Snøhetta e gli altri, quando l'architettura è un trampolino sulla meraviglia - CTD
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Cecilia Anselmi

25 luglio 2019

Snøhetta e gli altri, quando l’architettura è un trampolino sulla meraviglia

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I progetti più spettacolari degli ultimi anni che sfumano nel landscape design e rileggono l’ambiente. Per rispettarlo e esaltarlo

L’esempio più recente è Perspektivenweg di Snøhetta, le dieci strutture per ammirare come sospesi nel vuoto il panorama mozzafiato delle Alpi austriache, ma i progetti che negli ultimi anni testimoniano un nuovo approccio sostenibile alla trasformazione del paesaggio – per ammirarlo, per goderne – sono davvero numerosi e in aumento.

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Snøhetta, Perspektivenweg

Ricostruire per far rivivere è una modalità che non appartiene solo all’architettura e all’urbanistica, ma con il landscape design da circa vent’anni riguarda sempre più i processi di trasformazione virtuosa dei territori, in una gamma di scale di approccio e contesti in tutto il mondo che definiscono continue strategie e offrono un ricco e necessario campo di indagine progettuale dove i confini tra architettura e paesaggio sfumano.

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Intervenire in un contesto già dato dalla dominante naturalistica o urbana di un certo pregio significa confrontarsi con una preesistenza di paesaggi, orografie, colori, odori, vegetazioni, edificazioni: un patrimonio che va interpretato e rispettato. I migliori tra i progetti più recenti muovono da modalità discrete d’intervento messe in sintonia, come quando si interviene in una conversazione già iniziata senza interrompere il discorso, sull’esempio dell’opera del grande paesaggista francese Michel Corajoud, oppure in contrapposizione per una volontaria interferenza semantica con ciò che è già dato.

Considerare con attenzione il contesto significa, in ogni caso, attribuire valore e senso alla sua nozione, non solo in presenza di testimonianze fisiche naturali o artificiali significative, ma anche nel saper cogliere le relazioni articolate tra i differenti ambiti che agiscono in esso.

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Perspektivenweg di Snøhetta

In modo certamente diverso, anche l’ibrido ricercato tra artefatto e ambiente naturale con l’innesto di elementi nuovi, lineari, infrastrutturali o architettonici, leggeri e di basso impatto, può essere proprio di modalità progettuali fortemente espressive che vengono a costituire anche in questo caso il palinsesto multiforme di paesaggi collage in continua trasformazione. Luoghi bellissimi ma altrimenti considerati ostili o meno raggiungibili diventano più facilmente percorribili e osservabili.

Come nel caso di Perspektivenweg, il progetto di Snøhetta che adatta le strutture tecniche esistenti delle barriere da valanga della Nordkette (la catena montuosa più a sud del Karwendel, nelle Alpi austriache settentrionali), realizzate con lo stesso acciaio esposto alle intemperie.

Le funicolari Hungerburg e Nordkette portano i visitatori direttamente dal centro della città di Innsbruck alla stazione della funivia Seegrube a 1.905 metri sul livello del mare, dove il Sentiero delle Prospettive si sviluppa in un ambiente alpino mozzafiato.

Usando piccoli nuovi elementi introdotti dal design del progetto, Snøhetta mette in risalto i dettagli sorprendenti di una scena unica. Il percorso in salita sembra crescere nei punti di piegatura fuori dal terreno, proiettandosi elegantemente sul bordo del paesaggio e sottolineando le variazioni topografiche. In piedi sulla piattaforma del belvedere, i visitatori possono godere direttamente sospesi nel vuoto di una vista ininterrotta sulla valle dell’Inn, mentre la grata metallica sotto i piedi dà un senso di eccezionale galleggiamento in aria.

Un balcone a sbalzo consente agli escursionisti di potersi affacciare sul paesaggio circostante, come altrimenti non sarebbe mai possibile, e ammirare le suggestive vette di Langer Sattel e Frau Hitt. Ognuno dei dieci elementi che rendono fruibile questo percorso è modellato in acciaio Corten: la scelta del materiale è ispirata al contesto e agli interventi precedenti.

Come in questo, anche in altri progetti è significativo l’uso di punti di osservazione panoramici, cui si arriva attraverso passerelle e rampe sospese che sfruttano il dislivello del declivio orografico per l’appoggio delle strutture. La forma e il colore dei sistemi di risalita in materiali scelti a contrasto o in assonanza con l’elemento naturale, vegetale o minerale e lapideo, viene decisa per sottolineare, distinguersi o mimetizzarsi con il contesto.

