La scuola di Milano che trasforma l'emergenza e inventa un pezzo di futuro - CTD
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Cecilia Alemagna

28 Marzo 2020

A Milano c’è una scuola che si trasforma con l’emergenza e inventa un pezzo di futuro

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Da scuola superiore di arti applicate a social tv grazie al web e ai social media. Stefano Mirti e Andrea Quartarone raccontano l’esperienza di Super: “Siamo già in un mondo nuovo”

Reagire all’emergenza sanitaria sviluppando un modello didattico nuovo e diffuso. Trasformare una scuola in social tv. Insomma, guardare oltre le costrizioni al tempo del Covid-19 e inventarsi un pezzo di futuro. È quello che da qualche settimana sta accadendo da Super, la Scuola Superiore di Arte Applicata del Castello Sforzesco a Milano diretta da Stefano Mirti. Abbiamo parlato di questo esperimento con lo stesso Mirti, partner e fondatore di IdLab, già direttore della Naba Milano (2006-2011) e presidente della Fondazione Milano. Da anni Mirti sperimenta l’uso dei nuovi media, in particolare modo i social, nell’insegnamento e in altri progetti di diversa natura. È stato responsabile dei social media di Expo 2015 e curatore della mostra 999. Una collezione di domande sull’abitare contemporaneo, alla Triennale di Milano nel 2018. Con lui, abbiamo sentito Andrea Quartarone, autore e producer televisivo per i principali broadcaster italiani, docente di televisione per la Bocconi e consulente di storytelling per istituzioni culturali.

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Buongiorno Stefano, buongiorno Andrea. La rete in questi giorni di isolamento forzato ci sta salvando. Le nostre case si sono trasformate in scuole, università, uffici, tribunali, pub, after hour. Stiamo insegnando e apprendendo da casa, sperimentiamo e svisceriamo piattaforme, portali, app, noi docenti di tutti i gradi stiamo mettendo in discussione i nostri metodi di insegnamento, comunichiamo diversamente con i nostri studenti cercando di renderli più critici e autonomi, ci avviciniamo a loro tramite l’uso dei loro stessi social. Docenti e studenti, generazioni diverse, si stanno avvicinando finalmente?

Stefano Mirti: Direi di sì. La scuola italiana (in ogni sua estensione, a prescindere da ordine e grado) è finalmente atterrata nel mondo digitale. Nell’insieme è stata una rivoluzione (quasi) indolore, avvenuta in tempi rapidissimi. Una volta che avremo la banda larga e un tablet un po’ buono per tutti, potremo dire di avercela fatta. In tempi normali ci avremmo messo dieci anni. Qui è bastata una settimana: una performance che ha dell’incredibile. Bravi tutti.

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Credo che oltre a concepire i social e la rete come strumento di insegnamento e progetto, per te sia sempre stato importante fondare, in ognuna di queste esperienze, delle comunities, fisiche e virtuali, insegnare sia in remoto che scendendo sul campo incontrando aziende, riviste, entrando negli studi dei maestri e soprattutto viaggiando senza avere una sede fissa di insegnamento come nel Relational Design, master nomade di primo livello ideato da Abadir Academy e IdLab.

Stefano Mirti: Beh, gli esperimenti e le attività sono stati molti e diversi. Design Royale (ed eravamo nel 2011, quasi dieci anni fa), la piattaforma WhoAmI che è poi diventata il master di Relational Design. Design 101 e tutti gli altri mooc (massive on-line open courses) sviluppati per Iversity (Design 1o1, Architecture 1o1, Storytelling 1o1), etc. Nel corso degli ultimi dieci anni abbiamo fatto mille cose diverse. Se c’è un unico filo rosso, queste sono le sperimentazioni sulla condivisione del sapere a distanza. È un tema che mi affascina, è importante, è difficile. Una bella sfida.

