La sedia di Starck progettata dall'IA e il futuro del designer - CTD
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Davide Massarella

11 aprile 2019

Che cosa dice del futuro del design la sedia di Philippe Starck progettata dall’intelligenza artificiale

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Presentata al Salone da Kartell. “Per ora abbiamo dovuto insegnare tutto alla macchina, ma presto sarà lei a proporre”

Al Salone del mobile di Milano arriva la prima sedia progettata dall’intelligenza artificiale. La presenta Kartell ed è firmata da Philippe Starck. La sedia AI (artificial intelligence), presto in commercio, segna una svolta epocale nel campo del design e nasce dalla collaborazione tra Starck, Kartell – azienda italiana con settant’anni di storia, celebrati in questi giorni in una mostra al Palazzo Reale di Milano – e Autodesk, colosso dei software di design per costruzioni, progetti ed effetti speciali.

In pratica, Starck ha rivolto alla macchina una serie di domande e la macchina ha risposto agli ordini producendo quanto le era stato chiesto. Il progetto è durato due anni e all’inizio, racconta Starck, non è stato affatto semplice, perché l’intelligenza artificiale non conosceva nulla di quanto le sarebbe stato chiesto di fare e dunque le sono state innanzitutto impartite nozioni base di design. “Abbiamo dovuto insegnare alla macchina ciò che doveva fare come se fosse un bambino a cui insegnare a mangiare da solo”, dice Mark Davis, responsabile dell’area design research di Autodesk.

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Kartell, la collezione di sedie progettata con l’intelligenza artificiale da Philippe Starck

La sedia progettata da Starck con l’AI impone una riflessione su machine learning e tecnologia. Finora si è affermato che la creatività non apparterrà mai ai robot, ma a quanto pare non è così. Che una macchina programmata possa progettare è già possibile, e non soltanto nel campo dell’arredo con l’esperimento di Kartell. Looka (ex LogoJoy), per esempio, ha lanciato un sito attraverso cui è possibile realizzare il proprio logo dando in pasto al machine learning alcune indicazioni sui propri gusti. Il risultato è che in pochissimi click si vedono arrivare decine e decine di varianti di loghi già pronti all’uso. Sempre di recente, è stato presentato un nuovo software GuaGan prodotto da Nvidia che crea scenari fotorealistici semplicemente (e letteralmente) scarabocchiando.

Nonostante il livello attuale di questi esperimenti sia per certi aspetti ancora grezzo, si tratta di un primo importante segnale di come anche la creatività umana possa, in qualche modo, essere emulata. Viene perciò da chiedersi che ne sarà dei designer? Il ruolo del progettista in questa fase è in realtà decisivo per definire il corretto utilizzo delle nuove tecnologie, oltre che per difendere e mantenere il proprio ruolo. Uno scenario possibile è, del resto, quello che ci vede in futuro diventare tutti designer. Si tratta di un processo avviato negli ultimi anni, grazie anche all’accessibilità della stampa 3D che permette potenzialmente a chiunque di modellare e dare forma al proprio pensiero, prototiparlo e magari venderlo su uno dei numerosi marketplace online. In fondo, la creatività è innata nell’uomo e in uno scenario in cui l’intelligenza artificiale è destinata a sostituire alcune maestranze, chiunque potrà iniziare a cimentarsi con software e stampanti 3D. Ma è vero anche che, a dispetto della tecnologia, in questi anni non siamo diventati tutti designer, e il ruolo di progettista continua a esercitarlo chi ha una preparazione adatta a pensare e a sviluppare prodotti.

La missione del designer sarà dunque emergere in questa nuova generazione di maker e creativi diventando un mentore delle macchine. Romanticamente, si potrebbe pensare di mutuare il rapporto tra designer e robot da quello tra un artigiano (il designer) e il suo apprendista in bottega (il robot). Riuscendo a educare e a formare l’intelligenza artificiale secondo le nostre competenze, i nostri processi e la nostra creatività, la macchina potrà elaborare una quantità enorme di dati e processare altrettanti A/B test che potranno restituirci feedback, andando a consigliare migliorie e modifiche per la buona riuscita del progetto stesso.

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Kartell, la collezione di sedie progettata con l’intelligenza artificiale da Philippe Starck

L’assistente virtuale-apprendista potrà vedere un problema e cercare soluzioni da un numero decisamente più elevato di prospettive rispetto alle nostre. Come diceva lo stesso Starck, al momento il designer deve porre una domanda intelligente alla macchina per ottenerne una risposta intelligente, altrimenti il risultato sarà stupido come la domanda. Più avanti, però, il robot sarà abbastanza intelligente da proporci esso stesso le soluzioni che cerchiamo.

Per rendere le macchine capaci di progettare con emozione, la tecnologia inizia a studiare il cosiddetto errore controllato, ovvero l’imprevisto creativo. Entreremo nell’era del design postumano

Questa collaborazione tra designer e macchina può sfociare in quello che Margaret Andersen, in una intervista con la designer Anastasiia Raina, definisce Design Postumano. Ciò che tuttora distingue un design realizzato con una prospettiva puramente umana da quello asettico proposto dalle macchine e dalle prime IA è l’elemento dell’imprevedibilità, l’errore controllato. Questo elemento sarà il punto di forza dell’estetica postumana che permetterà una produzione ancora emozionale, il cui centro sarà sempre l’uomo, nonostante entri in gioco un nuovo progettista: un progettista che vaglia un numero di possibili soluzioni ai problemi in tempi estremamente brevi.

Bisogna dunque iniziare seriamente a prendere in considerazione l’integrazione dell’intelligenza artificiale in modo da poter sviluppare e gestire un nuovo senso estetico, fatto di bit e pixel, ma senza dimenticare il lato puramente umano ed emozionale.