Anche la Camp Adventure’s Tower nella storica foresta di Gisselfeld Klosters in Danimarca costituisce un’esperienza unica da vivere nella natura. Strutturalmente si tratta di una rampa a spirale interna alta 45 metri e con uno sviluppo in lunghezza di 650.

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Camp Adventure di EFFEKT, Danimarca

Questa infrastruttura verticale serve solo come podio, ad altimetrie variabili, funzionale al godere del paesaggio circostante. E’ una vera e propria architettura che si libra nell’aria con un’imponente ossatura strutturale reticolare, ma che non ha altre destinazioni d’uso e si trova al termine di un lungo percorso che attraversa un bosco glaciale caratterizzato da colline ondulate, ruscelli effimeri, laghi, zone umide e prati.

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Anche questa promenade di attraversamento del bosco si sviluppa su una passerella sopraelevata, un’infrastruttura lineare pedonale lunga 900 metri. Per raggiungere l’obiettivo di integrarsi in modo sottile con il contesto naturale circostante, la torre è stata costruita in acciaio resistente alle intemperie e in legno di quercia di provenienza locale.

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La torre panoramica è una rampa ma anche un elemento scultoreo che rende il viaggio verso l’alto un’esperienza unica e offre accesso, in assenza di barriere architettoniche, a tutti i visitatori. La piattaforma superiore della torre si trova a 140 metri sul livello del mare ed è il punto più alto di tutta la zona.

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Con il bel tempo, c’è una vista libera a cinquanta chilometri da Copenhagen e Malmö a nord e dall’impervio paesaggio del maniero della Southern Zealand a sud est. Proprio anche di questo progetto è un approccio che mette in campo nuovi materiali da plasmare, colorare, tagliare, forare, adattare a un ruolo attivo organico-artificiale, generatore di nuove geometrie come di nuove relazioni, arrivando a nuovi usi e ribaltamenti di significati da attribuire alle nozioni di artefatto ed elemento naturale.

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Tramite il riuso di alcuni elementi appartenenti a determinati contesti può inoltre essere incentivata una relazione con il paesaggio urbano, periurbano o naturale che viene chiamata in causa ipotizzando la valorizzazione di sistemi per mezzo dell’innesto di nuove funzioni che si fondano anche con la scena naturale. Questa da sfondo passivo, spazio indefinito, può essere trasformata in elemento attivo venendo in alcuni casi a costituire di fatto un ensemble strutturale dall’ampio potenziale di appoggio, innesto per eventuali ulteriori strutture secondarie.

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I progetti migliori in cui sfumano i confini tra architettura e paesaggio sono in grado di evocare importanti opere di land art come il Roden Crater, architettura/osservatorio nel deserto dell’Arizona a cui James Turrell lavora da più di trent’anni e che egli stesso ha definito “monumento alla percezione”. Oppure al Giardino di Francia dipinto da Max Ernst nel 1962, ma anche alle grandi sculture ambientali di Richard Long, Richard Serra e Robert Smithson.

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Roden Crater di James Turrell, in Arizona

Roden Craten di James Turrell

Il superamento delle antinomie forzate arte/ambiente e artificiale/naturale costringe a riscoprire il fondamento, la geologia, la sedimentazione come elementi che ancorano il segno a una dimensione ontologica profonda e contemporaneamente lo estendono alla dimensione geografica.

Richard Serra, 7, sculture al parco del Museo di Arte islamica a Doha

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Richard Serra, Te Tuhirangi Contour for Gibbs Farm, Nuova Zelanda

Chi non vorrebbe fare un giro all’interno di queste installazioni, o arrampicarsi sulle verticalità delle sculture di Serra o Kenneth Snelson per avere l’illusione di arrivare a toccare il cielo con un dito e rimanere per un po’ in contemplazione del vuoto circostante in una condizione di sospensione ed estraniamento dal caos urbano conosciuto? Punti di osservazione speciali, che rendono possibile apparenti assurdità, come abitare il cielo.

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Full Moon Circle di Richard Long, Houghton Hall

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RIchard Long, Long Crosso

Vere e proprie installazioni/sculture attraversabili sono anche la torre osservatorio nel parco del museo di Poissy Galore in Francia firmata da AWP + HHF e la 10Cal Tower di Supermachine Studio in Thailandia. Due micro architetture concepite, rispetto ai primi progetti illustrati, come “macchine per la percezione” che con linguaggi diversi cercano la distinzione piuttosto che la mimesi dal contesto circostante emergendo da esso come periscopi puntati con una certa presenza scenica sul paesaggio circostante.

