoliniano e desolante, che ora caratterizza lo scenario delle nostre città.

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Nakefit shoes, la scarpa da spiaggia

Le temperature, divenute oramai proibitive nei confronti di qualsivoglia attività fisica e persino mentale, ad ogni latitudine del nostro Paese, sembrano non produrre alcun effetto sull’alto valore di pervasività prodotta dai sistemi economici, che in qualche misura ci rende tutti uguali, tutti solidali, nella beata illusione di dover desiderare, a tutti i costi, la moltitudine di gadget, necessari, indispensabili direi, per poter affrontare con un minimo di serenità la stagione estiva.

Una volta erano le stagioni a regolare il nostro modus vivendi, ma adesso, per fortuna nostra, non potendo contare su una ciclicità regolare ed ordinata del loro avvicendarsi, abbiamo a che fare con una serie di indicatori, parecchi, tanti, troppi, che ci segnalano con somma e dichiarata ingannevole benevolenza gli appuntamenti che ci attendono in prossimità di ogni cambio di stagione.

E, badate bene, non possiamo farci cogliere di sorpresa.
Non possiamo farci trovare impreparati.
Non possiamo mettere in atto la tanto efficace arte dell’improvvisazione, dell’arrangiarsi, che ha fatto la fortuna del nostro Paese nell’ultimo secolo, indicatore prezioso di una versatilità che è manifestazione di un saper fare tutto italiano.

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Nakefit shoes, le scarpe da spiaggia

Un saper fare che è patrimonio storico di un intero territorio, unico ed inimitabile, riconosciuto e premiato in ogni parte del mondo, nei tre settori che mantengono in attivo la bilancia dell’economia italiana, della Moda, del Design, dei prodotti alimentari. Un patrimonio di passione e sentimento, capace di poterci mettere al riparo da ogni sorta di liquidità, che pare dover essere, a tutti i costi, la cifra necessaria ed indispensabile dell’esercizio della nostra esistenza, ad ogni angolo del pianeta.

No, questo non ci è concesso. Il circo mediatico ci impone un rutilante, vistoso ed infinito corredo necessario di gadget ad alto quoziente di appetibilità, per poter affrontare la Stagione degli Amori.

Come resistere, ad esempio, alla tentazione di poter calzare… – ehm, scusate, il termine ‘calzare’ non è proprio corretto, ma non riesco a trovarne un altro altrettanto efficace, userò ‘indossare’ allora – le suole adesive Nakefit per la pianta del nostro piede, in gomma siliconica, che ci consentono di poter apparire come dei supereroi, capaci di poter intraprendere cammini che hanno la statura di esodi, senza subire alcun effetto scottatura da sabbia rovente.E ci sentiamo felici, prima ancora di poterle indossare, queste suole magiche, solo al pensiero di poter apparire come colui che camminava sulle acque, che qualche tempo addietro faceva sbarellare gli astanti.

Sì, lo so, è Condom Design questo, e ne vedrete delle belle tra un mese, nel mio nuovo libro, per l’appunto intitolato Condom, Common & ReFuel Design. Il design, scatola del sogno e del bisogno (Malcor D, 2018,). E voglio fermarmi soltanto a questo gadget, giusto per citarne uno, nella moltitudine cosmica delle proposte necessarie all’esercizio del nostro strepitoso(estivo) modus vivendi.

Come dicevo prima, tali dinamiche ostensorie ci rendono tutti uguali. Ma la novità sta nel fatto che tutto ciò non ha niente a che vedere con quegli stantii proclami sull’equità, che abbiamo dovuto sorbire per decenni e che ci sono stati indotti a forza dai nostri, tanto odiati e temuti educatori, ma cavalcano invece la cifra seduttiva della conquista ammaliatrice, che viene poi consolidata con l’atto concessorio benevolo, capace di generare in noi un inestinguibile moto di riconoscenza, che raggiunge il gradiente più alto, il pathos, per così dire, con l’azione dell’acquisto. Per poi svanire quasi istantaneamente, a ragione di una perpetua, inestinguibile, sensazione di grande insoddisfazione (I can’t get no satisfaction!!!) nei numerosi, incontenibili affluenti di un’inesorabile obsolescenza.

E’ questa un’Arte che, nel nostro tempo, si serve della generazione dell’Evento, quale fenomeno capace di innestare in noi una prurigine tale da rendere estremamente eccitante persino il tempo dell’attesa, un’attesa che promette ciò che sappiamo non potrà mai mantenere, ciò che verrà disatteso, ma che ci preoccupiamo con grande accanimento e fervore, di non catalogare come falso, artificioso, insomma, come una bugia. E, poi, rischieremo di dover mettere in lista anche termini come sufficienza, sobrietà, semplicità, propri della Storia della disciplina del Design, che ne richiamerebbero altri, come giustizia, equilibrio, libertà, che ci trasporterebbero di volata in un pericoloso sonno/veglia, disturbato, tediato dall’afa sotto l’ombrellone, generatore di moti inestirpabili di colpevolezza, capaci di traghettarci in una dimensione nostalgico-eversiva piena di contenuti, di consistenza, propria del secolo scorso.

Un secolo in cui si è fatto e detto parecchio sul Design, ma le novità rispetto a prima, la differenza con l’oggi sembra essere innestata tutta in una particolare declinazione di un rivestimento di superficie in Ocra Gold, o in un trattamento di glitteratura su un pianale cruscotto dell’ennesima BarbieMobile.

Ingredienti, quelli di sopra, tutt’ora indispensabili per l’esercizio dell’arte del design, quel design giusto e corretto, che in questo strano mondo di inizio di millennio, pieno di eccessi e di carenze ciclopiche, ci fa sorridere di sincera malinconia.