Silvana Angeletti: quante trappole dalla tecnologia, il fattore umano vince sempre | CieloTerraDesign
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Paolo Casicci

16 gennaio 2019

Silvana Angeletti: quante trappole dalla tecnologia, il fattore umano vince sempre

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Parla uno dei tre protagonisti del prossimo Design Match: “Quel che non funziona su carta non va bene neanche se diventa un render”

Design universale: per la casa e la persona, sempre con un occhio alla tecnologia e un altro al fattore umano. Silvana Angeletti è uno dei tre contendenti del prossimo Design Match, il ciclo di incontri ideato e a cura di ADI Lazio, Cieloterradesign e Studio Algoritmo in collaborazione con The Yellow.

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Kor, la ruota di scorta “falso d’autore” Ikea di Angeletti Ruzza Design

Il match di sabato 19 gennaio, ospitato dal Palazzo delle Esposizioni di Roma e che vedrà scontrarsi Angeletti con un altro product designer, Antonio Aricò, e il managing partner di Gellify Marcello Coppa, esplora il bivio davanti al quale ogni giorno si trova chiunque – e non soltanto i creativi – viva in una società hi-tech e iper connessa come la nostra: analogico o digitale? Ovvero: a quanta tecnologia è possibile rinunciare pur restando al passo con i tempi? E, viceversa, che cosa e quanto perde  chi sceglie per ragioni di sviluppo e business di spingere sul pedale degli algoritmi?

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Tavolo Twitty di Angeletti Ruzza Design per Daa

Silvana Angeletti dice di sentirsi più vicina alle ragioni dell’analogico, anche se l’innovazione è sempre stata al centro della sua ricerca progettuale, condotta dal 1994 al fianco del compagno Daniele Ruzza con il quale ha fondato a Rieti – dove vive – lo studio Angeletti Ruzza Design. Uno studio che ha firmato prodotti per l’abitare e la persona di marchi come Teuco, Poltrona Frau, Oluce, Da a.

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Lys per Oluce

Qual è il gesto/comportamento digitale a cui non puoi rinunciare?

“Scattare foto veloci, senza preoccuparmi dell’inquadratura o della luce, foto rubate che fermano un attimo dove ho visto bellezza. Le tengo tutte sul telefono, non le scarico, mi piace riguardale di tanto in tanto, sono la mia memoria”.

Come la tecnologia ha cambiato il tuo lavoro?

“Lo ha cambiato profondamente dal punto di vista pratico. Io appartengo alla generazione che faceva i render con l’aerografo, i disegni tecnici su carta lucida al tecnigrafo e soprattutto facevamo tanti modelli con le mani. Non esisteva Skype né la posta elettronica, spesso spedivamo i disegni per posta e i pacchi non erano rintracciabili. Avevamo margini di manovra temporali che oggi non esistono: potevamo dire ‘non avete ancora ricevuto il disegno, è colpa delle Poste…’ e magari stavamo ancora ultimandolo… Oggi siamo sotto assedio. La tecnologia porta con sé la velocità. È uno strumento formidabile, efficace, pratico, ma posso affermare con sicurezza che ciò che non funziona su uno schizzo non funziona nemmeno dopo essere diventato un bellissimo render. Le grandi possibilità offerte dalla tecnologia possono risultare una trappola. Conta il pensiero, quello che abbiamo da dire, più di tutto. Contano le proporzioni che su uno schermo sono completamente falsate. Riassumendo la tecnologia è uno strumento formidabile se è al servizio del pensiero e dell’intuizione umana”.

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401 È Amatrice, per la profumeria Serafini

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401 È Amatrice, il profumo

Hai mai pensato che un giorno il tuo lavoro potrebbe essere inutile, non richiesto più da nessuno, sostituito da un robot?

“È una domanda insidiosa. Difficile rispondere sinceramente. Ho visto troppi film di fantascienza… Comunque scelgo questa via: la conoscenza, così come viene intesa oggi a scuola, non avrà senso in futuro secondo me, perché avremo tutte le facilitazioni possibili con chip sottopelle o altro che ci diranno tutto quello che c’è da sapere in tempo reale. Ma l’intuizione, quella speciale capacità dell’uomo di sentire e vedere oltre la razionalità, quella è e rimarrà un’esclusiva dell’uomo. L’intuizione, il sentire sensibile sono le qualità sulle quali dovrebbe puntare il design e quelle non cambieranno”.

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Peggy per My

Il progetto cui sei più affezionata?

401 è Amatrice, perché è un progetto potente e coraggioso che mi ha insegnato tanto e da un certo punto di vista mi ha liberato da vecchi schemi di pensiero e condizionamenti”.

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Hippy per Da a

In che cosa vorresti tornare indietro di anni, nel tuo lavoro?

“Solo nel fatto che c’era una fiducia diffusa nel domani che oggi non esiste più. Ma d’altro canto la fragilità che viviamo oggi darà vita a qualcosa di buono prima o poi. Sta già avvenendo. I segnali ci sono tutti”.

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Silvana Angeletti e Daniele Ruzza

In che cosa vorresti essere più avanti di anni, nel tuo lavoro?

“Io ho una visione positiva della vita, credo che in futuro ci sarà sempre più spazio per parole come spiritualità, etica, verità. Conoscenze antiche che sono state spazzate via torneranno con forza e ciò che oggi viene considerato folle o per pochi pazzi sognatori e ricercatori rappresenterà la via della normalità”.

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