I risultati e le risorse ottenute sono spesso rimessi in circolo nei tuoi progetti successivi, tutto questo immagino richieda uno sforzo collettivo da parte di chi è coinvolto. Il lavoro in rete sembra dare come risposta tanto entusiasmo e senso di comunità. In questo momento è importante parlare di valori, queste esperienze sono capaci di costruirli?

Stefano Mirti: Gli strumenti on-line sono per l’appunto strumenti. Una biro Bic, una lavagna, un quaderno, sono strumenti. Stesso dicasi di una mail o di un account di Facebook. Di sua natura una biro Bic non è in grado di costruire e parlare di valori. Stesso dicasi per Google Hangouts. Tu stai parlando di contenuti che è cosa diversa rispetto ai contenitori. Quello che posso dire è che fare un corso su Facebook è cosa molto semplice e banale. Fare un corso per gente che ha i processi cognitivi tarati su Facebook, quello è cosa molto difficile e complessa. Se poi devi fare un corso per gente che ha i processi cognitivi tarati su Tik Tok, questo è ancora più difficile. Motivo per il quale è così meritevole e interessante.

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Oggi, assieme allo staff di Super, state provando con Andrea Quartarone a trasformare una scuola di arti applicate in una social tv. La scuola, anche quella che vive delle tecniche più antiche, potrà dunque essere ovunque, diciamo una super-scuola. Una super tv social. Come sta avvenendo questa trasformazione?

Andrea Quartarone: Quando la pandemia è arrivata in Italia, e nello specifico a Milano, le prime a chiudere sono state le scuole e le università. Che nel giro di poco tempo si sono messe a trasferire online i propri corsi e le proprie lezioni, con risultati in ogni caso più che soddisfacenti, date le condizioni. Così ha fatto anche Super, con la differenza però che ha messo online lezioni di alcuni suoi corsi su una piattaforma di larga fruizione come Facebook, e lo ha fatto gratuitamente. Da un lato i corsi attivi si sono trasferiti on-line (come tutte le altre scuole). In aggiunta a questo abbiamo pensato a una serie di nuovi corsi, tendenzialmente pensati per bambini e ragazzi, disponibili a tutti. Tutto questo è stato pensato fin da principio non come misura tampone, ma come progetto pilota, e il successo piuttosto straordinario delle prime dirette ha convinto gli amici di Super a pensare a una social tv. A questo punto mi hanno chiamato al tavolo, e assieme abbiamo progettato un’offerta di contenuti audiovisivi free con un palinsesto settimanale multigenere per ora disponibile su Facebook e che diventerà multipiattaforma. Tre i filoni editoriali: Super CORSI, cioè la trasmissione online di alcune lezioni dei corsi di Super, come già si sta facendo; Super SPECIAL, un’offerta di intrattenimento culturale con un approccio necessariamente meno didattico; e Super KIDS, una proposta per i bambini. Qui un esempio di palinsesto settimanale, cui si aggiungeranno, nelle prossime settimane, i corsi online veri e propri, a pagamento.

Fare un corso per gente che ha i processi cognitivi tarati su Facebook, quello è cosa molto difficile e complessa. Se poi devi fare un corso per gente che ha i processi cognitivi tarati su Tik Tok, questo è ancora più difficile. Motivo per il quale è così meritevole e interessante.

La Scuola Superiore d’Arte Applicata ha sempre avuto corsi per bambini?

