Sicilia e design, uno stato d'eccitazione permanente | CTD
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Luigi Patitucci

14 maggio 2018

Sicilia e design, uno stato d’eccitazione permanente

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La formula vincente delle aziende che hanno saputo affidarsi a creativi con un progetto

Il Design è una Scatola del Sogno. E’ attraverso l’analisi di questa misteriosa e magica Scatola del Sogno che abbiamo modo di vedere i termini in cui l’inconscio collettivo viene condensato e rimosso. Ed è il desiderio inconscio a porre le condizioni per poter far apparire, attraverso l’evidenza oggettiva del Reale, quella che è la questione assente, per così dire, cui non è possibile avere accesso diretto con l’immediatezza del tempo breve. E l’utenza avverte la necessità di  essere fortemente coinvolta in questo gioco di specchi e di rimandi, aspettando, di volta in volta, l’entrata in scena di un’altra rappresentazione, che equivale, in un certo modo, ad un’altra dimensione, ad un diverso livello dell’essere. L’utenza non cerca altro che potersi trovare coinvolta, travolta, in uno Stato d’Eccitazione Permanente.

Pavimenti Sansone

Una costellazione di Design Lab

E, qualora non ve ne foste ancora accorti, è proprio quello che accade da qualche tempo in Terra di Sicilia, dove da più di un decennio a questa parte è tutto un fiorire di costellazioni di Design Lab, una moltitudine che ora diviene enorme consistenza, mostrandosi attraverso un modus operandi che è episodio di crescita visibile e, in qualche misura, rappresentazione di un’operazione culturale, innegabile, ineffabile, irreversibile. Una storia, quella dei Design Lab siciliani, cominciata con i primi rudimentali approcci di avvicinamento e di affabulazione, da parte dei designer, nei confronti di imprenditori che, una volta messi al corrente della avvincente possibilità di poter insediare nella loro azienda uno strumento perpetuo di elaborazione di proposte, di produzione, di sperimentazione ed innovazione, snello, non vincolante e per di più a costo zero, ha reso oggigiorno tale processo questione rappresentativa che rafforza e consolida la vicenda valoriale delle produzioni siciliane e certamente afferisce alla matrice identitaria di tutto un territorio.

Oraltempo di Vincenzo Castellana per Dallegno

Quei sabato mattina in azienda

Una storia, ricordo, cominciata con i primi appuntamenti il sabato mattina: l’azienda presentava il proprio know-how tecnologico, illustrava le traiettorie d’elezione del proprio core business e metteva in luce le proprie esigenze, le richieste da rivolgere alla folta schiera di designer intervenuti, tra un bicchiere di Nerello Mascalese ed una Cascatella di Agira. Ci si congedava poi con somma soddisfazione, carichi d’immenso entusiasmo per poter affrontare  la questione di progetto, dandosi appuntamento nelle settimane a seguire.

Qui le aziende hanno capito che devono affidarsi ai designer che sono in grado di esprimere una visione

Una storia, a ben dire, cominciata e mai interrotta. Somma di episodi, che nel tempo hanno generato un fenomeno d’interesse che ha valicato con grande immediatezza i confini nazionali e transnazionali, attraverso la spiazzante messa in visione delle produzioni create ed immesse nei mercati del mondo, ed ancora, per la unicità dei temi affrontati nei numerosi workshop che hanno spesso preceduto le fasi dell’insediamento vero e proprio in azienda. Tali episodi hanno attirato l’interesse della critica di settore e delle personalità più rappresentative che operano nel settore del Design, a livello internazionale. Sono stati creati e messi in atto nuovi approcci di metodo, sono state generate nuove modalità d’esercizio della questione di progetto, in relazione alle vicende produttive, in ragione del fatto che non si possano sviluppare traiettorie d’impegno di economie considerevoli da parte di un’azienda, senza prima dover ascoltare l’esercizio della Visione del designer.

Tabuli, Vincenzo Castellana per Dallegno

Le realtà aggregate e l’importanza dell’identità territoriale

Oggi i designer, nelle aziende siciliane, partecipano attivamente con i quadri dirigenziali alla definizione delle traiettorie di sviluppo legate alla produzione, dunque alla determinazione delle risorse da dover impegnare nei mesi a venire in tali direzioni. Ed è quello che gli avventori entusiasti della Milan Design Week 2018 hanno avuto modo di poter vedere, in numerose location. Alcune aggregate, con manifesto programmatico e piglio consapevole, sotto la bandiera Designland Sicilia. Stato d’eccitazione permanente, che ha accolto la comunità dei visitatori in un Confidential Talk all’Isola Design District presso la Stecca 3.0. Ma bisogna dire che alcuni di questi individui sono creature preziose del design, come Andrea Branciforte, ceo dell’azienda per le produzioni ceramiche Improntabarre che con ForMe Moak ha presentato la collezione Legami; come Vincenzo Castellana e le sue strepitose creazioni piene di vita e di modalità perpetue di relazione, di inneschi benefici e vitali, con l’allestimento  Desine dell’azienda Dallegno di Grammichele, di cui è art director. E questo solo per citarne alcuni e far torto ad altri, e recuperare dopo con altri scritti, altre parole.

Moon Table, Alessio Jim Della Valle e Domenico Repetto

Il tempo: vero lusso contemporaneo

Insomma, tanta roba, e tante sorprendenti, nuove traiettorie di senso, messe in luce con grande professionalità, con modalità d’interazione universali, attraverso proposte che parlano tutte, a mio avviso, della possibilità, unica ed introvabile, nel panorama delle produzioni mondiali, di poter avere a che fare con oggetti, elementi e servizi, che non sono altro che estensioni del , e che ci inducono in maniera benevola ed accogliente, ancora una volta, a poter frequentare la dimensione meravigliosa del vero lusso contemporaneo, quella di poter avere tutto il tempo di cui si può disporre e dedicarlo in primis a noi stessi. Un denominatore comune che mi rende felice, che ci rende felici, avere a che fare con elementi che ci suggeriscono, sottovoce, che per poter avere del tempo a nostra disposizione, non dobbiamo far altro che imparare a perderlo. Ma potrei dire, trascorsi ormai quindici anni di assoluto fermento, che forse in questa storia non è importante la misura spaziale, o temporale, degli eventi, ma sono altresì importanti gli incontri, il nascere di nuovi sistemi di relazione, l’offuscarsi di pratiche ritenute oramai inefficaci ed obsolete, i mutamenti prodotti nella nostra vita reale di ogni giorno. Insomma, il percorso, pezzo per pezzo, esperienza dopo esperienza, tentazione dopo tentazione.