Poissy Galore museum and observatory / AWP + HHF, France

La torre osservatorio, diafana e bianca con struttura in acciaio e legno, emerge con eleganza dalla bassa macchia di vegetazione del parco in cui si trova e fa parte di una serie di edifici e padiglioni, progettati da AWP + HHF, che costituiscono le attrezzature del nuovo grande parco pubblico (ad opera dei paesaggisti Agence TER ) di 113 ettari lungo la Senna, a Carrière-Sous-Poissy, la stazione finale della linea A della metropolitana, vicino alla rinomata Villa Savoye di Le Corbusier.

Poissy Galore museum and observatory / AWP + HHF, France

Il sito del progetto che si trova lungo una sponda della Senna è eccezionale. La presenza di chiatte, capanne da pesca e case galleggianti, che fino a oggi hanno abitato il luogo, è stata un’importante fonte di ispirazione per il progetto. Infatti il design di tutti gli interventi è frutto di un processo di ibridazione tra due modelli di habitat esistenti: la chiatta galleggiante e l’archetipica casa suburbana.

Poissy Galore Museum and Observatory / AWP + HHF, France

Il progetto non può non ricordare Sky Is The Limit, installazione temporanea che l’architetto francese Didier Fiuza Faustino ha realizzato in Corea del Sud nel 2011. Messa in opera di un prototipo estremo di spazio domestico “proiettato in uno stato di assenza di gravità sopra l’orizzonte travagliato” a venti metri dal suolo, l’abitacolo in cima alla torre ospitava in realtà una sala da tè, ed era pensato come spazio di isolamento e contemplazione.

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Sky is the limit, Didier Fiuza Faustino, Sud Corea

Il corpo dell’edificio svetta verso il cielo anche in questo caso con il suo scheletro strutturale in acciaio leggero e diafano. Una struttura reticolare sottile, in apparenza fragile, ma in perfetto equilibrio statico e formale per levitare dinanzi al vuoto incontenibile cui si opponeva.

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Molto diverso Il progetto della 10Cal Tower di Supermachine Studio realizzato per celebrare il 100° anniversario dell’azienda Siam Cement Group (SCG), il più grande produttore di materiali da costruzione in Thailandia. Una vera e propria scultura urbana parte di un sistema di spazi pubblici aperto su un paesaggio marino. Il sito scelto è un parco pubblico balneare costruito molti anni fa a Bangsaen, una città costiera a 100 chilometri a est di Bangkok.

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10Cal Tower di Supermachine Studio, in Thailandia

L’idea del progetto reinventa il tema del tipico elemento di arredo urbano che si trova nelle aree gioco per bambini in una nuova chiave espressiva ma anche funzionale. Materia, forma e colore assertivi, volumi massivi, geometrie scomposte e cubiste sono gli etimi che caratterizzano un oggetto scultura dalla forte identità espressiva, fatto anche in questo caso per essere percorso e attraversato.

Una sorta di labirinto tridimensionale escheriano di cemento rosso, dove bambini e genitori possono rincorrersi e perdersi, dando un destino a punti panoramici della baia in diverse direzioni. La struttura offre alcune decine di combinazioni di percorsi. Giocare a nascondino nel labirinto diventa dunque anche un’attività che consente ai genitori di trascorrere del tempo in maniera attiva con i propri figli. La torre prende infatti il nome dall’energia che si consumerà per risalire la struttura. Camminare con velocità normale dal basso verso l’alto della torre fa consumare infatti 10 calorie.

 

Essendo posizionata lungo il filare degli alberi del parco pubblico esistente, questa scultura/scala dal volume poroso e scomposto è un podio di osservazione multifocale affacciata sulle attività sportive che si svolgono nel parco e sul mare. La sua forma consente alle piante esistenti e di nuova collocazione di penetrare all’interno dei propri vuoti. La struttura architettonica è pensata per fondersi nel corso del tempo con le masse arboree che vi cresceranno all’interno, attuando quella giusta mistura non solo percettiva tra io e altro da sé nella contemplazione del paesaggio permessa da questo dispositivo, ma anche la tanto auspicata fusione tra elementi manufatti artificiali ed elementi naturali, nel superamento di opposizioni che, come in questo caso efficacemente dimostrato, non sempre hanno senso di esistere.