Scuele di Zanellato/Bortotto, l'emozione è la nuova funzione | CieloTerraDesign
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Redazione

17 maggio 2018

Scuele di Zanellato/Bortotto, l’emozione è la nuova funzione

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Nella sedia per Blifase ispirata alle sedute scolastiche la poetica dell’equilibrio del duo veneto

Il concetto di funzione sta tornando a farsi spazio nel mondo del design. Non sempre succede con i fatti e nelle collezioni. Più spesso la parola funzione ritorna nei testi dei critici, degli storici e degli stessi progettisti, tutti impegnati a invocare una nuova funzionalità contro gli eccessi della forma e del decor.

La funzione come emozione

Ma che cosa è poi la funzione, in un mondo in cui – per dirla con Ettore Sottsass – “ci sono ormai più sedie che culi?”. Se prendessimo alla lettera la provocazione del genio triestino, dovremmo smetterla di produrre nuove sedute, nuovi divani e nuove poltrone (e tavoli, letti, comodini, lampade), facendoci bastare le migliaia di esemplari che abbiamo già a disposizione. Ma se per funzione cominciamo a intendere anche qualcosa di diverso, che ha a che vedere con la sfera delle emozioni e non soltanto con l’uso e l’usabilità di un prodotto, ecco che la parola acquista un nuovo significato, in grado di andare oltre l’estetica. Un significato che ha a che vedere con la memoria e il passato, senza scadere per forza nell’abusato effetto vintage. Funzione può diventare insomma il concetto cardine intorno a cui far ruotare quel design delle emozioni in cui il prodotto non conta soltanto per quello che è, ma anche e soprattutto per ciò che rappresenta e suscita. Per la narrazione di cui si fa interprete e il mondo cui rimanda. Il design come rivendicazione di un’identità.

La sfida parte dai banchi

È alla luce di questo senso rinnovato della parola funzione che ci occupiamo di Scuele, le sedie che Zanellato/Bortotto hanno disegnato per Blifase, storica azienda friulana che – spiegano gli stessi designer – voleva rimettersi in gioco con un prodotto che si distinguesse dall’attuale catalogo. Ma partiamo dall’inizio. A 31 e 30 anni, Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto sono due creativi italiani già maturi, con una storia e collaborazioni importanti alle spalle. Quello di progettare una collezione di sedie nel 2018 è un rischio calcolato che hanno vissuto come una scommessa. “La seduta è probabilmente uno degli oggetti più difficili da progettare. Di sedie ce ne sono molte, e non è facile riuscire a trovare un elemento sempre nuovo che le contraddistingua. Nel nostro caso la sfida è stata quella di introdurre una sedia dalle linee fresche e giovani all’interno di un’azienda storica friulana come Blifase, che aveva il desiderio di rimettersi in gioco con un prodotto che si distinguesse dall’attuale catalogo”.

Sì al passato ma non al vintage

Scuele è nata da questa esigenza, recuperando fin dal nome (scuele vuol dire scuola in friulano) la memoria dell’infanzia: “L’idea di ispirarci alla sedia scolastica è stato il nostro punto di partenza. Volevamo un prodotto abbastanza esile e leggero, che potesse adattarsi a contesti molto diversi tra loro e con una flessibilità tale da declinarsi in differenti finiture. Esiste infatti la versione tutta in legno che si adatta bene ad ambienti informali fino ad arrivare alla poltroncina completamente imbottita pensata per contesti più eleganti e raffinati”. La collezione attinge alla memoria del passato come a una dimensione di valore e non da negare, ma senza indulgere nell’effetto nostalgia che caratterizza molti pezzi contemporanei. “La sedia da cui siamo partiti è la seggiolina scolastica in metallo e legno che è rimasta invariata nel tempo dagli anni Cinquanta. È possibile disegnare oggetti nuovi con un lieve rimando al passato ed è quello che ci piace fare nei nostri progetti. Il disegno è completamente rivisto, ma in qualche modo rimanda ad un ricordo. Ognuno può vederci la storia che vuole e l’effetto nostalgia è inteso come momento positivo rivolto ad un pensiero passato”.

La dualità superata

Ed ecco il concetto di passato e il nuovo approccio alla questione funzione. Nei lavori dei due designer, perfetto è l’equilibrio tra decor e utilizzo, anzi pare che nel loro caso l’eterna dualità sia superata. “Questo equilibrio, in realtà, cambia per noi da progetto a progetto. La nostra formazione dapprima italiana ci ha insegnato a dare la giusta importanza alla funzione. Oggi però questo concetto si è ampliato di molto e comprende anche tutti quegli aspetti emozionali di cui la nostra società si ritrova sempre più spesso ad aver bisogno. Con Scuele abbiamo cercato di trovare il giusto compromesso tra queste due interpretazioni di funzione”.

Millennial design

C’entrerà qualcosa, in questo approccio, l’essere millennial e l’appartenere a quella generazione che guarda al passato come a un valore ed è meno incline a subire il fascino di icone e feticci? “Sicuramente la nostra età ci ha portato a vivere il design nell’era dei millenial ed è questo il tipo di design che conosciamo meglio. Progettare però va al di là del tempo e degli anni in cui si vive e si rifà piuttosto alla sensibilità personale di ciascun progettista”.