Andrea Quartarone: Non in maniera sistemica. E anche in questo sta la reale dimensione del progetto, il cui obiettivo non è trasferire online attività già in essere, ma allargare l’ambito territoriale della Scuola (la scuola non ha più il confine geografico locale: chiunque al mondo può seguirne i corsi – a condizione di parlare italiano), sviluppare ulteriormente l’attuale offerta di contenuti e arricchirla con altri nuovi, e aprire a nuovi possibili studenti (i bambini per esempio), sviluppando nuovi linguaggi, nutrendo con nuovi stimoli la propria community e dalla community facendosi stimolare. Il tutto a sintesi di un ricco ecosistema di persone, idee e opportunità: da una parte i docenti, loro stessi artisti, con passioni e interessi non scontati, dall’altra un corpo studenti fatto di persone molto appassionate, anch’esso con talenti e inclinazioni che sono una risorsa per la scuola; da una parte un ambiente digitale in continuo sviluppo che in questi tempi di emergenza ha subito un’ulteriore eccezionale accelerazione, dall’altra la convinzione che l’identità di Super, da sempre fondata su un profondo e molto reale senso di condivisione, si adatti bene a questo contesto. È soprattutto questo un vantaggio che le scuole d’arte applicata hanno rispetto alle altre: che trattano discipline affascinanti per definizione, capaci di incuriosire anche i non specialisti, e che richiedono certamente molto tempo e infinita pazienza per essere perfettamente dominate ma che possono essere “tentate” pressoché da chiunque. Quale campo migliore, per giocare questa partita, dell’online?

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E per il lungo periodo, che piani avete?

Andrea Quartarone: Intanto dobbiamo affrontare una fase di test, tra la primavera e l’estate, per andare a regime in autunno. Poi, se tutto va bene, a gennaio vorremmo aprire una quarta linea editoriale, che è la più ambiziosa e che rivela l’intento ultimo dell’intera operazione, e che pensiamo di chiamare Super PEOPLE. Su una piattaforma di largo utilizzo, probabilmente Instagram, miniaturizzeremo il formato del metodo e delle lezioni di Super, avviando un processo di condivisione top-down e bottom-up di piccoli know how pratico/artistici. Una sorta di bottega artigianale aperta a tutti, a tutto, sempre, che funga tra le altre cose anche da serra creativa di idee e talenti per la Scuola.

Stefano Mirti: È il cosiddetto “digital first” applicato a una scuola. La scuola diventa un sito web, lo studente arriva e ha a disposizione una grande quantità di lezioni, selezionate da corsi diversi. Lezioni su supporto video, a disposizione di tutti: chi vuole può guardare e imparare. Se si vuole imparare ancora di più, allora ci si può iscrivere al corso vero e proprio che è composto da una parte video (per alcuni corsi le lezioni saranno gratuite, per altri a pagamento) e una parte di interazione / correzione / scambio (queste sempre a pagamento). Alla fine del corso on-line c’è poi la possibilità di prendere parte al workshop finale: 2, 3 giorni dove ci si vede di persona a Milano in una modalità di insegnamento / apprendimento tradizionale. Così facendo otteniamo molteplici risultati. Le pillole video gratuite dei corsi diventano materiale di comunicazione, aperto e fruibile da tutti. Se lo studente vuole un percorso di qualità può iscriversi ai corsi e partecipare alle sessioni interattive di correzione e scambio, fino ad arrivare al workshop tradizionale vero e proprio. Anche, come diceva Andrea, importantissimo: lavorando in questo modo non esiste più la scuola precedente che si rivolgeva a studenti che abitavano in città. Con questo modello chiunque può partecipare.

Il vantaggio che le scuole d’arte applicata hanno rispetto alle altre è che trattano discipline affascinanti per definizione, capaci di incuriosire anche i non specialisti, e che richiedono certamente molto tempo e infinita pazienza per essere perfettamente dominate ma che possono essere “tentate” pressoché da chiunque. Quale campo migliore, per giocare questa partita, dell’online?

Ultima domanda, per Stefano. È un futuro ancora più incerto di quello che si immaginava Bauman. Abbiamo urgenza di disimparare per immaginare un nuovo mondo?

Stefano Mirti: No. Il mondo nuovo è così forte, così violento e pervasivo che non c’è bisogno di disimparare. Disimparare è già avvenuto. Siamo già dall’altra parte. Che dire? Buon viaggio e buona fortuna a tutti.

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