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Sette designer per sette oggetti di rame

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Giocattoli e complementi iconici. Il concorso dell’Istituto italiano rilancia l’oro rosso

Il design (ri)scopre il rame. Antibatterico e duttile, ecosostenibile e riciclabile, buon conduttore elettrico: il metallo rosso e le sue leghe sono al centro di una rinascita che ha per protagonisti i creativi italiani più noti come i giovani talenti, chiamati dall’Istituto italiano del rame e dall’European Copper Institute a cimentarsi con questo materiale a lungo al centro della tradizione artigiana nazionale.

Il sesto concorso Il rame e la casa, aperto a professionisti under 40 e allievi delle scuole di architettura e design, si è concluso da poco, rivelando creazioni che – per dirla con Marco Crespi dell’Istituto italiano del rame, promotore del contest – hanno messo in luce la capacità dei designer “di arricchire di nuovi significati e utilizzi questo metallo, sfruttandone le proprietà chimiche e la conducibilità elettrica, la duttilità per la realizzazione di forme e strutture evocative e le proprietà antibatteriche, dando vita ad oggetti dalla forte componente sociale”. Il rame, aggiunge Crespi, “è un materiale unico, ottimo nel campo del risparmio energetico e dell’ecosostenibilità, grazie alla sua totale riciclabilità”.

Quest’anno, accanto al concorso, l’Istituto aveva previsto una sezione speciale a cura di Marco Romanelli per la quale sono stati selezionati sette designer o studi di design italiani: a loro è stato chiesto di progettare un oggetto inedito in rame dopo un brief concorsuale.

I DESIGNER

Concentrico di Giorgio Bonaguro è un portacandele componibile a sette fiamme, realizzato in ottone lucido e satinato, composto da tre dischi concentrici torniti e forati, dotati di bussolotti portacandele torniti e avvitati. La realizzazione del prototipo è di Silver Tre srl, Milano. Si tratta di un oggetto volutamente materico, concepito in un momento storico in cui spesso il design tende alla smaterializzazione.

Tocut di Carlo Contin, invece, è una brocca con manico realizzata in rame con processo interamente manuale e saldatura in argento. Anche in questo caso il prototipo è di Silver Tre srl, Milano. La brocca di Contin supera il rapporto problematico tra corpo e maniglia tipico di questo oggetto, non sempre risolto con eleganza, anzi spesso lasciato a una giustapposizione un po’ casuale. Contin affronta il problema a monte facendo della maniglia parte del corpo della brocca. Un alto cono, sagomato a cappello di mago, viene troncato e piegato in modo che la sua parte più stretta si trasformi in maniglia. E l’effetto di continuità è garantito.

Di Lorenzo Damiani è Cortocircuito, una torcia da tavolo composta da due parti lavorate al tornio manuale: una campana di copertura in rame smaltato bianco esternamente e una base in rame lucido. Il collo della campana di copertura contiene una batteria che si carica quando l’oggetto è chiuso. All’atto del sollevamento del coperchio, l’apertura del circuito consente alla luce interna di accendersi. Il prototipo è di Silver Tre srl, Milano. Lorenzo Damiani è un designer “inventore” e ha interpretato con questo spirito l’invito a disegnare un oggetto in rame per la casa. Cortocircuito rivela la sua natura solo quando il coperchio viene sollevato e attiva il circuito elettrico. Il manico, oltre a garantire la presa, ospita una sorgente a led e una batteria, il cono funge da diffusore e la base, oltre che essere un sostegno, agisce da interruttore.

Da Gumdesign arriva Insuperficie, una serie di specchi da tavolo realizzati da lastre di rame, ottone e bronzo tagliate e piegate, lucide sul fronte anteriore e con satinatura orbitale posteriore. Il prototipo è di Daniele Paoletti/ Zeroflatfloor, Teramo. Gabriele Pardi e Laura Fiaschi, ovvero Gumdesign, riportano alla mente con quest’opera una delle più intense avventure progettuali di Bruno Munari, quella delle “sculture da viaggio”: elementi da portare con sé per personalizzare anche la più asettica stanza d’albergo. Allo stesso modo questi schermi metallici riflettenti, pensati in diverse dimensioni e capaci di reggersi da soli grazie a un attento lavoro di piega, divengono “oggetti affettivi” per decorare qualsiasi luogo, come un origami metallico.

Ad attualizzare una tradizionale tazza per cocktail è invece Giulio Iacchetti: il suo bicchiere per il Moscow Mule è realizzato al tornio manuale in rame lucido, con manico sagomato a mano da tondino e poi saldato. Il prototipo è di Silver Tre srl, Milano. Inventato nel 1941 da John G. Martin, Moscow Mule è un cocktail tuttora servito esclusivamente in tazze di rame. Iacchetti ha voluto rendere riconoscibile un oggetto pur rispettando pienamente la sua tradizione e la sua tipologia consolidata. E lo ha fatto lavorando sul dettaglio, facendo del manico l’elemento per costruire l’identità e l’unicità del progetto. Il designer ha così recuperato la forza degli antichi boccali in peltro, contando poi sulla cromia del rame per addomesticare il risultato finale.

Di Lucidipevere è Capomastro, un vassoio multifunzione realizzato al tornio manuale in rame lucido e prototipato da Silver Tre srl, Milano. Il nome, in questo caso, definisce l’oggetto in maniera chiara, perché Capomastro fa riferimento alla vita di cantiere e in particolare al muratore specializzato e al suo “frattazzo” usato per stendere la malta. Il frattazzo, per la sua particolare presa, è dotato di un importante manico. E il manico, in questo oggetto di Paolo Lucidi e Luca Pevere, diviene l’unico elemento decorativo di una composizione minimale.

Donata Paruccini, infine, firma Isola, centrotavola realizzato interamente a mano, in ottone esternamente e in rame internamente. Una ciotola a base ellittica con all’interno un rilievo realizzato a mano con il cesello e finito in ossidato verde rame. Il prototipo è di Silver Tre srl, Milano. Qui la designer è riuscita a realizzare un vero e proprio artwork che però non perde di vista la funzionalità dell’oggetto, che serve a umidificare l’aria in ambienti riscaldati. Isola può essere definito una  “scultura funzionale”, un paesaggio stratificato geologicamente contenuto in un invaso che simula un lago. La presenza reale dell’acqua, oltre a creare sofisticati rispecchiamenti, attiva gradi di ossidazione diversi per i vari strati di rame, portando l’oggetto ad assumere caratteristiche uniche e inimitabili.

 

IL CONCORSO

Per quanto riguarda il concorso, la giuria (composta dall’architetto Philippe Bestenheider, dal visual designer Diego Grandi e dal critico del design Marco Romanelli) ha premiato progetti che hanno saputo unire aspetti ludici e funzionalità mediche, reinterpretando in chiave inedita archetipi del design industriale, o che si sono rivolti alle esigenze della vita di tutti i giorni.

Oltre trecento gli elaborati in gara, arrivati dall’Europa, dalla Russia, dal Giappone. Il parametro fondamentale per la scelta dei vincitori è stata la sperimentazione di nuovi utilizzi del materiale. Per i professionisti, il primo premio è andato al designer Fabrizio Bendazzoli con CuToys, un giocattolo per la prima infanzia che può avere la forma di automobile, barchetta o aeroplano e fa leva sulle proprietà antibatteriche del rame trasformando l’oggetto in un pezzo da collezione. Seconde premiate, Sofie Christina di Bartolomeo e Maria Chiara Polverini con Ramen, che nobilita le normali bacchette da cibo trasformandole in monile con inserti in metallo. Menzioni speciali alla francese Prisca Renoux con Heatit (un oggetto riscaldante che funziona a corrente) e agli italiani Mauro Bergamaschi e Matteo Briccola per il sottopentola Spaghetto.

Per la categoria studenti, hanno ricevuto il primo premio Cyprien de Hautecloque e Laura Thulièvre dell’istituto Ensaama di Parigi con il progetto Sentoba: si tratta di un gioco che, attraverso speciali piastrelle in rame con texture differenziate, aiuta a sviluppare le capacità cognitive di bambini in età pre-scolare. Altra menzione per la francese Eve Garandeau della Nantes Atlantique School of Design con Memori (un piccolo altare della memoria composto da una struttura in rame cui fissare pensieri e ricordi relativi ad una persona defunta) e Lina Venström dello Ied di Roma che, con Miseria e Nobiltà, parte dalle sagome di oggetti per liquidi e alimenti e le trasforma in prodotti iconici.

Una targa speciale è andata all’École Nationale Supérieure des Arts Appliqués et des Métiers d’Art di Parigi per aver affrontato in modo coerente il tema del concorso.